America e Asia24

Per Fukushima costi sempre piu’ astronomici

di Stefano Carrer


default onloading pic

2' di lettura


I costi totali relativo al disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi stanno diventando sempre più astronomici. Mentre il governo giapponese ha appena abrogato l'ordine di evacuazione per i territori o parte dei territori di alcuni comuni vicino alla centrale (Iitate, Kawabata, Namie e Tomioka), un autorevole think thank privato ha stimato che gli oneri - per lo più pubblici - legati al decommissionamento della centrale e ai risarcimenti ammonteranno a più di tre volte quanto ipotizzato dal governo, che ha gia' raddoppiato la cifra rispetto alle previsioni rilasciate nel 2013.
Il Japan Center for Economic Research ipotizza che questi costi potranno salire a un importo tra i 50mila e i 70mila miliardi di yen ovvero fino a quasi 600 miliardi di euro. Uno studio del Ministero dell'Economia, Commercio e Industria aveva di recente stimato che tali costi potrebbero raddoppiare rispetto alla prima stima di 11mila miliardi di yen. La divergenza di valutazione riguarda soprattutto gli oneri per i lavori di decommissionamento, che il JCER stima intorno ai 30mila miliardi di yen contro 6mila. In ogni casi, tutte le stime non sono sicure, perché' non si sa quali scelte saranno effettuate, anche sul piano tecnologico, per il decommissionamento finale e per lo stoccaggio dei materiali contaminati.
Il JCER si spinge a questo punto a suggerire una revisione della politica governativa di ritorno al nucleare, alla luce dell'impressionante peso sulle casse pubbliche e ai futuri rischi. Ma l'esecutivo del premier Shinzo Abe sembra voler tirare avanti per la sua strada e ha salutato con favore la recente pronuncia dell'Alta Corte di Osaka, che ha annullato la decisione dell'anno scorso del tribunale di Otsu di fermare la centrale di Takayama (che era stata appena riattivata) citando problemi irrisolti di sicurezza in caso di emergenza per un impianto che si trova a soli 60 chilometri da Kyoto. Sull'industria nucleare giapponese si profila piuttosto un brutto colpo a causa dei problemi di Toshiba, costretta ad attivare le procedure fallimentari per la controllata americana nel settore Westinghouse e a preannunciare un disimpegno almeno all'estero. Secondo alcuni analisti, in futuro sarà quasi inevitabile una concentrazione delle attività nucleari tra i tre principali operatori giapponesi: Hitachi, Mitsubishi Heavy e Toshiba.
Intanto un sondaggio dell'agenzia di stampa Kyodo segnala che tra i nuovi entranti nel mercato della distribuzione elettrica (liberalizzato dal primo aprile dell'anno scorso, ponendo fine ai monopoli regionali), oltre il 60% fa obiezioni al piano del governo per imporre loro di addossarsi una parte degli oneri derivanti dal disastro nucleare di Fukushima, sostenendo che tale piano avrebbe un impatto negativo sul loro business o addirittura finira' per impedire una vera liberalizzazione del mercato. In ogni caso clecgli utenti giapponesi di elettricita' dovranno pagare per decenni le conseguenze del peggior disastro nucleare dopo Chernobyl.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...