L’intervista

«Per l’automotive subito un Piano: sostenere ricerca pubblica e privata»

Sergio Fontana. Presidente di Confindustria Bari e Bat

di Vincenzo Rutigliano

Presidente. Sergio Fontana alla guida di Confindustria Bari e Bat

2' di lettura

«Il caso Bosch, primo esempio della crisi nazionale dell’automotive, si verifica a Bari, nella città in cui nacque il common rail per le auto diesel». Così ne parla Sergio Fontana, numero uno degli industriali pugliesi e di Bari-Bat. «È la classica punta dell’iceberg di una transizione ecologica troppo affrettata, e avviata senza una valutazione esatta delle conseguenze», dice. Da qui il suo timore di un indebolimento di tutto il polo meccatronico barese; da qui la richiesta di politiche industriali straordinarie e di un set di misure mirate, come il Contratto di Sviluppo. Senza rinunciare a fare la propria parte con un “Piano per l’Automotive”, «per avere un ruolo propositivo anche nella mobilità elettrica».

«Questa crisi – dice Fontana – mostra tutti gli effetti negativi di una transizione ecologica non gestita. Non c’è alcun piano per controllarne le ripercussioni sulle filiere industriali. Nessuno vuole fermare la transizione, ma una trasformazione epocale come questa richiede tempo e risorse poichè avrà un forte impatto sull’occupazione: la richiesta di forza lavoro è di 10 addetti a 1 fra produzione del motore diesel e quella dell'elettrico».

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Quanto poi all’impatto di questa crisi sull’economia regionale, il presidente è netto: «La crisi – dice – minaccia l’intero polo meccatronico barese, fra i più performanti d’Italia, proprio grazie alle multinazionali della componentistica. La crisi dell’automotive minaccia di incidere anche sull’export regionale, che vede nella meccanica una componente fondamentale. La crisi dei grandi gruppi che operano in Puglia, sarebbe, infine, un impoverimento anche culturale, perché verrebbe meno quell'importante contributo di know how imprenditoriale e di innovazione industriale che queste aziende hanno portato negli anni al nostro territorio regionale».

Quali, le possibili vie di uscita? «La questione è complessa ed è in corso una riflessione sia presso la task force regionale che presso il tavolo automotive aperto dal Governo. In ogni caso, per Bosch, come per tutta l’industria automobilistica, si pone sia la necessità che l’azienda definisca un adeguato piano industriale, sia la necessità che il Governo e la Regione definiscano politiche industriali di sostegno alla riconversione con strumenti nuovi e mirati, come il contratto di sviluppo con criteri e regole specifiche per la transizione dell’automotive. A marzo incontrerò a Bari l’amministratore delegato di Bosch e, se ci presenterà un piano industriale, Confindustria sarà pronta a sostenerlo su tutti i tavoli locali e nazionali». Quanto alla transizione ecologica, Confindustria Bari Bat – spiega Fontana – si è attivata. La sezione Meccanica, con il presidente Cesare De Palma, ha lavorato, con sindacati, Politecnico di Bari, LUM, Cnr e consorzio Asi, ad un “Piano per l’Automotive”, consegnato al vicesindaco di Bari, Eugenio Di Sciascio. «L’idea – conclude Fontana – è riattivare l’effervescenza scientifica nella quale è maturata, negli anni ’90, l’invenzione del common rail, potenziando i laboratori pubblico-privati e fare della mobilità elettrica un’occasione di crescita e non una sconfitta».

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