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Assogestioni propone il lancio di Pir alternativi di tipo chiuso

È una soluzione già attivabile senza il vaglio della Commissione europea. Ha soglie di investimento più alte e gli stessi vantaggi fiscali del Pir ordinari

di Isabella Della Valle

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(oleh11 - stock.adobe.com)

È una soluzione già attivabile senza il vaglio della Commissione europea. Ha soglie di investimento più alte e gli stessi vantaggi fiscali del Pir ordinari


2' di lettura

Lanciare sul mercato i Pir alternativi. È questa la proposta avanzata da Assogestioni, l’associazione dei gestori, come contributo ai lavori del Mef e del Mise. In sostanza il progetto è quello di creare dei prodotti alternativi che si affiachino gli attuali piani individuali di risparmio, ma con soglie di investimento più elevate e differenti vincoli di investimento. La proposta di Assoegestioni è una misura immediatamente operativa in quanto, come i Pir ordinari, di carattere generale che non rientra nella disciplina degli aiuti di Stato e non necessita dell’autorizzazione della Commissione europea.

Ma andiamo con ordine. Il Pir alternativo è specializzato in Pmi ma, a differenza del Pir ordinario, si rivolge a un target di clientela con elevate disponibilità finanziarie che deve essere in grado di sostenere un margine di rischio alto e di rispettare i tempi lunghi propri di un investimento illiquido. Anche per questi prodotti sono previsti gli stessi incentivi fiscali dei Pir aperti.

IL RISPARMIO GESTITO
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L’idea quindi è quella di proporre un Pir alternativo di tipo chiuso per il quale le soglie di investimento siano più elevate rispetto a quelle previste per il pir ordinario (30mila euro annui fino a un massimo di 150mila in 5 anni), portandole ad almeno 150 mila euro annui, fino ad arrivare a un massimo di 1,5 milioni nel quinquennio o anche oltre. Anche i Pir alternativi, come i Pir ordinari, sono dei contenitori che possono assumere qualsiasi forma purché rispettino i vincoli di investimento stabiliti dalla normativa. «Tuttavia - sottolineano da Assogestioni -, considerato l’oggetto di investimento tipicamente illiquido (azioni anche non quotate di Pmi di piccole dimensioni, prestiti e crediti delle predette imprese), meglio si prestano a essere realizzati tramite l’utilizzo di veicoli di investimento per i quali non sussistono i problemi di liquidità tipici dei fondi aperti: Eltif, fondi di private equity, fondi di private debt».

Per quanto riguarda i vincoli di investimento, Assogestioni propone che i benefici fiscali previsti dalla normativa Pir siano estesi anche ai piani di risparmio che investano almeno il 70% del valore complessivo in strumenti finanziari emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, diverse da quelle inserite negli indici Ftse Mib e Ftse Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati (percentuale che nei Pir ordinari ammonta attualmente al 3,5% del valore complessivo del piano); in prestiti erogati alle predette imprese; in crediti delle medesime imprese (a differenza dei Pir ordinari). Per quanto riguarda i limiti alla concentrazione degli investimenti in un’unica impresa, infine, l’associazione propone di portarlo al 20% dall’attuale 10% previsto per i Pir ordinari.

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