Crisi energetica

Per m’illumino di meno Palazzo Leopardi a lume di candela

Il paterno ostello e la stanza di Giacomo immersi nella stessa atmosfera vissuta dal giovane favoloso. Per la contessa Olimpia Leopardi importante spegnere le luci per accendere un faro sulla necessità di risparmiare energia

di Patrizia Maciocchi

Casa Leopardi, la biblioteca in cui il poeta ha studiato (Ansa)

2' di lettura

Palazzo Leopardi spegne le luci per accendere un faro sulla necessità di risparmiare energia. l’11 marzo dalle 18 sarà possibile visitare il paterno Ostello di Recanati al lume di candela, in occasione dell’iniziativa “M’illumino di meno”, proposta dalla trasmissione “Caterpillar” di Rai Radio2. Un’adesione che la contessa Olimpia Leopardi, discendente del poeta, considera importante «Ci sentiamo di dare anche noi un segnale per attirare l’attenzione sull’importanza di risparmiare energia: non una volta l’anno ma come stile di vita. L’invito a riflettere - spiega Olimpia Leopardi - è suggestivo. Sarà l’occasione per rivivere la stessa atmosfera vissuta da Giacomo nel 1800 nei luoghi dell’infanzia a lui cari, nella Biblioteca, nei saloni di casa e soprattutto nella sua camera dove a “lume di candela” ha composto tante opere».

I lumi del Giovane favoloso

Un percorso che si snoda tra le antiche sale della Biblioteca nelle quali si è formato il Giovane favoloso, tra gli oltre venti mila volumi presenti e nei piani nobili del Palazzo, nel nuovo itinerario “Ove abitai fanciullo” che, a distanza di 200 anni, ha svelato al pubblico per la prima volta gli appartamenti privati di Giacomo Leopardi. Un full immersion nel mondo di Giacomo, accompagnata dalla lettura dei versi de “Le ricordanze” nei quali sono citati oggetti presenti in casa, come i quadri dei “figurati armenti”, la serie di quattro tele raffiguranti animali al pascolo attribuite al pittore tedesco Philipp Peter Roos (Sankt Goar 1657 – Roma 1706), detto Rosa da Tivoli esposti nella Galleria. Cuore del cammino nel palazzo Recanatese è la camera del Poeta, con la finestra dalla quale Giacomo guardava le stelle dell’Orsa. Vaghe stelle dell'Orsa, io non credeaTornare ancor per uso a contemplarviSul paterno giardino scintillanti,E ragionar con voi dalle finestreDi questo albergo ove abitai fanciullo,E delle gioie mie vidi la fine.Dai Canti Le ricordanze 1829

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