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Dai mutui alle nascite: 1,5 miliardi di aiuti alle famiglie si disperdono in troppi rivoli

Dalle non autosufficienze ai caregiver, tanti strumenti frammentati e con poche risorse: mancano ancora cinque decreti attuativi e la Corte dei conti critica la poca pianificazione

di Michela Finizio


Ecco la nuova "sceriffa" della famiglia

3' di lettura

Una quindicina di fondi nazionali e quasi un miliardo e mezzo di risorse. Sono questi gli strumenti, poco noti e alcuni non ancora operativi, messi in campo nel 2019 per sostenere politiche mirate a favore delle famiglie italiane. Tutti recentemente potenziati nella dotazione finanziaria. «Sicuramente è necessario un riordino delle misure che negli anni si sono stratificate, generando spesso confusione e frammentazione», afferma la neo-ministra per le Disabilità e la Famiglia, Alessandra Locatelli, in carica dallo scorso 10 luglio.

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La mappatura delle misure

I fondi nazionali sono una parte dei 23 miliardi di budget annuale impegnato per la famiglia, stimato dal Sole 24 Ore nell’inchiesta pubblicata lo scorso 10 giugno. In particolare, la passata gestione del fondo Politiche per la famiglia, nato nel 2007 e rifinanziato con l’ultima legge di Bilancio, è finita nel mirino della Corte dei conti: nella delibera 12/2019/G si parla di «criticità e carenze» sia sul piano della programmazione fino al 2018 sia su quello del monitoraggio degli interventi, in particolare quelli affidati alle Regioni.

LA MAPPA

I fondi nazionali dedicati alla famiglia e la loro dotazione 2019 (Fonte: elaborazione Il Sole 24 Ore su dati dipartimento della Famiglia e Consap)

LA MAPPA

Il fondo è appena stato rilanciato, con il decreto di riparto dei 100milioni di euro per il 2019 firmato il 30 aprile dal predecessore del ministra Locatelli, Lorenzo Fontana: le risorse statali (79 milioni) vengono destinate a sostenere «iniziative di conciliazione del tempo di vita e di lavoro, nonché di promozione del welfare familiare aziendale» e a promuovere la diffusione della «Carta della famiglia» per i nuclei con almeno tre figli con reddito Isee sotto i 30mila euro; altri 15 milioni andranno a cofinanziare iniziative di Regioni ed enti locali «volte a favorire la natalità».

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Una programmazione che punta a superare l’accusa di aver finora destinato le risorse - specie la quota statale - in prevalenza al funzionamento dell’apparato istituzionale invece che a «contrastare la crisi demografica», uno degli obiettivi originari del fondo, tra i più urgenti alla luce degli ultimi dati Istat sulla popolazione.

Dalla mappatura, inoltre, emerge come le risorse vengano polverizzate in tanti piccoli strumenti, più o meno mirati ad azioni concrete. Tra gli ultimi, i fondi per l’accessibilità e la mobilità dei disabili (5 milioni per il 2019), per le politiche antidroga (3 milioni) e per il sostegno alle persone sorde e con ipoacusia (3 milioni): tutti battezzati con l’ultima legge di Bilancio ma non ancora operativi, in attesa dei decreti che dovranno stabilire le modalità di utilizzo delle risorse.

Nella stessa situazione giacciono i 25 milioni di euro destinati al fondo per i caregiver familiari, istituito più di due anni fa (legge 205/2017) e rinforzato con l’ultima manovra. Nato per riconoscere il ruolo del prestatore di cure non professionale, andrà a sostenere «interventi adottati secondo criteri e modalità stabiliti con decreto» (si legge nel Dl 86/2018). Nel frattempo, gli importi non utilizzati (come quelli stanziati per il 2018) verranno riassegnati al fondo nell’esercizio finanziario seguente, come disposto dalla normativa.

Il monitoraggio dei risultati

Il monitoraggio dell’operatività di questi fondi a volte ne promuove i risultati, come nel caso dei mutui prima casa: il fondo ha garantito oltre 89mila erogazioni, soprattutto a giovani coppie. Altre volte, però, questi strumenti si mostrano inefficaci. Bisognerà attendere i primi riscontri, ad esempio, per il fondo di sostegno alla natalità nato con la legge 232/2016, ma diventato operativo solo pochi mesi fa: la dotazione - fanno sapere da Consap - è in grado di offrire garanzie ad oltre 350mila domande di finanziamento (per importi fino a 10mila euro) rivolti a famiglie con uno o più figli fino al compimento del terzo anno di età. Al momento sono una ventina gli istituti di credito che hanno aderito, ma all’appello mancano ancora le grandi banche nazionali. Inoltre, il precedente fondo del 2013 per i nuovi nati, che aveva le stesse finalità (prestiti fino a 5mila euro fino al primo anno del figlio) ha chiuso con appena 60mila richieste.

«L’obiettivo è indirizzare meglio le risorse, affinché i nuclei possano utilizzarle in modo più affine alle proprie necessità. Per questo è nostra intenzione portare avanti il progetto dell’assegno unico», afferma il ministra Locatelli, sostenendo il Ddl di iniziativa governativa che punta al riordino delle misure, depositato un mese fa in Parlamento.

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