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Per finanziare il Recovery fund serviranno gli eurobond

La Commissione punta molto anche sugli anticipi del bilancio pluriennale

di Giuseppe Chiellino

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La Commissione punta molto anche sugli anticipi del bilancio pluriennale


3' di lettura

Un piano articolato, fatto di diversi interventi, intrecciato con il bilancio pluriennale, con l’obiettivo di «aiutare l’Unione a uscire più forte dalla crisi...e a ripristinare la crescita e l’occupazione il più rapidamente possibile». Un insieme di misure che, con il pacchetto da 540 miliardi (Bei-Mes-Sure) approvato ieri dal Consiglio europeo, porterebbe la potenza di fuoco complessiva a circa 1.500 miliardi di euro, compreso il «raddoppio» del vecchio Piano Juncker, poi ribattezzato InvestEu e destinato a diventare RecoverEU.

Ai “trillion” indicati ieri sera da Ursula von der Leyen al termine del Consiglio,si potrà arrivare però solo ricorrendo all’emissione di debito comune, o eurobond. In una bozza di sintesi del piano, a cui la Commissione da giorni sta lavorando in una prospettiva di medio termine in risposta all’emergenza Covid-19, la cifra di 2mila miliardi come spese e investimenti totali generati dall’intervento europeo è indicata tra parentesi quadre, dunque non definitiva. Così come non definitivo è da considerare il documento circolato a Bruxelles e bollato come «superato» dal portavoce della Commissione. In ogni caso si tratta di una prima traccia del lavoro che da inizio aprile un gruppo ristretto di alti funzionari della Commissione sta svolgendo su mandato della presidente von der Leyen, con tre obiettivi: anticipo degli interventi, strumenti innovativi e più margini nel bilancio pluriennale (MFF), ruolo molto più forte della politica di coesione Ue.

Un primo tassello è un fondo di ricostruzione da 300 miliardi, «temporaneo e mirato, integrato nell’MFF». Inoltre, come era già emerso, le spese del budget 2021-2027 dovrebbero essere «fortemente anticipate» per produrre un impatto immediato.

Il piano, che così come è disegnato per ora ha un orizzonte di sette anni come il bilancio, dovrebbe contenere anche una «Recovery and resilience facility» a sostegno dei piani di ricostruzione nazionali, da gennaio prossimo. Il contributo della politica di coesione e dei fondi strutturali dovrebbe concretizzarsi nell’anticipo e riallocazione di 50 miliardi di euro da spendere tra il 2021 e il 2022, destinati a mercato del lavoro, sanità e Pmi.

Per riattivare il mercato interno si ipotizzano due fondi, uno per ricostruire il capitale delle imprese e l’altro per dare autonomia strategica alle supply chain europee che nell’emergenza si sono dimostrate «vitali». Questi interventi potrebbero innescare investimenti per 400 miliardi.

Il piano dovrebbe essere finanziato da un “Recovery instrument” temporaneo e dal MFF attraverso le risorse proprie. In conferenza stampa von der Leyen ha indicato in «due o tre anni» il limite temporale del fondo di ricostruzione che, secondo la bozza, dovrebbe raccogliere sul mercato 320 miliardi di euro.

Uno dei nodi da sciogliere sarà la suddivisione tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto. Per i prestiti l’ipotesi è di chiedere agli Stati membri fino al 2027 solo il rimborso degli interessi, in media mezzo miliardo di euro all’anno. Nella nuova proposta di budget 2021-2027 la Commissione chiederà agli Stati membri un contributo inferiore all’1,1% del Pil. Per arrivare al 2% del Pil indicato ieri da von der Leyen si opererà sui margini del MFF. In pratica, sarà alzato il massimale degli impegni degli Stati i cui versamenti effettivi però si limiteranno agli impegni di pagamento. La differenza verrebbe usata come garanzia (cartolarizzata, dicono i tecnici) sul mercato finanziario per emettere titoli di debito comuni con cui contribuire a finanziare la ricostruzione dei Paesi europei.

Per saperne di più:
Come cambierà il bilancio Ue per fare spazio agli eurobond

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