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Per il fondo norvegese primo investimento diretto nelle rinnovabili

Il fondo sovrano ha rilevato il 50% di un progetto eolico offshore per 1,4 miliardi di euro. Nel futuro promette nuove operazioni in Europa e Nord America, per accentuare la diversificazione dall’Oil & Gas

di Sissi Bellomo

Rinnovabili, sfida riconversione tra sole, vento e idrogeno

2' di lettura

Dal petrolio al vento. Il fondo sovrano norvegese, impegnato a diversificare dagli idrocarburi, si lancia nel primo investimento diretto nelle rinnovabili. La scelta è caduta sull’energia eolica, settore in cui ha rilevato per 1,4 miliardi di euro il 50% di un maxi-progetto offshore nei Paesi Bassi (Borssele 1 e 2), diventando socio del colosso danese Orsted.

Il fondo – il più grande del mondo, con 1.300 miliardi di dollari in gestione – fino all’anno scorso su mandato del Parlamento poteva investire solo in azioni, obbligazioni e real estate.

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Nuovo portafoglio green

La creazione di un nuovo portafoglio dedicato alle energie verdi, con tanto di asset fisici, dovrebbe accompagnare il graduale disimpegno dagli idrocarburi, ma il compito non si sta rivelando facile in un mercato in cui la competizione è forte e le valutazioni molto elevate.

Oslo continuerà comunque a fare shopping, con l’obiettivo di investire altri 10 miliardi di euro il 2022 in grandi impianti in Europa e Nord America. Nel frattempo (benché resti azionista di molte compagnie petrolifere) ha completato nel 2020 la cessione di tutte le partecipazioni in società focalizzate solo su esplorazione e produzione di combustibili fossili.

Il fondo norvegese non nasconde l’ambizione di diventare uno dei maggiori protagonisti nel settore delle rinnovabili. Tuttavia era stato lo stesso ceo di Norges Bank Investment Management, Nicolai Tangen, ad ammettere lo scorso autunno (poco dopo la nomina) che «nel breve termine potrebbe essere impegnativo» trovare progetti idonei in termini di remuneratività. «Molti investitori sono interessati e i prezzi non sempre sono attraenti per noi».

Nel corso del 2020 il fondo ha esaminato da vicino otto potenziali transazioni senza concluderne nessuna. Ma Tangen assicura di non aver fretta. «Non dobbiamo per forza spendere tutto il denaro in 10 minuti. Abbiamo tempo per identificare gli investimenti giusti e siamo abbastanza sicuri che la domanda per le infrastrutture di energia rinnovabile crescerà».

Come cambia la strategia

Separatamente il fondo norvegese ha anche annunciato un cambio nelle strategie di gestione, che d’ora in poi si focalizzeranno meno su scenari macroeconomici e più sulla valutazione delle singole società. Tangen, ex gestore di hedge funds, ha tuttavia precisato che questo non significa che il fondo diventerà attivista, né tanto meno che intende adottare un approccio speculativo.

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