Interventi

Per il futuro dei giovani una finanza d’impatto a servizio dell’istruzione

di Paolo Cuniberti

4' di lettura

Non ci può essere innovazione senza formazione: lo sviluppo della persona e di un paese si fonda sulla capacità di generare idee, e queste a loro volta si moltiplicano in un contesto di “contaminazione di saperi”, dove l'osservazione, l'approfondimento e il confronto trovano terreno fertile. La scuola intesa in senso lato – cioè l'università, gli istituti tecnici, le accademie – quale luogo di formazione è quel contesto per eccellenza. I dati però dimostrano che troppo spesso il nostro Paese si assesta in fondo alle classifiche europee per numero di studenti nell'istruzione terziaria di secondo livello. L'Italia è al quintultimo posto in Europa per dispersione scolastica, pari al 13,5%, 3 punti sotto la media e, secondo l'Istat, al penultimo per numero di laureati tra 25 e 34 anni (27% contro il 38% dell'Ue e una media Ocse al 44%), mentre in termini di tasse universitarie, è tra i Paesi europei con il più alto contributo medio (superiore a 1.000 euro e più alto rispetto a Francia e Germania). Sono dati preoccupanti: non solo non si sviluppano competenze diffuse, ma non esistono strumenti che facilitino l'accesso alla formazione delle competenze stesse. Il gap strutturale verso altri Paesi europei è molto marcato e la pandemia e la conseguente crisi economica rischiano di allargarlo ulteriormente. Esiste un ampio dibattito, che da qualche mese si è intensificato anche ad alti livelli, sul futuro dei giovani e sulla necessità di un sostegno finanziario alla loro formazione. Mario Draghi, nella sua relazione al meeting di Rimini a settembre 2020, ha sottolineato la bontà del debito infrastrutturale se allocato al sostenimento della formazione dei giovani. Persino la Banca Europea per gli Investimenti, erogatore pubblico per eccellenza di finanza strutturale, con l'istituzione di Fondo StudioSì, ha stanziato 93 milioni di euro a sostegno dello studio nelle regioni del Mezzogiorno, legittimando di fatto il prestito di studio come debito buono. È chiaro a tutti che di fronte a questa crisi economica, bisogna dare di più ai giovani. Ma in che modo? Il premier Draghi ha bocciato i sussidi a pioggia, “perché finiranno” e ha indicato nella qualificazione professionale la scelta politica migliore per garantire un futuro all'Italia. Le Borse di Studio erogate tramite i programmi di diritto allo studio universitario regionali sono efficaci nel concedere accesso ai meno abbienti, ma sono limitate nel volume e quindi nell'impatto su larga scala. Quindi? Una chiave per sbloccare questa situazione di emergenza e facilitare l'accesso dei giovani alla formazione, è sdoganare il concetto di prestito di studio come strumento di debito “buono” dal punto di vista della sostenibilità dell'investimento nel capitale umano. Su questo principio ho fondato la start-up Habacus, allo scopo di creare una “cerniera” tra i capitali e gli studenti attraverso la bancabilità delle performance accademiche degli stessi studenti per l'ottenimento di un prestito di studio. Una delle vie può essere quella di utilizzare le risorse finanziare in una logica di partnership tra pubblico e privato, che fa leva sulla distribuzione della liquidità privata e pubblica quand'anche sovranazionale, come nel caso del Fondo StudioSì, utilizzando il canale bancario del prestito personale, che, senza garanzie da parte dello studente e della sua famiglia, ha un tasso contenuto, si ripaga su un lungo periodo di tempo (20-30 anni) ed è erogabile al verificarsi di risultati accademici (in quanto dati oggettivi) grazie al conseguimento (su base semestrale dell' 80%) dei crediti universitari. Mai come oggi si rende necessario promuovere un cambio di mentalità e capovolgere la prospettiva diffusa di diffidenza verso finanza e debito, aiutando a comprendere che il prestito studentesco è una vera e propria leva tramite la quale aumentare la propria employability e le proprie possibilità di successo in un mondo del lavoro sempre più competitivo e specializzato. Un paese che dedica risorse finanziarie allo studio investe in un mezzo di impatto sociale che mette il singolo al centro e trasforma la formazione in strumento di crescita delle nuove generazioni e di conseguenza di sé stesso. Un esempio concreto è la Germania con il modello “BAföG”, la legge federale rivolta agli studenti di scuole superiori e università che, dal 1971, ha supportato oltre 4 milioni di giovani e che prevede l'erogazione di un supporto finanziario strutturato per metà come borsa di studio e per altra metà come prestito a interessi zero.A una simile iniziativa, appena promossa in collaborazione con l'Associazione Nazionale ITS, attraverso il lancio di un bando per borse di studio soggette agli stessi criteri di erogazione del prestito studentesco, la risposta degli studenti delle scuole professionalizzanti non si è fatta attendere. La combinazione tra bando di borse di studio e prestito ha registrato un boom di adesioni, con il numero delle richieste aumentato di 20 volte tanto. A dimostrazione di come iniziative semplici e concrete che si rivolgono direttamente agli studenti possano portare ottimi risultati. Scegliere di finanziare il proprio percorso di studi in maniera sostenibile è un atto di responsabilità per sé, per la propria famiglia e per il proprio futuro. E' necessario che si apra un nuovo capitolo in cui il mondo della finanza e delle istituzioni, metta a disposizione capitali pubblici e privati da investire in progetti di formazione sui giovani per rimettere in moto i loro percorsi formativi, rilanciare i loro talenti, indispensabili per generale innovazione e crescita per il paese.

CEO Habacus

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