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Per Milano tris di rialzi (+1,2%) con Intesa e Telecom. Wall Street ai massimi

di Chiara Di Cristofaro e Andrea Fontana

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(Reuters)


6' di lettura

I nuovi occupati di gennaio negli Stati Uniti (+227mila a fronte di attese di +174mila) e l'intenzione di Donald Trump di passare all'azione nella revisione delle norme sul settore finanziarie accendono Wall Street che prosegue sui massimi storici e fanno da traino alle Borse europee che, con l'eccezione di una fiacca Francoforte, chiudono tutte in netto rialzo. Piazza Affari è la migliore con il FTSE MIB in guadagno dell'1,2% e al terzo incremento consecutivo grazie al sostegno in primo luogo di Telecom Italia (+2,6% dopo i conti di Tim Brasil e nell'attesa dei dati sul IV trimestre dell'intero gruppo) e di Intesa Sanpaolo (+2,7%). Quest'ultima è stata sostenuta dalle rassicurazioni del ceo Messina circa la volontà di distribuire nel 2018 almeno 3,4 miliardi di euro in dividendi (dopo i 3 che distribuirà questa primavera) anche in caso di operazioni straordinarie. Generali, su cui Messina ha lasciato la porta aperta per possibili combinazioni industriali, è rimasta timida (+0,3%). Brillante Eni (+2,6%) in un settore dell'energia complessivamente vivace. Performance migliore dell'indice per Campari (+1,4%) che ha annunciato l'acquisizione del gin Bulldog di cui era distributore in esclusiva a livello globale dal 2014. Nel resto d'Europa, bene il settore pneumatici: +4,1% Continental e +1,2% Michelin. Il gruppo francese ha annunciato l'intenzione di aumentare fino all'8% il prezzo dei pneumatici entro il mese di aprile a causa dell'incremento dei costi delle materie prime, in particolare di gomma naturale, petrolio e butadiene.

Intesa Sp la migliore, Messina conferma politica dei dividendi
Entrando nel dettaglio dei numeri, Intesa Sanpaolo ha diffuso i conti del IV trimestre, chiudendo il 2016 con utili netti per 3,1 miliardi e proporrà all'assemblea dei soci la distribuzione in primavera di dividendi cash per un totale di 3 miliardi di euro (0,178 euro per le ordinarie e 0,189 per le risparmio).

Nel IV trimestre l'istituto ha realizzato utili sotto le previsioni a 776 milioni di euro ma in netta crescita rispetto ai 13 milioni di un anno fa. Ma più che i conti annuali sono state le rassicurazioni del ceo Carlo Messina sul capitolo dividendi a fare scattare gli acquisti su Intesa Sanpaolo che ha chiuso da prima della classe in Borsa con un rialzo del 2,66% e scambi sullo 0,9% del capitale sociale. Se in mattinata il quadro poco chiaro sul dossier Generali - con la smentita di offerte di scambio in preparazione su Trieste e la successiva nota ufficiale per lasciare aperti «possibili combinazioni» con il gruppo assicurativo - avevano limitato il recupero, visto che gli operatori erano incerti sul peso da assegnare al "rischio Generali", le conferme sulla politica dei dividendi arrivate con i conti 2016 hanno favorito un più consistente rimbalzo. Dall'inizio dei rumors su Generali comunque il titolo Intesa resta in calo dell'8,5% circa. Oltre ad aver annunciato la distribuzione di un monte dividendi da 3 miliardi di euro nella prossima primavera, sulla base di utili netti 2016 per 3,1 miliardi (+13,6%), Messina agli analisti ha precisato l'impegno a pagare ai soci almeno 3,4 miliardi di euro in contanti anche in caso di operazioni di M&A. Tra i gruppi bancari europei che fino a questo momento hanno annunciato i conti 2016, Intesa Sanpaolo si colloca al primo posto sia per monte dividendi (davanti ai 2,6 miliardi di euro di Nordea e di Ing) sia, ai prezzi attuali, per dividend yield (8% a fronte del 6% di Nordea e del 5% di Ing). Sul dossier Generali, Messina ha precisato che l'istituto sta facendo «solo il secondo step delle analisi» controllando «le potenziali combinazioni industriali in relazione alle priorità del piano»: se si passerà a strutturare una operazione lo si capirà solo terminata questa «valutazione
completa e solida».

