dalle miniere alle vetrine

Per i gioielli ora la sfida è la sostenibilità dell’intera filiera

Vicenzaoro è l’occasione per fare il punto sui traguardi già raggiunti, ma anche per discutere di quelli ancora da ottenere, come la tracciabilità e un rafforzamento di protocolli e certificazioni

di Chiara Beghelli


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2' di lettura

«I membri devono rispettare i diritti delle popolazioni indigene e avere da esse il permesso prima di avviare o proseguire le attività estrattive nei territori dove vivono»: la regola è la numero 32 del nuovo Codice di condotta del Responsible Jewellery Council, l'ong che dal 2005 fornisce certificazioni di sostenibilità nell'industria dei gioielli. Un'industria molto impegnata nel ridurre il suo impatto sul pianeta e i suoi abitanti, ma che ha ancora bisogno di sottostare a strette e precise regole: basti considerare quello che sta accadendo in Amazzonia, dove ad appiccare gli incendi sono anche i “garimpeiros”, cercatori illegali di oro e diamanti.

La sostenibilità non è un tema che interessa solo l'origine della filiera dei preziosi, ma anche la sua parte finale, i consumatori. Marchi globali come Tiffany o Chopard lo sanno bene e si sfidano anche a colpi di nuove iniziative e prodotti che dimostrino la loro responsabilità ambientale e sociale.

Come fiera dei gioielli più importante d'Europa, anche l'edizione di settembre di Vicenzaoro ha ribadito con particolare energia il suo impegno, scegliendo come tema trasversale dei suoi cinque giorni “Spreading Sustainability” (diffondere sostenibilità): un tema che è stato sviluppato già a partire dalle prime ore della manifestazione, con la tavola rotonda inaugurale “Visio:Next Summit”, dedicata proprio alle pratiche per promuovere e diffondere la sostenibilità di tutta la filiera e che ispirerà esperti del settore, aziende ma anche influencer.

Lunedì 9 settembre è in programma un altro appuntamento molto atteso sul tema: il convegno della Cibjo, la Confederazione mondiale dalla gioielleria, di cui Italian Exhibition Group è membro, dal titolo “Technological solutions for sustainability and responsible sourcing in the jewellery industry”, e focalizzato sulle tecnologie che possono rendere più sostenibile l'industria. Vi prenderanno parte, fra gli altri, anche esponenti dei gruppi De Beers e di Richline, del marchio svizzero Gübelin e della Dragonfly Initiative, società di consulenza impegnata nel ridurre l'impatto dell'industria delle risorse naturali.

Questo leitmotiv attraverserà anche altri appuntamenti della fiera, toccando anche i temi dell'eticità delle gemme e dell'innovazione digitale che, anche tramite la blockchain, può contribuire a rendere più trasparente la produzione di un gioiello.

Lo scorso anno Italian Exhibition Group è entrato a far parte del Global Compact delle Nazioni Unite, il piano di promozione di pratiche sostenibili che coinvolge oltre 9.900 aziende in 162 Paesi. E che, nel suo più recente bilancio, relativo al 2018, testimonia come l'80% dei suoi soci abbia fatto dei concreti progressi. Da parte sua, nell'industria dei gioielli si sta lavorando al rinnovo (e al contestuale innalzamento) del Fairmined Standard, che riguarda l'oro estratto da piccole comunità di minatori e, sul fronte dei diamanti, il World Diamond Council, che rappresenta il settore a livello globale, ha chiesto una revisione del Kimberley Process, formulato nel 2003, per rendere ancora più etico il business delle gemme.

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