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Per Davines packaging a impatto zero e tutela della biodiversità

di Marika Gervasio

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2' di lettura

Il 100% del fatturato (127 milioni di euro nel 2017) è generato da prodotti con packaging a Co2 compensata dall’utilizzo di energia da fonti rinnovabili e mediante progetti di riforestazione e tutela di aree boschive in diverse aree del mondo. Davines - azienda di cosmetica italiana attiva nel settore professionale dell’haircare e della cura della pelle con i marchi Davines e Comfort Zone - continua a investire nella sostenibilità.

E, dopo aver conseguito la certificazione B Corp nel 2016, l’azienda ha avviato una serie di iniziative per promuovere la tutela dell’acqua. L’anno scorso, in collaborazione con i propri saloni, ha realizzato una campagna grazie alla quale sono stati raccolti circa 34mila euro a sostegno del progetto Tartalove di Legambiente, a tutela delle tartarughe marine. È stata, inoltre, data ai propri dipendenti la possibilità di prendere parte a due giornate volontariato, organizzate proprio da Davines, dedicate alla pulizia di spiagge e corsi d’acqua.

Ancora, con la linea Essential Haircare si tutela la biodiversità, utilizzando varietà vegetali a rischio di estinzione di cui non si butta via nulla. Ad esempio per Momo, viene estratto l’attivo dalla polpa del melone, ma i suoi semi vengono rispediti in Sicilia così che possano essere ripiantati nel loro presidio Slow Food Italia e creare nuova vita.

Fiore all’occhiello dell’impegno legato alla sostenibilità è il Davines Village, la nuova sede aziendale green – l’80% del complesso, realizzato su una superficie totale di 77mila metri quadrati, è occupato da aree verdi - inaugurata lo scorso settembre. La struttura è stata concepita per ridurre al minimo l’uso di illuminazione artificiale, è stata arricchita da impianti fotovoltaici, solare termico, geotermico ed è dotata di sistemi di comunicazione e controllo che monitorano i consumi energetici di ogni ambiente.

Sostenibili anche le tecniche costruttive: è stato privilegiato l’impiego di materiali naturali, come vetro e legno, ed è stato utilizzato un cemento che imita il processo della fotosintesi. Si chiama TX ed è in grado di trattenere le polveri sottili e quindi scomporle, annullandone l’impatto negativo. Inoltre l’impiego di nuovi impianti altamente innovativi consente processi più efficaci nell’impiego delle risorse e meno impattanti sull’ambiente. I rifiuti organici della cucina del ristorante servono per concimare il giardino, ma non con il classico compostaggio: un impianto li disidrata rendendoli riutilizzabili per il nutrimento del verde.

Un altro fronte che vede l’impegno dell’azienda è la diminuzione della quota di plastica vergine utilizzata. A partire dal 2017 ha iniziato ad adottare plastica bio-based o riciclata per i packaging dei propri prodotti.

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