Unicredit al palo prima di aumento, sconto sul Terp del 38,3%
Unicredit chiude invariata a Piazza Affari nell'ultima seduta prima del via al maxi aumento di capitale da 13 miliardi. Il titolo dell'istituto ha terminato la giornata a 26,16 euro, valore che porta lo sconto sul Terp del prezzo nuove azioni emesse in occasione della ricapitalizzazione (8,09 euro) al 38,3%. Nel dettaglio, dopo lo stacco del diritto lunedì il titolo UniCredit avvierà le negoziazioni a 13,108 euro. Parallelamente gli scambi sul diritto partiranno da un prezzo di 13,052 euro. I nuovi titoli UniCredit saranno offerti ai soci nel rapporto di 13 azioni ordinarie ogni 5 azioni ordinarie o di risparmio possedute. I diritti saranno scambiati in Borsa dal 6 al 17 febbraio ed esercitabili dal 6 al 23.

Interpump ai massimi storici dopo shopping spagnolo
Fuori dal Ftse Mib, +2,8% per Interpump Group che ha annunciato l'acquisizione per 90 milioni di euro del gruppo spagnolo Inoxpa, attivo nella fabbricazione e commercializzazione di apparecchiature di processo e sistemi per il trattamento dei fluidi nell'industria alimentare, cosmetica e farmaceutica con un brand conosciuto in tutto il mondo. Il titolo ha toccato i massimi storici sopra quota 18 euro.

Usa: +227mila posti lavoro gennaio, sopra stime
In gennaio le aziende americane hanno creato molti più posti di lavoro del previsto, segno che il mercato occupazione resta in linea con i recenti miglioramenti. Negli Stati Uniti sono stati creati 227mila posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 174mila unità. Come riferito dal Dipartimento al Lavoro, il tasso di disoccupazione è salito al 4,8%, mentre gli analisti attendevano un dato invariato al 4,7%. I numeri di dicembre sono stati rivisti al rialzo a 157mila posti di lavoro creati. Sempre nel mese di gennaio ha deluso le previsioni l'attività dei servizi. Negli Usa infatti l'indice dell'Institute of supply management è sceso a 56,5 punti rispetto a dicembre (rivisto al ribasso dai 57,2 punti della stima). Gli analisti avevano previsto un dato a 57 punti. Invece, gli ordini alle fabbriche americane sono cresciuti in dicembre più delle stime. Secondo quanto reso noto dal Dipartimento del Commercio, il dato è salito dell'1,3%, mentre gli analisti attendevano un aumento dello 0,5%. In novembre il dato era sceso del 2,3% (rivisto al rialzo dal -2,4% della prima stima). Escludendo i trasporti il dato è salito del 2,1%, mentre escludendo il settore difesa l'indice è aumentato del 2,4%.

Trump pronto a rivedere le regole sul mondo finanziario
Donald Trump in campagna elettorale aveva promesso una revisione della Dodd-Frank Act, la riforma della finanza varata da Barack Obama nel 2010 in risposta alla crisi, e oggi il presidente americano, con un ordine esecutivo, farà il primo passo in questo senso. L'obiettivo finale è smantellare ampia parte della regolamentazione varata dopo la crisi finanziaria. «Gli americani potranno fare scelte migliori e avranno prodotti migliori perchè non metteremo sulle spalle delle banche letteralmente centinaia di miliardi di dollari di costi annuali legati alla regolamentazione» ha detto al Wall Street Journal Gary Cohn, ex direttore operativo di Goldman Sachs e attuale numero uno del National Economic Council della Casa Bianca, spiegando che gli istituti finanziari «potranno fissare i prezzi dei prodotti in modo più efficiente ed efficace per i consumatori».

Dollaro debole, petrolio sale su tensioni Usa-Iran
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran dopo l'ultimo test missilistico di Teheran a fine gennaio hanno portato in rialzo i prezzi del greggio (segui qui l'andamento di Brent e Wti) : il Wti sale dello 0,7% a 53,92 dollari al barile favorito peraltro anche da un dollaro ancora debole in area 1,08 per un euro (1,0784 da 1,076 di ieri). Sterlina in deprezzamento generalizzato verso tutte le principali valute, dopo che la BoE ha mantenuto l’attuale politica monetaria, manifestando un atteggiamento di cautela (qui il cambio con l'euro e qui quello con il dollaro).

BTp: più debole nel finale, spread con Bund risale a quota 184 punti
Finali in calo per i BTp quotati sul secondario dei titoli di Stato Mts. La tendenza cedente ha riguardato buona parte dei titoli sovrani dell'Eurozona con l'eccezione dei Bund in rialzo. Di conseguenza il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005210650) e il pari scadenza tedesco dopo un avvio stabile a 180 punti base, in linea con la chiusura di ieri, è terminato a 184 punti base. Il rendimento del decennale italiano risale al 2,26%. Stabili invece i BTp a cinque anni con uno spread di 124 punti base sui titoli tedeschi di pari durata e un rendimento dello 0,89%.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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