parabole industriali

Mercatone Uno, è il momento dello showdown

La catena di negozi di arredamento nata a Imola oltre 40 anni fa è al capolinea. Il 9 dicembre Bolaffi mette all’asta i cimeli legati alla sponsorizzazione di Pantani

di Ilaria Vesentini

4' di lettura

Mercatone Uno: mentre il Mise toglie la spina, lasciando qualcosa come 800 milioni di euro di buco sulle spalle di aziende fornitrici e contribuenti italiani, arriva l’annuncio che Aste Bolaffi metterà in vendita – lo farà in modalità internet live con un’asta competitiva il prossimo 9 dicembre – 37 cimeli del ciclismo italiano legati a Marco Pantani e alla squadra sponsorizzata dal gruppo fallito di Imola, tra cui due biciclette su misura del Pirata, maglie firmate dai campioni, quadri, sculture e coppe.

Ultimi giorni di attività

Il 23 novembre a mezzanotte finiranno 42 anni di storia imprenditoriale che hanno creato un simbolo della distribuzione e dello sport tricolori e non ci poteva essere finale peggiore, prima per il Pirata, stroncato da overdose nel 2004, ora per Mercatone.

Loading...

Non sarà certo con l’asta competitiva di memorabilia ciclistiche che si risarciranno le migliaia di creditori – fornitori e clienti in primis – e dalla vendita di ciò resta dell’ex colosso imolese dell’arredocasa si otterrà un magro bottino: le gare deserte e le offerte spezzatino arrivate alle due triadi commissariali, dal 2015 a oggi, sono la conferma della scarsa appetibilità degli asset rimasti: alcune decine di locali in stato di abbandono lungo lo Stivale e 1.341 dipendenti non ricollocabili, benedetti ieri 18 novembre da un altro anno di Cassa straordinaria per cessata attività grazie al Decreto Genova.

Il crac delle famiglie Cenni-Valentini e cinque anni di amministrazione straordinaria hanno fatto tabula rasa anche del ricordo dell’Ikea italiana, che tre lustri fa fatturava 800 milioni di euro con oltre 80 negozi e 4.500 dipendenti in giro per il Paese.

La rabbia dei fornitori

A che è servito prorogare l’agonia? E chi risponde di un debito che è lievitato dal mezzo miliardo di euro iniziale, quando Mercatone Uno fu ammessa alla procedura concorsuale ex legge Marzano, alla cifra monstre di 800 milioni calcolata da AssoMuno (l’associazione creata un anno e mezzo fa da un centinaio di fornitori di M1 per tutelarsi) mentre nel frattempo si sono dileguati 320 milioni di euro di attivo (certificato nella prima perizia commissariale)?

I numeri messi in fila da AssoMuno alla notizia della chiusura del commissariamento dicono più di tante parole: 600 milioni di debiti verso fornitori, 117 milioni di debiti verso l’Erario, 29 milioni di debiti verso lo Stato per contributi previdenziali non versati (attingendo a piene mani alla Cig); ovvero una cifra complessiva intorno agli 800 milioni, cui vanno aggiunti i debiti derivanti dalla «scellerata» vendita a Shernon.

«La chiusura dell’Amministrazione Straordinaria, avvenuta ancora una volta in contumacia (così dobbiamo definirla poiché gli imprenditori che hanno sostenuto il gruppo, fedeli e fiduciosi nelle garanzie del loro Stato e dei suoi rappresentanti, non sono nemmeno stati interpellati), sembra la fuga di chi, dopo aver rotto il vaso, si allontana in tutta fretta sperando di non lasciare tracce. Ma noi di tracce ne abbiamo trovate tante», avverte William Beozzo, fondatore e guida di AssoMuno.

Le responsabilità del disastro

Il dito dei fornitori è puntato contro i commissari e contro il Mise, accusati di malagestio (tra cui la cessione nel 2018 a una newco nullatenente fallita nel giro di nove mesi con un ulteriore buco di un centinaio di milioni, Shernon Holding). I commissari a loro volta accusano di bancarotta fraudolenta la vecchia proprietà e relativo management con il risultato che oggi ci sono procedimenti aperti in tre tribunali – Bologna, Milano e Genova – e si rischia di passare altri cinque anni nelle mani della magistratura prima di poter archiviare la vicenda come un altro brutto capitolo del libro italiano dei grandi moloch in default in mano a uno Stato-imprenditore inetto, assieme a episodi come Alitalia o Ilva.

I commissari Antonio Cattaneo, Giuseppe Farchione e Luca Gratteri, che hanno ripreso in mano il gruppo nel giugno 2019, rispondono a numeri e accuse ricordando che il grosso del debito è antecedente alla gestione commissariale, perché tra 2015 e 2018 i fornitori hanno ricevuto pagamenti per 603 milioni di euro e appena l’1,6% dei crediti in mano ai primi 25 fornitori per importanza è rimasto insoluto. E aggiungono che non hanno ricevuto feedback alla loro richiesta di trasparenza sui nomi dei fornitori associati ad AssoMuno al fine di pesarne la capacità di essere controparte rappresentativa.

Tre tribunali in campo

Sono state nel frattempo depositate e rese note le motivazioni della prima sentenza del tribunale di Bologna che lo scorso febbraio ha assolto, in sede penale, dall’accusa di bancarotta fraudolenta i sei imputati del crac Mercatone Uno del 2015 (le famiglie Cenni e Valentini, un ex consigliere e l’ex ad).

Secondo il Gup di Bologna Domenico Truppa la proprietà Cenni-Valentini operò sì condotte distrattive per 42 milioni di euro, attraverso la distribuzione di riserve tra il 2010 e il 2012 (mentre lecite erano le operazioni di spin-off immobiliare), ma queste furono seguite da interventi riparatori per importi superiori, con l’iniezione di 52 milioni di euro tra 2013 e 2015 per evitare l’insolvenza, cancellando di fatto il «disvalore penale». La sentenza è stata peraltro già impugnata con ricorso diretto in Cassazione.

L’asta di bici e maglie del Pirata

Assieme a Mercatone Uno se ne vanno anche i cimeli ciclistici custoditi nella torre di Imola, dietro la biglia rosa del Pirata che campeggia lungo l’A14: 37 lotti saranno venduti da Aste Bolaffi il prossimo 9 dicembre in occasione dell’asta “Sport memorabilia”. Tra questi spiccano le due biciclette da gara Bianchi con telaio speciale in lega ultraleggera, realizzate appositamente per Pantani, con cui il Pirata gareggiò nel Tour de France del 2000 e corse a Sydney per le Olimpiadi (sono valutate 25-30mila euro ciascuna).

Ci sono poi una maglia gialla del Tour de France 1998 e due maglie rosa dell’81esimo Giro d’Italia del 1998 firmate con dedica da Pantani, una maglia rosa dell’83esimo Giro d’Italia del 2000 e una maglia gialla del Tour de Suisse del 1998 firmate da Stefano Garzelli, oltre a un lotto composto da una raccolta di dodici maglie di ciclisti della squadra dal 1995 al 2000 e trofei, sculture e dipinti dedicati a Pantani e a Mercatone Uno.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti