Illuminazione

Per fare una lampada ci vuole la collaborazione del territorio

Molte imprese non hanno uno stabilimento produttivo: all'interno il prodotto viene ideato o assemblato dato che gli elementi di cui è composto sono estremamente diversi tra loro

di Giovanna Mancini


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Honicè, lampada di Masiero Group

4' di lettura

Qualcuno parla di un vero e proprio distretto, che affonda le radici lontano nel tempo: nelle fornaci di Murano, dove nasceva il vetro soffiato destinato a fare lampade, lampadari e candelabri in cui mettere pei le candele con cui fare luce; oppurenelle botteghe artigiane della terraferma, dove si lavoravano i metalli per realizzare i supporti.

Poi è arrivata l’elettricità, e con essa le lampadine, e ora siamo nel pieno della rivoluzione Led che sta cambiando volto al settore, ma da quella tradizione secolare si è radicato nel Veneto un tessuto manifatturiero che ancora oggi rimane vivo e che genera eccellenze. Nella regione si concentra infatti il 24% delle imprese italiane specializzate in prodotti per l’illuminazione e il Veneto è secondo solo alla Lombardia per numero di aziende e addetti, per fatturato ed export del settore. Ma la particolarità di questo territorio consiste nell’essere una sorta di grande fabbrica diffusa, fatta di piccole e piccolissime aziende che spesso sono fornitrici di aziende più grandi (comprese quelle lombarde), oppure si sono evolute nel tempo, passando dal ruolo di terzisti a quello di editori e produttori a marchio proprio (si veda il box qui accanto).

Una fase della produzione di Masiero Group

È proprio questo il tratto distintivo dell’industria veneta dell’illuminazione: la maggior parte delle imprese – come nel resto di Italia – non ha al proprio interno uno stabilimento produttivo e svolge “soltanto” il ruolo di ideatore ed editore dei prodotti, o al massimo di assemblatore, dato che gli elementi di cui è composta una lampada sono molto diversi tra loro per materiali, tecnologie e processi produttivi e richiedono pertanto competenze e macchinari specifici per la lavorazione, che difficilmente possono trovarsi all’interno di un unico stabilimento. Ma agli editori puri, in Veneto si affianca una miriade di piccole aziende terziste, talora con qualità e tecniche artigianali di lavorazione, che fa del territorio una sorta di grande fabbrica diffusa, a cui ricorrono non soltanto i marchi locali, ma anche quelli di altre regioni o persino di altri Paesi.

«In Veneto c’è una concentrazione importante di produttori specializzati nei componenti destinati al nostro settore – conferma Stefano Bordone, presidente di Assoluce e presidente della lombarda Kundalini –. Anche noi, come altri marchi della luce qui in Brianza, ci riforniamo da alcuni di loro, proprio per l’esperienza e la tradizione che hanno nella lavorazione di certi elementi».

La ragione è storica, come accennato, e risale agli chandeliers veneziani del settecento e all’arte del vetro, che ha poi permeato di sé il tessuto produttivo circostante. Marchi importanti come Foscarini (si veda l’intervista in pagina) o come Axo Light nascono proprio come vetrerie e poi prendono un’altra strada. Al vetro si affiancano i metalli, le plastiche, i tessuti, per non parlare della componente tecnologica, sempre più importante. I prodotti si evolvono e l’offerta si allarga, ma diventa impossibile fare tutto in casa: meglio affidarsi, per la produzione, alle competenze artigiane ben presenti sul territorio e dedicarsi, al proprio interno, alla parte creativa e progettuale che dà identità e distinzione al brand.

«Axo Light nasce tra Venezia e Treviso nel 1996 – racconta Giuseppe Scaturro, amministratore delegato e titolare dell’azienda – fondata da tre soci che venivano da mestieri tradizionali legati al vetro e all’illuminotecnica, come spesso è accaduto in altre aziende della luce». A un certo punto, però, l’azienda intuisce le opportunità di mercato che potrebbero derivare dalla lavorazione anche di altri materiali e si evolve in questa direzione. Oggi è una multinazionale tascabile che fattura 7 milioni di euro (per il 90% all’estero) e opera in 90 Paesi. Lavora più di 12 materiali differenti e propone sul mercato prodotti di diverse dimensioni e altamente personalizzabili, destinati al settore residenziale, ma anche alle hall di alberghi, centri direzionali, aeroporti e teatri. «Siamo una delle poche aziende dl settore con una linea di assemblaggio interno manuale – spiega Scaturro –. Ma, trattando materiali molto diversi tra loro, ci affidiamo per le lavorazioni a una ventina di aziende artigiane sul territorio veneto, tutte nel raggio di una decina di chilometri dalla nostra sede di Scorzè».

Anche Pallucco – storico marchio dell’illuminazione, fondato a Preganziol (Treviso) all’inizio degli anni 80 da Paolo Pallucco, dopo una prima esperienza come azienda di mobili per l’ufficio – si affida per la produzione delle sue lampade di design alle competenze di questa grande fabbrica diffusa nel territorio veneto, mentre tiene all’interno tutta la parte progettuale, che peraltro si avvale da sempre della collaborazione con importanti designer italiani e internazionali come Jean Nouvel, Tom Dixon, Jaime Hayón, Matalie Crasset, Luciano Bertoncini o Enrico Franzolini. In alcuni casi, per rispondere più puntualmente alle esigenze dei modelli, l’assemblaggio avviene in un laboratorio di proprietà dell’azienda, a Mestre, come è accaduto per le ultime collezioni presentate nel 2019 (Tangent, Totem e Ròtea) e per alcuni modelli precedenti (Tube, Papiro, Ring e Grid).

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