lettera al risparmiatore

Per DiaSorin strategica la partnership con Qiagen La spinta dei test sul Dna

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Sfruttare, e dare concreta attuazione, all’intesa con l’olandese Qiagen. Anche per spingere l’immunodiagnostica. Poi: accelerare nel settore della diagnostica molecolare. Sono tra le priorità del Gruppo DiaSorin a sostegno della propria attività.

La società, a ben vedere, di recente ha pubblicato i dati sul primo trimestre del 2018. Il quarter è stato contraddistinto da fatturato e profitti in rialzo. I ricavi hanno raggiunto i 164,5 milioni (+4,4% reported e +11,2% a tassi di cambio costanti). Il Mol e l’Ebit, dal canto loro, sono aumentati a cambi correnti rispettivamente dell’1,3% (+9,3% a cambi costanti) e dell’1,5%. In un simile contesto di crescita c’è tuttavia da rilevare il calo della marginalità. L’Ebitda margin, il rapporto del Mol sui ricavi in percentuale, è arrivato al 38,5% mentre nello stesso periodo del 2017 l’indicatore era stato del 39,7%. Una contrazione che fa storcere il naso al risparmiatore. La società, di cui il Sole24ore ha contattato i vertici, non condivide la preoccupazione. Dapprima, viene sottolineato, alcuni costi imputabili al primo trimestre del 2017 sono stati contabilmente posticipati ai quarter successivi. Cioè: un evento non ricorrente, viene spiegato, di fatto rende non omogeneo e poco significativo il confronto. Inoltre, aggiunge sempre il gruppo, nel primo trimestre del 2018 sono stati spesati importanti investimenti finalizzati allo sviluppo dei prodotti. Ebbene, questi inizieranno a dare il loro contributo economico a partire dalla seconda metà del 2018. Quindi, conclude DiaSorin, da un lato la dinamica dell’Ebitda margin non è un problema; dall’altro, la guideline per fine esercizio viene confermata. Vale a dire: i ricavi, a cambi costanti, sono previsti in rialzo di circa l’11%; mentre l’Ebitda, sempre a valute costanti, dovrebbe aumentare intorno al 13 per cento.

Ma non c’è solo l’andamento del conto economico. Il risparmiatore è interessato alle strategie di crescita della multinazionale tascabile. Un focus, per l’appunto, è la concretizzazione dell’intesa con Qiagen. Quest’ultima ha sviluppato un nuovo test per individuare la tubercolosi latente. Cioè: la presenza della malattia in soggetti portatori sani. Si tratta, purtroppo, di un virus che ancora oggi provoca intorno a 1,5 milioni di decessi l’anno. Dal che si comprende il perché dell’interesse per ogni soluzione che possa servire a limitarne la diffusione. Orbene Qiagen, per l’appunto, ha definito un nuovo sistema per la sua diagnosi: il QuantiFERON-Tb. Sennonché laboratori ed ospedali, per quanto il test sia tecnicamente utilizzabile con piattaforme manuali, preferiscono gestirlo in maniera completamente automatizzata. Di qui l’intesa con DiaSorin per la lettura del test medesimo sulla sua “famiglia” di piattaforme denominate Liason.

I TRIMESTRI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

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STORIA DI RICAVI ED EBITA

Dati in milioni di euro

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Si tratta di un’intesa, viene sottolineato dagli esperti, rilevante per entrambe le parti. Qiagen potrà spingere ulteriormente sulle vendite del QuantiFERON-Tb. La società italiana, dal canto suo, non solo avrà l’opportunità di sfruttare il test per aumentare il suo business. Ma sarà anche in grado di accedere alla base di clienti di Qiagen. Cui evidentemente proporrà, in un’ottica di cross selling, le sue soluzioni.

Già, soluzioni. Ma a quando il lancio del test “leggibile” con la piattaforma di DiaSorin? In europa, risponde la società, la previsione è per il terzo trimestre del 2018. Negli Stati Uniti si dovrebbe andare all’anno successivo. In Cina, infine, l’abbinata QuantiFeron-Tb e Liason Xl è attesa nel 2020. Ciò detto quali i benefici economici per DiaSorin? Il gruppo di Salluggia (Vercelli) rispetto a questo tema ribadisce che si tratta di una partnership essenziale per il suo sviluppo ma non offre indicazioni economico-finanziarie. In tal senso può solamente riprendersi il dato del primo trimestre di Qiagen che, nel suo comunicato stampa, afferma che i ricavi del test siano cresciuti a doppia cifra.

Ma non è solamente l’immunodiagnostica nella tubercolosi latente. Tra le priorità, oltre a quella di ampliare il portafoglio dei test sul Dna, c’è l’articolazione geografica del business molecolare stesso. In che modo? Anche, e soprattutto, con il cross-selling. In Europa, ad esempio, DiaSorin è presente nella immunodiagnostica post-trapianti. L’obiettivo è aggiungere un pannello di test che, attraverso la diagnostica sul Dna, possano velocemente individuare eventuali patologie legate al calo del sistema immunitario connesso al trapianto stesso.

Insomma, le strategie finalizzate alla crescita sono diverse. Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Proprio analizzando i dati del primo trimestre, risulta evidente l’importanza di una variabile esogena: i tassi di cambio. In particolare l’euro-dollaro che, nel confronto tra i due primi quarter del 2017 e 2018, ha “remato” contro l’azienda. Il che può costituire un problema. La società smorza la preoccupazione. Diasorin, in primis, sottolinea che l’effetto-valuta riguarda essenzialmente la ridenominazione contabile del fatturato in euro. Una dinamica che ha implicato circa 11 milioni di ricavi in meno. Il valore però, grazie ai costi denominati in dollari, a livello di Mol è di fatto dimezzato. Quindi, dice DiaSorin, l’effetto-valute è limitato. Oltre a ciò, afferma sempre la società, la traiettoria dell’euro-dollaro è in rialzo. Nella seconda parte dell’anno, cioè, il confronto con il 2017 dovrebbe essere meno severo. In conclusione DiaSorin dice di non essere preoccupata dalla variabile in oggetto.

Fin qui alcune considerazioni rispetto all’intesa con Qiagen, il molecolare e la variabile valutaria. Quali però, più in generale, le mosse nell’immunodiagnostica? Su questo fronte un focus, per l’appunto, è l’innovazione di prodotto. Così può ricordarsi che, nel 2017, DiaSorin ha ottenuto il via libera per il test sierologico delle infezioni causate dal virus Zyka. Ora, tra le altre cose, punta anche sullo sviluppo di test per rilevare la setticemia. Inoltre, altra priorità è la leva della differenziazione tecnologica. Un esempio? Il Liason Xs. Si tratta, a ben vedere, di una piattaforma più piccola rispetto a quelle già realizzate dal gruppo. Un prodotto che potrà intercettare la domanda di centri diagnostici di minori dimensioni. Così, in Cina, nel radar di DiaSorin ci sono i piccoli poliambulatori delle zone rurali. Ma a partire dal 2020. In Europa il lancio del nuovo macchinario è atteso a fine dell’esercizio in corso. Il prossimo anno, invece, dovrebbe riguardare gli Stati Uniti. Qui l’intenzione è puntare sul settore dei poliambulatori dei medici consorziati che offrono anche test diagnostici.

Sennonché, proprio rispetto all’America, può esprimersi un dubbio. Certo: grazie alla nuova politica fiscale di Donald Trump,la redditività del business Usa di DiaSorin ha un beneficio. Ciò detto, però, la riforma della precedente amministrazione, volta a calmierare i prezzi nel comparto, può impattare sui programmi di crescita dell’attività di aziende come DiaSorin. Un problema? La società risponde negativamente ed invita ad un’analisi più approfondita. In primo luogo, dice il gruppo, solamente il 10% degli americani è coinvolto in Medicare o Medicaid, cioè i programmi di assistenza in cui sono previste le modifiche dei prezzi. Quindi, in generale, la percentuale è già di per sé limitata. Oltre a ciò, sottolinea sempre l’azienda, i suoi prodotti sono comunque marginalmente coinvolti dalle modifiche. A ben vedere, viene spiegato, il solo test direttamente coinvolto è la cosiddetta Vitamina D. Ma questa, a causa della nota concorrenza in passato, è già arrivata a livelli di iperscontato. Quindi, conclude DiaSorin, non si vedono particolari problematiche sulla tematica in oggetto.

C’è infine un altro tema che interessa l’investitore: la crescita per linee esterne. Su questo fronte, nel 2017, può ricordarsi lo shopping da Siemens Healtcare del portafoglio di immunodiagnostica Elisa e le relative attività materiali e immateriali. Un’operazione che, in un’area consolidata come l’Europa, è finalizzato anche e soprattutto ad acquisire market share.

Al di là della mossa descritta l’M&A prosegue? La società, sottolineando che allo stato attuale c’è nulla di concreto, risponde che, in un’ottica strettamente industriale, eventuali opportunità potranno essere colte. Sia nell’immunodiagnostica che nei test con il Dna.

RICAVI E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA

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