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Per i metalli da batterie Cobalt 27 cerca accordi con le miniere

di Sissi Bellomo

2' di lettura

Non estrae un grammo di metallo, né fabbrica batterie. Ma Cobalt 27 è già una potenza con cui produttori di auto elettriche e smartphone devono fare i conti.

La società canadese non solo ha accumulato scorte di cobalto inferiori solo alle riserve strategiche cinesi – con un’attività di accapparramento che di certo ha contribuito a farne impennare i prezzi – ma ora è entrata direttamente nel business della produzione, siglando un contratto da 70 milioni di dollari con la connazionale Rnc Minerals per lo sviluppo di Dumont, miniera nel Quebec che si stima racchiuda le maggiori riserve di nickel e cobalto ancora da sfruttare nel mondo.

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L’operazione riguarda l’acquisto di royalties su tutti i metalli che saranno estratti a Dumont ed è stata sottoscritta da una sussidiaria di Cobalt 27, Electric Metals Streaming, nata col preciso intento di allargare le attività del gruppo, che finora si è limitato – si fa per dire –a fare incetta di cobalto: ne ha messe da parte quasi 3mila tonnellate, circa il 2,5% della produzione annua globale. Nei magazzini di Stato cinesi si stima che ci siano altre 5mila tonnellate.

Il prossimo obiettivo di Cobalt 27 è mettere le mani sull’output di nuove miniere: nel comunicato di ieri la società non solo afferma che sta «negoziando altri contratti di royalties», ma anche che conta di «finalizzare entro il prossimo annoil primo di numerosi accordi di streaming per il cobalto».

Sarebbe una prima assoluta nel mondo dei metalli industriali. Questo tipo di accordi – che prevedono la cessione di volumi di produzione futuri a fronte di un pagamento unico anticipato – di solito vengono impiegati per cedere modeste quantità di oro o argento estratte in associazione con altri metalli: un “sottoprodotto”, che le minerarie vendono in anticipo per finanziare lo sviluppo di altre risorse.

Cobalt 27 potrebbe trovare una sponda in Vale: la mineraria brasiliana, secondo Reuters, starebbe esplorando lo streaming per raccogliere 500 milioni di dollari con cui finanziare l’ampliamento di un altro deposito canadese di nickel e cobalto, quello di Voisey’s Bay, che rischia di esaurirsi presto.

Rnc Minerals da parte sua conta di iniziare i lavori a Dumont nel 2019 e prevede una produzione media annua a regime di 51mila tonnellate di nickel e 2.000 tonnellate di cobalto.

Oggi l’offerta mineria globale di nickel si aggira intorno a 2,1 milioni di tonnellate l’anno, ma per metà non è adatta a ricavare i sulfuri impiegati nelle batterie (le forniture di Dumont andrebbero bene). La produzione di cobalto ammonta invece acirca 110mila tonnellate l’anno, concentrate per oltre il 60% nella Repubblica democratica del Congo, un Paese instabile e teatro di gravi violazioni dei diritti umani.

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