noleggi e dl sicurezza

Per flotte di furgoni e auto «a breve» obblighi antiterrorismo onerosi

di Maurizio Caprino

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(Agf Creative)


3' di lettura

Non sarà facile attuare in pieno il nuovo obbligo antiterrorismo di comunicare le generalità dei clienti degli autonoleggi, previsto dal nuovo decreto sicurezza, varato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre e ancora in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (sulla base di indiscrezioni era attesa per ieri, ma poi non è avvenuta). Le nuove norme valgono per tutti gli autoveicoli, quindi anche per le vetture, dove i nuovi adempimenti possono causare lunghe attese e disguidi nelle agenzie di noleggio. In alcuni casi, problemi possono esserci anche per le imprese che utilizzano furgoni acquisiti con la formula del noleggio a lungo termine.

L’articolo 19 prevede che i noleggiatori debbano comunicare allo Sdi (Sistema d’indagine, cioè la banca dati centralizzata delle forze di polizia nazionali) le generalità di chi «richiede il noleggio di un autoveicolo» (quindi sia la locazione tradizionale per pochi giorni sia quella a lungo termine sia il car sharing), in modo che si possa vedere se a carico dell’interessato ci sono condanne, misure di prevenzione e segnalazioni antiterrorismo. In caso positivo, l’informazione viene trasmessa all’ufficio di polizia competente, per eventuali indagini o interventi.

L’obbligo non nasce dal nulla: con gli attentati degli ultimi tre anni in Francia, Belgio, Germania e Spagna, era emerso che i terroristi islamici possono utilizzare veicoli a noleggio e così il ministero dell’Interno e l’Aniasa (l’associazione delle imprese del settore) hanno avviato una collaborazione. Si è arrivati anche a mettere a punto un sistema di allerta, che potrebbe essere avviato anche in tempi rapidi, certamente entro i sei mesi previsti dal decreto per ufficializzare le modalità attuative dell’obbligo e le caratteristiche tecniche del sistema telematico con cui andranno effettuate le comunicazioni.

Il problema è che quest’iniziativa finora ha riguardato solo i furgoni. Una scelta dovuta al fatto che sono questi i veicoli più utili ai terroristi per compiere un attentato: sufficientemente grandi per investire un alto numero di persone ma anche abbastanza agili se si viene inseguiti dalle forze di polizia. E i furgoni spesso vengono noleggiati perché, contrariamente alle vetture, non si possono rubare facilmente: molti di essi vengono di rado parcheggiati in strada. Le auto, invece, “conviene” più rubarle.

Però il decreto ha previsto l’obbligo di comunicazione per tutti gli autoveicoli: sostanzialmente, vetture, camion, furgoni e bus. Il noleggio a breve termine riguarda sostanzialmente solo auto e furgoni. Per questi ultimi adeguarsi all’obbligo è facile. Non solo perché è stato già predisposto un sistema di comunicazione, ma anche perché i clienti sono relativamente pochi e disposti a dedicare al ritiro del mezzo abbastanza tempo, utilizzabile anche per inviare i dati allo Sdi. Viceversa, la clientela delle auto è più numerosa e frettolosa, quindi i nuovi adempimenti possono causare code agli sportelli. Specie a quelli aeroportuali, dove arrivi e partenze sono spesso concentrati.

L’Aniasa sta facendo notare al ministero dell’Interno queste difficoltà. Non è detto che si possano risolvere solo con le norme attuative del decreto: probabilmente servirà anche qualche emendamento in sede di conversione in legge. Di sicuro la prima richiesta sarà quella di prevedere per le auto tempi di attuazione più lunghi dei sei mesi attualmente previsti dal testo.

Anche nel car sharing sono prevedibili problemi: è vero che tutti i clienti sono già registrati, ma i loro dati vanno trasmessi allo Sdi ogni volta che fruiscono del servizio, perché bisogna abbinarli al numero di targa della vettura su cui salgono.

Ma le difficoltà maggiori riguarderanno le aziende che hanno un parco veicoli in noleggio a lungo termine e ogni giorno assegnano un mezzo a un guidatore diverso. Il caso più critico è quello dei corrieri, dove gli autisti dei furgoni spesso non sono nemmeno dipendenti ma appartenenti a cooperative esterne. A meno di modifiche del decreto, occorrerà quindi che le imprese adottino misure organizzative prevedibilmente onerose.

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