ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl rischio aumento

Per la manovra «salva-Iva» manca la metà delle coperture

Con l’apertura della crisi di governo di mezza estate appare quasi come un campo sterminato di incognite e punti interrogativi l’insidioso terreno dei conti pubblici

di Marco Rogari


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3' di lettura

Le coperture per una manovra “obbligata” da almeno 27,6 miliardi, al netto di qualsiasi misura “espansiva”, indispensabili per sterilizzare gli aumenti Iva 2020 e far fronte alle cosiddette “spese indifferibili. Un ulteriore “tesoretto” da non meno di 1,5 miliardi potenzialmente recuperabili dal consuntivo 2019 delle uscite effettive per quota 100 e reddito di cittadinanza, in aggiunta ai risparmi dello stesso importo già ipotecati per l’aggiustamento di inizio estate.

Ancora, la consistenza reale delle maggiori entrate che saranno garantite dalla fatturazione elettronica oltre a quelle già contabilizzate con il decreto “salva-conti”. E infine Il reale posizionamento dell’asticella della spesa per interessi sul debito, destinata a scendere dopo il varo delle misure straordinarie di inizio luglio ma che ora potrebbe risalire a causa degli scossoni politici ferragostani.

Con l’apertura della crisi di governo di mezza estate appare quasi come un campo sterminato di incognite e punti interrogativi l’insidioso terreno dei conti pubblici. Anche perché, pure con il via libera della Unione europea a una eventuale richiesta di posticipo del ciclo di programmazione di bilancio, alcune scadenze restano di fatto obbligate.

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Il termine del 27 settembre per la presentazione della Nota di aggiornamento del Def (NaDef) potrebbe anche subire un leggero rinvio (solo con il preventivo ok di Bruxelles), ma questa scadenza dovrà essere in ogni caso onorata per l’ufficializzazione del monitoraggio sui “residui” finali dei due interventi bandiera sul welfare del governo Lega-Cinque stelle. A individuare nel mese di settembre la deadline per la stima definitiva dei risparmi 2019 da quota 100 e reddito di cittadinanza è l’ultima legge di bilancio. Risparmi da utilizzare a riduzione del deficit o a copertura di misure con ricadute significative sui conti pubblici come la sterilizzazione delle clausole Iva. Questo vincolo non è altro che una delle garanzie fornite alla Ue con l’accordo del dicembre scorso sulla legge di bilancio 2019, poi ulteriormente confermata con l’aggiustamento di luglio. Pertanto, i ministeri dell’Economia e del Lavoro, a prescindere da chi sarà il titolare dei due dicasteri, dovranno comunque fornire il previsto monitoraggio sulla base dei dati dell’Inps.

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Sempre in autunno sarà più chiaro il quadro delle entrate fiscali di quest’anno e sarà quantificabile con precisione l’eventuale extra-gettito dalla fatturazione elettronica. Così come sarà in ogni caso più attendibile la previsione sull’evoluzione della spesa per interessi, che rischia di essere messa nuovamente a dura prova dalle ricadute della crisi di governo sui mercati finanziari, come indica chiaramente l’andamento degli ultimi giorni del “fattore-spread”.

Tre indicatori, quelli sui risparmi dalle misure sul welfare, sulla dote fiscale aggiuntiva e sulla eventuale minor spesa per interessi (non più certa questo punto) rispetto alle previsioni di inizio anno, che potrebbero garantire almeno 3-4 miliardi (anche 5-6 nella migliore delle ipotesi). E che, quindi, sono strategici per la costruzione della manovra 2020. Anche nel caso in cui il varo della legge di bilancio dovesse essere posticipato non rispettando la consueta tabella di marcia: invio a Bruxelles il 15 ottobre del documento programmatico di bilancio (Dbp) e il 20 ottobre trasmissione alle Camere dell’articolato della manovra.

Come ha ricordato l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), sulla base dell’ultimo Def, dovranno essere trovati 27,6 miliardi per il completo stop degli aumenti di Iva e accise (23,1 miliardi), il finanziamento delle spese indifferibili (quasi 3 miliardi) e di quelle sostanzialmente obbligate sul fronte investimenti. Sempre secondo l’Upb, il Documento di economia e finanza dell’attuale governo indica in 25,1 miliardi le risorse da reperire, al netto del target 2020 indicato per la spending review (2 miliardi) e di altri micro-interventi. Ecco che il conto finale dei risparmi da quota 100 e “reddito”, delle maggiori entrate fiscali e dell’eventuale minore spesa per interessi diventa una tappa fondamentale nel difficile cammino dei prossimi mesi.

I 3-6 miliardi di possibile dote potrebbero essere accompagnati da un taglio significativo alla spesa e da un riordino delle tax expenditures per 5-8 miliardi, già allo studio da settimane dei tecnici del ministero dell’Economia. Resterebbe da individuare metà delle coperture per la “manovra minima”. Un’impresa ardua, soprattutto nel caso in cui dovesse essere realizzata in tempi più stretti del solito, a meno di non far leva su un aumento (anche parziale) dell’Iva. Che diventerebbe di fatto automatico nel caso in cui si “sconfini” nell’esercizio provvisorio.

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