emergenza covid-19

Per l’ossigeno medicale richieste quintuplicate. Rafforzati i serbatoi degli ospedali

L’industria dei gas medicali in condizioni normali accompagna quotidianamente 125mila pazienti in ossigenoterapia ed è in prima linea nell’emergenza sanitaria

di Cristina Casadei

(ANSA)

3' di lettura

C’è un’industria, in Italia, che accompagna silenziosamente e quotidianamente la vita di 125mila pazienti in ossigenoterapia. È l’industria italiana dei gas tecnici, speciali e medicinali che ha un giro d’affari di circa 2,4 miliardi di euro all’anno, come spiegano da Assogastecnici Federchimica. La produzione è rappresentata principalmente da ossigeno, azoto, argon, elio e gas rari, ma in questo momento, lo sforzo maggiore è sulla produzione di ossigeno medicale, la cui richiesta nelle aree più colpite dal Covid-19, è aumentata fino a cinque volte.

In condizioni normali, ogni anno in Italia si producono oltre 90 milioni di litri di ossigeno liquido, consegnati al sistema ospedaliero, mentre 3 milioni e mezzo di unità base per ossigenoterapia sono consegnate ad ospedali e al domicilio dei pazienti. Oltre un milione le bombole di ossigeno in circolazione fra ospedali, farmacie e pazienti a domicilio.

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È un’industria che, oggi più che mai, chiede attenzione e va preservata «per il servizio salvavita che sta svolgendo nel paese», osserva Aldo Fumagalli, presidente e amministratore delegato di Solgroup, società quotata che ha un giro d’affari di 900 milioni di euro. In molti ospedali , come per esempio il Papa Giovanni XXIII di Bergamo sono stati aumentati i tank attraverso cui l’ospedale che si trova nell’area più colpita dall’emergenza riceve l’ossigeno. Dalla bergamasca, Bernardo Sestini, amministratore delegato della Siad (presieduta dal padre Roberto Sestini), un giro d’affari di 674 milioni e circa 2mila dipendenti, presente in 14 paesi, racconta: «Siamo al fronte. Dal punto di vista della produzione primaria di ossigeno non c’è alcun problema, la materia prima non manca, anche in questo momento in cui le richieste arrivano a 5 volte il normale uso quotidiano. La criticità è semmai rappresentata dalla fornitura perché la maggiore domanda richiede un maggior numero di imballaggi, (bombole e tank semplificando, ndr) che, anche se già ordinati, non si riescono ad avere in tempi brevi. Non si trascuri poi il fatto che a ogni viaggio in entrata e in uscita, gli imballaggi devono essere opportunamente trattati prima di essere nuovamente riempiti. È una catena molto complicata la nostra, dove ragioni di sicurezza e salute non consentono di trascurare mai alcun passaggio».

In questa catena un ruolo essenziale è quello dei trasportatori altamente specializzati che sono solo 500 nel nostro paese e portano l’ossigeno negli ospedali e nelle 150 officine farmaceutiche e quello degli operatori che riforniscono i pazienti ai loro domicili. «Nell’ambito dei gas tecnici medicinali e assistenza domiciliare assistiamo 500mila persone nel mondo e riforniamo 500 ospedali - spiega Fumagalli -. La richiesta di ossigeno medicinale negli ospedali delle zone dove l’epidemia è in atto, è aumentata tra 3 e 5 volte, e stiamo fronteggiando una situazione molto critica, sia per la logistica che per i dispositivi di protezione individuale. I nostri operatori hanno bisogno dei dispositivi di protezione, tra cui mascherine e tute per poter operare e in questo momento non si riescono ad avere - dice Fumagalli -. Sono stati requisiti da Protezione civile e Regioni, ma non dimentichiamo che il nostro settore, normalmente, garantisce la vita a 100mila persone ogni giorno presso le loro case per ossigenoterapia e decine di migliaia di pazienti negli ospedali. È essenziale che la nostra catena produttiva e logistica non sia interrotta a nessun livello perchè altrimenti l’ossigeno non riuscirà ad arrivare ai malati».

Anche per Gianluca Cremonesi, presidente di Air Liquide Italia (filiale del gruppo che nel mondo ha un giro d’affari di 22 miliardi), «le uniche vere aree di rischio sono i dispositivi di protezione individuali e la logistica. Abbiamo anticipato l’evento e le sue criticità anche grazie all’esperienza che ha maturato la nostra filiale in Cina e attraverso un’analisi di rischio dei vari scenari. Questo ci ha consentito, per esempio, di approvvigionare una prima importante fornitura di dispositivi di protezione in modo da poter essere coperti sin dall’inizio della crisi». La logistica «nelle ultime settimane - continua il manager -è stata riorganizzata per far fronte alle varie disposizioni che le Autorità hanno via via emanato. A tal proposito stiamo aggiornando le istruzioni operative a tutti i nostri trasportatori per mantenere alto il livello di sicurezza. Il nostro è un mondo che da sempre ha messo al primo posto la sicurezza dei collaboratori, dei clienti e dei pazienti, con un sistema di controllo molto evoluto ed un obiettivo costante di Zero Incidenti». Proprio sui dispositivi di protezione Cremonesi che è anche presidente di Assogastecnici ha scritto alla Protezione civile «una richiesta urgente per la messa a disposizione di mascherine FFP2 e FFP3 per garantire la continuità dei servizi essenziali forniti dagli operatori del settore dell’ossigeno medicinale».

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