Metalmeccanica

Per Mcv (ex Shiloh) partenza in salita: la Cig è già di casa

di Carlo Andrea Finotto

Araba fenice. Lo stabilimento di Verrès (nella foto) ha conosciuto varie crisi e passaggi di controllo: ora la nuova ripartenza sotto l'ombrello Teksid/Stellantis

4' di lettura

Quasi a chiudere un cerchio aperto negli anni ’90 del ’900, la nuova vita dell’ex stabilimento Shiloh di Verrès riparte da Teksid, azienda, quest’ultima, che apparteneva alla galassia Fiat prima e fa parte dell’universo Stellantis ora.

È una storia complessa e articolata quella di quest’impresa valdostana da sempre specializzata in componenti in lega di magnesio destinati al mondo automotive; una storia inevitabilmente influenzata dagli andamenti del mercato, in particolare ora, in un quadro sempre più globalizzato. E infatti, proprio al momento del rilancio con il nome di Magnesium components Verrès (Mcv) sotto l’ombrello Teksid, l’ennesima ripartenza si preannuncia subito in salita di fronte alla crisi delle forniture mondiali e a un mercato auto che, di conseguenza, risulta in palese difficoltà in Italia e in Europa (-35,7% l’ultimo dato delle immatricolazioni italiane relativo al mese di ottobre, -41,7% il dato del gruppo Stellantis – fonte Anfia, ndr –).

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«Siamo soddisfatti della decisione del gruppo Stellantis, che attraverso Teksid ha deciso di salvare lo stabilimento di Shiloh Italia – commenta Giancarlo Giachino, presidente di Confindustria Valle d’Aosta». Del resto si tratta di una presenza importante nella storia industriale recente della Regione: nel corso delle sue varie vite l’azienda ha avuto centinaia di addetti e ha fornito componenti oltre che al gruppo Fiat a marchi come Bmw, Volvo, Jaguar, Mercedes (solo per citarne alcuni). Inoltre, stando al registro di Infocamere - Movimprese, è una delle 30 società di capitale appartenenti al settore metalmeccanico presenti in regione.

Giachino sottolinea come Confindustria Valle d’Aosta abbia «seguito da vicino, attraverso i propri uffici, l’evolversi della situazione. Abbiamo partecipato attivamente a tutti i tavoli tra l’azienda, le organizzazioni sindacali e la Regione ricercando sempre la soluzione della permanenza dello stabilimento nel territorio valdostano».

E alla fine l’operazione è riuscita, «con il passaggio formale dei lavoratori dalla multinazionale americana Shilo alla Teksid lo scorso 1 ottobre», ricorda Fabrizio Graziola, segretario regionale della Fiom Cgil.

«L’operazione – rimarca Giancarlo Giachino – ha reso possibile la salvaguardia di oltre 100 posti di lavoro e, cosa non scontata, la continuità produttiva dello stabilimento verrezzese». Un aspetto su cui pone l’accento anche il segretario regionale della Fiom: «La trattativa non è stata semplice: il confronto era iniziato con l’annuncio della Shilo di 70 esuberi; poi, nel corso degli incontri si era arrivati a 55 addetti. Durante il periodo della pandemia e del lockdown ci sono state alcune dimissioni volontarie e alla fine i licenziamenti collettivi hanno riguardato 12 persone».

I dipendenti rimasti sono 102, 100 a Verrès e 2 addetti alla parte commerciale collocati in una sede distaccata. Ma quello cui tenevano in particolare i sindacati, oltre ai livelli occupazionali, era la tipologia di inquadramento: «I lavoratori – spiega Graziola – hanno mantenuto salari, livelli e contratto dei metalmeccanici» un aspetto, quest’ultimo, centrale nel corso della trattativa e per nulla scontato a priori, come chiarisce il segretario regionale della Fiom: «Il passaggio nell’orbita di uno dei primi gruppi dell’auto a livello mondiale è sicuramente un aspetto importante e di garanzia, ma non è stato meno importante l’essere riusciti a mantenere il contratto collettivo metalmeccanici. Ricordiamo, infatti, che dopo l’uscita di Fiat da Confindustria, nel 2011, ai dipendenti del gruppo viene applicato un contratto aziendale che non rientra nel contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, questo invece è stato mantenuto per lo stabilimento di Verrès».

Un altro elemento di continuità con le precedenti gestioni è rappresentato dalle lavorazioni: stampaggio di componenti in lega di magnesio e alluminio per il mercato automotive. Un’attività rimasta pressoché costante negli anni, se è vero che nel 2003 l’allora assessore regionale alle Attività produttive rispondendo a un’interrogazione sulle prospettive dello stabilimento ricordava che «la “Magnesium Products of Italy” (Mpi) è stata costituita nel 1994 e commercializza getti pressocolati in lega di magnesio per il mercato automobilistico; produce plance per cruscotti, parti di paraurti, interni di sedili ed altre componenti per auto sempre in lega di magnesio».

Il legame con il gruppo Fiat caratterizza quasi tutta la vita dello stabilimento e anche sotto il controllo di Shiloh la produzione era destinata per il 70% a marchi Fca e poi Stellantis: «Si tratta delle scocche, delle parti strutturali dei veicoli - afferma Fabrizio Graziola – L’80% è destinato a Stellantis, in particolare per la Fiat 500, la Jeep Renegade, l’Alfa Romeo Giulia e la Maserati Levante. Il resto della produzione è destinato ad altri marchi compreso Porsche».

Se da un lato far parte del quarto gruppo automobilistico mondiale è elemento di relativa sicurezza per stabilimento e lavoratori, dall’altro l’attuale crisi del mercato e dei componenti rende abbastanza incerto il futuro della Mcv.

«A inizio novembre abbiamo registrato una settimana di Cassa integrazione e un’altra è prevista tra novembre e dicembre, visto l’andamento difficile del mercato» conferma il segretario regionale della Fiom. Non è un problema isolato, ovviamente. «Anche la Tecnomec di Arnad – ricorda Graziola – che lavora principalmente per Iveco che risente della difficoltà di reperimento di materie prime e dei rallentamenti nelle forniture, è stata costretta a chiedere periodi di Cig». Del resto lo scenario è noto anche fuori dalla Valle d’Aosta e dall’Italia.

Per il leader regionale della Fiom «la principale preoccupazione è legata all’incognita se la crisi attuale del settore sarà momentanea».

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