convegno nelle marche

Per la giustizia civile una cura di organizzazione

di Alessandro Galimberti


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2' di lettura

MACERATA - La giustizia civile resta un malato convalescente; molto è stato fatto negli ultimi anni ma è necessario non interrompere il percorso di riforme che sta faticosamente facendo risalire l'Italia nelle classifiche di efficienze e di attrattività. Le statistiche sullo smaltimento sono confortanti - oggi restano comunque 3,5 milioni di fascicoli di arretrato, rispetto ai 6 di 4 anni fa - grazie soprattutto all'organizzazione di quasi tutti i tribunali italiani che riesce a sopperire alle carenze - spesso gravi - di organici e mezzi. Dalle Marche, dove tra Macerata e Ascoli oggi e domani si riuniscono politici, magistrati, professionisti e imprenditori per fare il punto sul cantiere giustizia, arrivano però segnali contraddittori.

Secondo Claudio Castelli, già capo dei Gip di Milano e prima ancora al vertice dell'organizzazione giudiziaria del ministero (2006-07), il 39% tribunali viaggia a livelli di produttività in media europea, il 25% è poco sotto, altri vanno male e altri ancora sono buchi neri. In quasi tutti gli uffici si smaltisce più di quello che entra, ma ci sono situazioni di arretrati «sconvolgenti, per esempio Latina è pari per numero di arretrati a Milano». Quanto ai tempi di definizione del 1° grado, si va dai 114 giorni di Aosta ai 1.800 di Lamezia Terme, mentre il rapporto tra magistrati e personale è irrazionale variando tra 2,52 e 6,60 «seguendo regole misteriose» ha detto Castelli. Ancora, il rapporto tra pubblici ministeri e giudici, nel penale, spazia tra 1,83 di Belluno e 3,43 di Monza, che pure è tra i primi otto tribunali italiani per volume di attività.Quanto all'indice , la forbice è tra 299,1 fino a 1.857,6. «Allora: perché in alcuni uffici le cose funzionano e in altri no? - si chiede Castelli - L'organico non è mai indice univoco di efficienza, anzi spesso è il contrario. Il tema reale è l'organizzazione, che spesso è necessariamente migliore nelle sedi più in sofferenza, non in tutte>.

Proprio da un laboratorio di organizzazione telematica, l'ufficio di Torino, arriva la proposta/provocazione del presidente Massimo Terzi che si dice pronto, a breve termine a lanciare «plessi di lavoro telematico» introducendo il lavoro agile in un organismo - quello giudiziario - spesso resistente a ogni minimo cambiamento.

Sul ruolo strategico della riorganizzazione degli uffici è intervenuto anche il presidente dell'Anm, Eugenio Albamonte: «Per molto tempo nella giustizia abbiamo assistito solo a tagli e mancate riforme; quel disimpegno ventennale non è stato casuale, anzi strategico sui temi della giustizia. La magistratura tuttavia ha fatto fronte attraverso la autorganizzazione. Questo però non deve essere un alibi per chi ha il dovere di portare avanti le riforme necessarie per garantire il servizio giustizia, che è un fattore di competitività sotto ogni profilo».

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