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Per dare vera solidità alla previdenza riforme e fine dei privilegi

di Gianfranco Fabi

2' di lettura

Gentile Fabi, nella sua risposta del 15 agosto sul tema del ricalcolo contributivo delle pensioni in essere, lei rileva due difficoltà: l’eventualità che il ricalcolo per le sole pensioni più corpose porti addirittura a un loro aumento; l’indisponibilità dei dati sui contributi versati per le pensioni più anziane. Sul primo punto, sono d’accordo, ma solo per coloro che i contributi li hanno pagati. Purtroppo, vi sono molti pensionati d’oro che hanno beneficiato di: contributi figurativi, ad es. un anno regalato ogni tre o quattro di servizio effettivo (forze armate, dipendenti di Camera e Senato, ecc.) o periodi lavorati in nero (legge Mosca per i dipendenti di partiti e sindacati); di retribuzioni, e quindi contributi, artificiosamente alti negli ultimi mesi di lavoro (legge Treu per i sindacalisti), al solo scopo di calcolare in misura abnorme la pensione sulla base esclusivamente dei suddetti ultimi mesi di lavoro; di baby pensioni, ecc. Sul secondo punto, considerato che le pensioni più anziane sono anche quelle più falcidiate dall’inflazione dei decenni trascorsi, si potrebbe estendere, senza fare loro un regalo eccessivo, i contributi pagati negli anni in cui tali dati sono disponibili agli anni effettivi di lavoro precedenti - ma non ai periodi figurativi: mal che vada (o ben che vada per il pensionato!), la pensione resterebbe tutt’al più inalterata. Non crede che sia ora di metter fine a queste iniquità? Il sistema prima o poi crollerà, se non si interverrà.

Giuseppe Mastropietro

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Gentile Mastropietro,

la sua, così come altre lettere che ho ricevuto più o meno con lo stesso tono, mettono in risalto (giustamente) come nel sistema pensionistico esistano aree di veri e propri ingiustificati privilegi e sottolineano che bisogna bloccare questi privilegi più che attuare nuovi interventi come l’aumento dell’età pensionabile. Mi permetto tuttavia di osservare che attuare le riforme necessarie per riconoscere a ogni lavoratore gli stessi diritti è sicuramente doveroso. Ma pensare che attraverso questi interventi si possa risolvere il problema strutturale della previdenza è semplicemente un’illusione. È necessario abolire i privilegi per una visione di equità sociale, ma da un profilo della sostenibilità finanziaria appaiono ugualmente indispensabili le misure previste dalle ultime riforme, compreso l’innalzamento dell’età pensionabile sulla base dell’aumento dell’aspettativa di vita. Come ha sottolineato, nella sua intervista al Sole 24 Ore del 16 luglio il presidente dell’Inps Tito Boeri, il meccanismo di adeguamento automatico dell’età di pensionamento è indispensabile per dare stabilità al sistema soprattutto nella prospettiva dei prossimi anni in cui andranno in pensione le classi di età del baby boom, numericamente rilevanti. Equità e sostenibilità devono quindi marciare di pari passo.

Anche perché i risparmi, doverosi, che si possono ottenere intervenendo sulle pensioni “privilegiate”, sarebbero comunque solo una piccola parte di quanto è necessario al sistema pensionistico per mantenersi in equilibrio con i cambiamenti del mondo del lavoro, della demografia e della realtà sociale.

gianfranco.fabi@ilsole24ore.com

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