ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDisuguaglianze di genere

Per le donne dei Paesi poveri gli effetti della pandemia dureranno ancora a lungo

L’impatto della pandemia sulle donne dei Paesi ricchi, come l’Italia, è stato molto forte

di Floriana Cerniglia

 Una protesta dipendenti pubblici, per lo più donne musulmane, a Srinagar, Jammu and Kashmir (India)

4' di lettura

L’impatto della pandemia sulle donne dei Paesi ricchi, come l’Italia, è stato molto forte. Sono peggiorate le condizioni lavorative dato che i comparti più colpiti sono stati quelli dove si concentra la manodopera femminile: ristorazione, cultura, turismo e vendita al dettaglio. A seguito della chiusura delle scuole è aumentato il lavoro di cura.

Ma nei Paesi poveri, dove le disuguaglianze di genere sono già molto accentuate, l’impatto è stato più grave. La pandemia, anche con i suoi effetti indiretti (maggiore difficoltà di accesso al cibo, ad esempio) ha aggravato una situazione di partenza di forte fragilità.

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Agli effetti diretti e indiretti della pandemia tra le donne dei Paesi del Sud del mondo è dedicato il primo numero del 2022 della rivista «Economia Politica», una special issue dal titolo Women, Pandemics and the Global South frutto del lavoro, durato più di un anno, di attenta e accurata selezione dei migliori studi internazionali.

Di questa selezione, oltre a chi scrive, si sono occupati: Amartya Sen, Premio Nobel per l’economia; Bina Agarwal, economista dello sviluppo e vincitrice del Premio Balzan; Alberto Quadrio Curzio, Presidente Emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei; Ragupathy Venkatachalam, Direttore dell’Institute of Management Studies a Goldsmiths, University of London e Jennifer Thomson, Presidente di Owsd, l’Organizzazione delle donne scienziate del Sud del mondo.

In questi mesi, altre riviste accademiche internazionali hanno pubblicato numeri speciali sulla pandemia e le sue ricadute sulla disuguaglianza di genere, ma questi studi si sono soffermati soprattutto sugli effetti nelle economie sviluppate.

La special issue di Economia Politica si concentra su un campione di società in via di sviluppo dove la questione della parità di genere, anche prima della pandemia, si innesta con altre variabili cruciali e fattori culturali peculiari a ognuno di questi Paesi.

Ad esempio, lo status economico delle donne in questi sistemi economici non dipende esclusivamente dalla loro posizione nel mercato del lavoro (gap salariali rispetto agli uomini o accesso alle posizioni apicali), ma può dipendere anche dai “diritti”, anche con riferimento ai diritti di proprietà di cui esse possono godere, o molto spesso non godere, all’interno del nucleo familiare di queste società molto povere.

Bina Agarwal, sin dagli anni 80, è stata la pioniera in questo approccio più complesso e multidimensionale al tema della parità di genere, documentando in maniera minuziosa i legami tra i diritti di proprietà e la situazione delle donne. Un approccio che si intreccia con il tema delle capacità e libertà umane di Amartya Sen.

Da sottolineare che questo numero speciale è un unicum perché vuole essere la testimonianza che l’economia politica è una scienza sociale che non può abbracciare un solo paradigma: quello neoclassico, appunto, dove gli esiti del mercato sono solo frutto di interazioni tra individui che non agiscono all’interno di relazioni, come quelle di genere.

Questo punto di vista è bene evidenziato nel primo editoriale di apertura al numero, quello di Alberto Quadrio Curzio, che scrive: «La nostra comprensione dell’economia politica non sarebbe solo incompleta, ma sarebbe notevolmente più povera, senza una conoscenza particolareggiata sia dei danni provocati dalle barriere di genere sia dei mezzi per sconfiggere tutte queste forme di discriminazione, al fine di promuovere un reale sviluppo umano».

Una sintesi di tutto il numero è l’articolo introduttivo, scritto con Bina Agarwal e Ragupathy Venkatachalam, in cui spieghiamo che i 12 articoli selezionati raccolgono dati nuovi e presentano analisi intorno ai seguenti effetti della pandemia: i) quelli immediati, e ben noti anche nei Paesi sviluppati, sulla salute e la perdita del lavoro ii) quelli meno immediati, ma nel lungo periodo più dirompenti, come l’aumento della povertà, delle situazioni di vulnerabilità, la perdita del coniuge a seguito della pandemia e gli effetti di politiche pubbliche sbagliate anche antecedenti la pandemia.

Non si può qui dare conto di tutti i risultati. Una caratteristica comune agli articoli è che l’approccio metodologico è quello misto, sia qualitativo sia quantitativo, che diventa molto utile, crediamo, per ampliare le nostre conoscenze sulle ricadute della pandemia. Si presentano anche esempi di risposte positive alla pandemia. Ad esempio, alcuni sostegni pubblici sono stati particolarmente efficaci quando le autorità pubbliche hanno lavorato in forte sinergia con le comunità locali dove molto importante è il ruolo delle donne. Questo emerge soprattutto in India.

Come detto prima, un unicum di questo numero speciale è la questione politica più ampia che vuole portare nel dibattito pubblico: il ruolo delle donne nella scienza. Non è un caso che Amartya Sen apra il suo editoriale raccontando ai lettori che deve la sua vita a una scienziata. All’età di 18 anni gli fu diagnosticato un tumore alla gola che poté curare grazie alle prime scoperte sulla radioterapia di Marie Curie, poi due volte premio Nobel, per la fisica e per la chimica. Anche per questa ragione, Sen afferma di aver accettato l’invito di Alberto Quadrio Curzio a scrivere un articolo che trattasse anche delle donne scienziate. Amartya Sen chiude il suo editoriale ricordandoci che è anche merito di una donna afroamericana, Kizzmedkia Corbett, la scoperta del vaccino da parte del team di Moderna. E si rammarica che il ruolo cruciale delle donne scienziate nella nostra società non è ancora sufficientemente valorizzato.

In un altro articolo, Tonya Blowers, Erin Johnson e Jennifer Thomson – Presidente, Segretario Generale e Ricercatrice di Owsd – presentano i risultati di una survey condotta tra 6mila donne nelle discipline Stem. Emerge il ruolo importante e di resilienza che, anche in questa pandemia, le donne scienziate hanno saputo portare nelle società e nelle comunità in cui operano. Interconnettere la ricerca accademica con le istituzioni che promuovono il ruolo delle donne nelle società è un altro unicum, crediamo, di Economia Politica e di questa special issue in particolare.

Per concludere sottolineiamo il ruolo dell’Owsd (di cui Quadrio Curzio è un ambassador) che svolge una funzione cruciale nella promozione delle donne nella scienza nei Paesi in via di sviluppo. Si tratta di un programma Unesco che raggruppa circa 10mila scienziate del mondo in via di sviluppo e che rappresenta quindi un riferimento politico-sociale internazionale.

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