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Per il dopo Zingaretti si scalda Bonaccini, il governatore che ha arginato la Lega

Molti nel partito lo vorrebbero come sostituto di Zingaretti, lui che pare l’unico in grado di prospettare al Pd una vittoria contro il centrodestra a trazione leghista.

di Andrea Marini

L’addio di Zingaretti, nel Pd anni di liti e scissioni

3' di lettura

Dopo le dimissioni shock di Nicola Zingaretti dalla segreteria del Pd, sono piovute richieste al governatore del Lazio affinché ritorni sui suoi passi. Tuttavia non è passato inosservato il silenzio del governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Molti nel partito lo vorrebbero come sostituto di Zingaretti, lui che pare l’unico in grado di prospettare al Pd una vittoria contro il centrodestra a trazione leghista. Soprattutto dopo che a gennaio 2020 è riuscito (da solo, senza l’alleanza con il M5S) a rivincere le regionali di fronte alla marea verde che minacciava di straripare anche nell’ex Italia rossa.

Il leader pragmatico

Bonaccini è esponente di quella tradizione pragmatica (poco incline all’ideologia) emiliano-romagnola della sinistra, che ha radici fin dai tempi del Pci (nei cui ranghi Bonaccini, 54 anni, non ha fatto in tempo a militare). Nato e cresciuto a Campogalliano, in provincia di Modena, ha fatto la gavetta sia a livello amministrativo che nel partito: nel 1993 è segretario provinciale della Sinistra giovanile, l'organizzazione giovanile del PDS. Nel 1995 viene eletto segretario del PDS della città di Modena, mentre dal 1999 al 2006 ricopre il ruolo d'assessore al comune di Modena con delega ai lavori pubblici. Nel 2007 è eletto segretario provinciale della sezione modenese del neonato Partito Democratico e alle elezioni amministrative del 2009 viene eletto consigliere comunale a Modena. Nello stesso anno, dopo il successo alle primarie, diventa segretario del PD in Emilia-Romagna, quale espressione locale della “mozione Bersani”.

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L’arrivo in regione

Alle Elezioni regionali in Emilia-Romagna del 2010 viene eletto consigliere regionale. diventa uno dei più stretti consiglieri del governatore in carica Vasco Errani e piano piano si afferma come uno dei suoi più probabili successori. Dopo aver sostenuto Pier Luigi Bersani contro Matteo Renzi alle primarie per la premiership del centrosinistra in vista delle politiche 2013, diviene sostenitore però di quest'ultimo in occasione delle primarie del PD dell'anno seguente. Dopo la caduta di Renzi, si schiererà a fianco di Nicola Zingeretti, che diventerà segretario nel 2019.

Nuovo governatore

Alle elezioni regionali in Emilia-Romagna del 2014, a seguito delle dimissioni dei Errani, indagato nel processo Terremerse (da cui ne uscirà assolto), Bonaccini decide di correre alle primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato a governatore. Ma a Bonaccini la Procura della Repubblica contesta il reato di peculato nell'inchiesta “spese pazze”. Bonaccini tuttavia, ribadendo la correttezza del suo operato, chiede e ottiene di poter chiarire, in tempi ravvicinati, la sua posizione in Procura, che, dopo averlo ascoltato, chiede l'archiviazione del procedimento. Vince dunque le primarie del centrosinistra e alla tornata elettorale del successivo 23 novembre Bonaccini ottiene il 49% dei voti, sconfiggendo i candidati del centro-destra, il leghista Alan Fabbri, e del Movimento 5 Stelle Giulia Gibertoni.

Il secondo mandato

Più dura si fa la partita per il secondo mandato: la Lega alle europee del 2019 ha ottenuto il 34% e anche in Emilia Romagna il partito di Salvini ha superato il Pd. Dopo aver tentato invano di convincere il M5S ad un accordo programmatico, Bonaccini si trova da solo a fronteggiare Matteo Salvini, sceso in campo direttamente a sostegno della sua candidata Lucia Borgonzoni. Bonaccini, a sorpresa, vince con largo margine (51,4% contro il 43,6% di Borgonzoni). Da quel momento è chiaro che Bonaccini ha superato il rango di leader locale, per affacciarsi sul teatro nazionale.

Il rapporto con il M5S

Con la caduta del del governo gialloverde, nell’agosto 2019, Bonaccini è tra i primi a chiedere di valutale la possibilità di stringere un patto M5S-Pd per dar vita a un nuovo governo (da notare che il questa fase il segretario Pd Zingaretti era molto freddo di fronte all’ipotesi). Dopo la nascita del Conte 2, Bonaccini, come detto, prova a replicare l’intesa anche in Emilia Romagna, in vista delle regionali dell’anno successivo. Ma il M5S chiude la porta. Nonostante queste aperture al M5S, Bonaccini non risparmierà critiche ai grillini (soprattutto di fronte al loro rifiuto di ricorrere al Mes). Anche sull’alleanza strutturale con i grillini, propugnata da Zingaretti, Bonaccini è molto cauto: «Le alleanze non si fanno a tavolino, serve una intesa programmatica». È ora a questa frase che si aggrappa la minoranza Pd (critica verso l’intesa strutturale con il M5S), che vede in Bonaccini un possibile successore di Zingaretti.

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