il commento

Per l’Italrugby O’Shea o morte

di Flavia Carletti

(LaPresse)

3' di lettura

Se nel cinema si dice «buona la prima», lo stesso non vale per il primo Sei Nazioni sulla panchina azzurra di Conor O'Shea. La Nazionale italiana di rugby ha chiuso il torneo con cinque partite perse su cinque giocate in un anno poco fortunato per tutte le formazioni azzurre. Hanno registrato lo stesso risultato negativo oltre alla Nazionale maggiore, anche l'Under 20 e la femminile, come non accadeva dal 2009. O'Shea è stato chiamato a fare il commissario tecnico dell'Italrugby un anno fa e dopo il tour estivo e i test match autunnali, questa era la prima volta che affrontava da allenatore il torneo.

Dopo la delusione provata con Jacques Brunel, che prima ha portato l'Italia a raggiungere alcuni dei suoi migliori risultati nel 2013 e poi, dopo aver parlato della possibilità di aggiudicarsi il titolo nell'arco di un paio d'anni, ha visto la squadra subire una involuzione, il tecnico irlandese è stato accolto come «l'uomo del destino», chiamato a risollevare non solo i risultati della Nazionale ma di tutto il movimento italiano. La fiducia nei suoi confronti è tanta, soprattutto da parte dei giocatori, e lui la ricambia, chiedendo tempo, cambi di direzione e di gestione da parte della Federazione italiana rugby. Fino a ora, però, le vittorie non stanno arrivando. Quella - storica - contro il Sudafrica a novembre 2016 non è solo lontana ma da allora ci sono state solo sconfitte. I numeri del torneo 2017 sono avvilenti: 201 punti subiti contro i 50 fatti, 26 mete sono quelle complessive contro l'Italia, che ne ha segnate sei, di cui una tecnica. Gli Azzurri hanno concesso a quattro avversari il bonus offensivo (che va a chi segna più di quattro mete in una partita), con solo il Galles che si è fermato a tre mete e non hanno mai ottenuto il bonus difensivo (scarto di sette o meno punti rispetto al vincente). Si può dire che per un progetto di lungo periodo, per una vera rivoluzione serva pazienza. Tuttavia, in questo torneo le cose buone sono state superate da quelle negative ed è difficile trovare razionalmente motivi di ottimismo. Alcuni giocatori hanno grande potenziale e hanno mostrato qualità superiori al resto della squadra. Non sono bastati però. E non basteranno mai. È il livello individuale di ogni elemento della rosa che deve crescere. Come devono crescere le prestazioni delle due franchigie federali: Zebre e Benetton Treviso.

Loading...

Le capacità di chi gioca all'estero nella maggior parte dei casi restano superiori rispetto a chi prosegue la carriera nel nostro Paese e questo è la spia di qualcosa che non funzioni nel movimento. La Fir è la seconda federazione del Coni dopo quella del calcio in termini economici, raccoglie sponsor di primo livello e negli anni ha investito tanto. Appare evidente che le molte risorse spese non hanno portato ai risultati sperati. Il cambio di passo invocato da O'Shea è più che necessario, un imperativo se si vogliono evitare figuracce come quelle di quest'anno. Non si discute l'impegno messo dai giocatori o dallo staff e le - poche - cose buone fatte vedere dimostrano che il tentativo di dare una nuova impronta a questa squadra c'è. L'impegno e il cuore, però, non sono sufficienti. Servono programmazione, organizzazione e sostegno, nel senso che non si può pensare di far arrivare a livello internazionale alcuni giocatori nelle cinque settimane del torneo. Al Sei Nazioni bisogna arrivare già pronti, fisicamente e mentalmente, come ha anche giustamente detto il capitano Sergio Parisse. Ora la guida di O'Shea rappresenta una grande scommessa, sia per il tecnico che per tutta la Federazione. Il rischio più grande è quello di perdere una grande occasione, l'ennesima, per far fare all'Italrugby il salto di qualità, per farla entrare a pieno diritto tra le grandi del rugby mondiale. Se si vuole veramente giocare il tutto per tutto e lasciargli realizzare il suo progetto, si deve mettere il movimento davvero al servizio della Nazionale, non lasciare nulla di intentato. Non è detto che la strada sarà facile o sarà rapida ma almeno si potrà dire di averci provato sul serio una volta per tutte. Se non sarà così, se prevarranno altre logiche, se qualcuno sarà più interessato a coltivare il proprio “orticello” e non si seguiranno le richieste e le proposte di O'Shea allora è probabile che si farà fallire anche questo progetto, con buona pace dei tanti tifosi che seguono questa squadra in Italia e nelle annuali trasferte, come i quasi cinquemila che in questi giorni hanno riempito le strade di Edimburgo.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti