materie prime

Per il litio, metallo delle batterie, ora si profila un surplus

di Sissi Bellomo

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2' di lettura

La febbre da litio si è improvvisamente abbassata. Il prezzo del metallo era più che raddoppiato nel 2017 sul timore che l’impiego nelle batterie per l’auto elettrica avrebbe finito col provocare difficoltà di approvvigionamento. Ma lo scenario è cambiato rapidamente, fino a far discutere di un potenziale surplus di offerta.

Sul mercato stanno arrivando nuovi fornitori, grazie al rapido sviluppo di miniere in Australia. Ma soprattutto c’è stato un colpo di scena in Cile, dove la Sociedad Quìmica y Minera (Sqm) , uno dei maggiori produttori di litio al mondo, ha risolto una disputa di vecchia data col Governo, ottenendo via libera ad espandere le sue operazioni, al punto che l’output secondo Morgan Stanley potrebbe moltiplicarsi fino a 6 volte nei prossimi anni.

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La notizia ha provocato forti vendite sui titoli del settore: Albemarle in due sedute ha perso quasi il 10% a Wall Street (anche se nel 2017 aveva guadagnato addirittura il 176%). In caduta anche Fmc Corp e la stessa SMQ, che pure è arrivata ad una svolta cruciale.

L’accordo allinea i pagamenti di royalties della mineraria a quelli di altre società che operano in Cile. Il Governo inoltre impone cambiamenti nella governance, dopo anni di malagestione che avevano condotto anche a un’indagine da parte della Sec e al pagamento di una multa da 30 milioni di dollari.

SQM ha però ottenuto di poter produrre fino a 216mila tonnellate l’anno di carbonato di litio nel Salar de Atacama (oggi ne produce meno di 60mila) e di poter lavorare con la statale Codelco nello sviluppo del deposito di Maricunga, purché riservi parte della produzione al mercato domestico.

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