manifattura in crisi

Per la moda nel 2020 previsto un calo di fatturato tra il 20 e il 25%

Presentato a Napoli lo studio di Unicredit nell’ambito della Roadmap “The Italian Way”: per ripartire e-commerce e reshoring

di Vera Viola

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(Ivan Kurmyshov - Fotolia)

Presentato a Napoli lo studio di Unicredit nell’ambito della Roadmap “The Italian Way”: per ripartire e-commerce e reshoring


4' di lettura

La filiera della moda nel 2020 perderà tra il 20 e il 25% del fatturato, nel 2021, solo nella seconda ipotesi, riuscirà a recuperare il calo subito.
L'indagine di UniCredit, basata su dati Cerved, viene presentato nell'ambito di una roadmap virtuale sul Made in Italy organizzata dalla banca: “The Italian Way”. Si parte da Napoli, con una giornata dedicata al fashion , curata in collaborazione con Confindustria Campania.

Obiettivo dell’iniziativa è riflettere sugli scenari economici post Covid e sulle strategie per la ripartenza delle eccellenze del Made in Italy. «Vogliamo avviare un momento di confronto per dare voce alle eccellenze imprenditoriali italiane e per affrontare insieme a esse il tema della ripresa – dice Remo Taricani, Co-CEO Commercial Banking Italy UniCredit – partendo dalle specificità dei singoli settori che costituiscono le eccellenze del Made in Italy».

Due ipotesi sotto la lente

Lo studio sulla filiera della Moda italiana, nell’era post Covid , ipotizza due scenari: nel primo, “Soft”, il fatturato a fine 2020 perderà circa 1/5 del suo valore rispetto al 2019, con una ripresa prevista a partire dal 2021 che potrebbe colmare il calo previsto per l'anno in corso. Mentre secondo lo scenario più pessimista (“Hard”), il calo potrebbe essere maggiore e superare 1/4 del suo valore pre-Covid, con un rimbalzo significativo ipotizzato nel 2021. Si sottolinea che l’impatto negativo del Covid sarà sostanzialmente omogeneo a quello medio nazionale per tutte le imprese delle diverse regioni italiane e anche in quelle in cui hanno sede il maggior numero di imprese del settore moda in Italia: Toscana (22%), seguita da Lombardia (16%), Veneto (11%) e Campania (10%).

Settore in salute prima del Covid

«Il settore della moda è arrivato in salute alla fase pre Covid _ spiega Roberta Antinarella, Industry Expert UniCredit – con fatturato in crescita, soprattutto grazie alle esportazioni, pari a oltre il 70% della produzione.
Da marzo, il sistema viene colpito dal fermo produttivo e da altri effetti indiretti . La crisi agisce sulla offerta prima e poi anche sulla domanda poichè si registra una forte contrazione dei consumi». Una speranza viene dalla Cina: «Si registra _ aggiunge Antinarella – una “spesa di vendetta sul virus”: i consumatori spendono piu del normale e sopratutto in beni voluttuari. Abbiamo visto le code davanti al negozio di Hermès a Canton che ha incassato 2,5milioni di euro in un solo giorno».

Accelerazione sull’ e-commerce

Unicredit indica le strade per ripartire. L’e-commerce in primis, che durante il lockdown è cresciuto del 60% soprattutto nei siti della gdo. Il negozio diventa quindi uno snodo: esposizione delle collezioni, luogo in cui ritirare e fare ordini. La qualità del prodotto _ secondo lo studio di Unicredit – resterà il pilastro che consentirà alle imprese di essere più forti di prima.

Studiosi, bancari e imprenditori a confronto
All’incontro che si è svolto a Napoli ed è stato seguito in videoconferenza, hanno partecipato, oltre a Remo Taricani, o-CEO Commercial Banking Italy UniCredit, Annalisa Areni, Regional manager Sud di UniCredit; Vito Grassi, vice presidente di Confindustria e presidente di Confindustria Campania e Carlo Casillo, presidente della sezione Moda e Design dell'Unione Industriali Napoli.

Gli imprenditori: andare avanti con nuovi progetti

«La crisi determinata dalla pandemia – dice Vito Grassi – offre anche una grande opportunità: la disponibilità di risorse molto ingenti per lo sviluppo potrebbe finalmente provocare una riduzione del gap strutturale economico e sociale tra Sud e resto del Paese. Nel Mezzogiorno anche poli produttivi importanti, come quello della moda scontano la persistenza di nodi strutturali e diseconomie». C’è chi prospetta un ritorno delle produzioni in Italia e sopratutto nel Mezzogiorno. Carlo Palmieri di Carpisa Yamamay e vice presidente di Sistema Moda Italia è chiaro: «Il reshoring va sostenuto con forza. Ci scoraggia l’incidenza del costo del lavoro. Ma servirebbero agevolazioni fiscali per favorire il ritorno della produzione in Italia». Gli offre appoggio Carlo Casillo: «Il reshoring può essere un’occasione unica. Alle banche dico credete nel sistema moda e sostenetelo».

Testimonianze: puntare su innovazione e sostenibilità

Giuseppe Attolini, vicepresidente della omonima azienda, racconta: «Attraversiamo un anno difficile: in cui prevediamo un calo di fatturato tra il 30 e il 50%. Prima del Covid-19 crescevamo a due cifre e registravamo una domanda sempre superiore all’offerta. Oggi lavoriamo sugli ordini per la stagione autunno-inverno ed estiva. Ma per il futuro siamo preoccupati. Abbiamo il negozio di New york ancora chiuso, come Miami. A Milano siamo ripartiti il 18 maggio. A Mosca la settimana scorsa. Solo Dubai non ha mai chiuso. Ma oggi vediamo il business con un'ottica diversa: poniamo più attenzione sull’ e-commerce, avendo registrato negli ultimi mesi una grande domanda . Abbiamo investito sul web per descrivere tessuti, mostrare gli abiti. I clienti storici possono comprare l’abito su misura via web».

Da Lavinia Biagiotti, un messaggio di ottimismo. Parla di flessibilità delle imprese e di risposte alla pandemia. «Guardiamo – dice – alla sostenibilità dei materiali, dei processi. Alla sostenibilità ambientale. Con fiducia nel futuro lavoro alle collezioni 2021 e 2022. Dopo un forte impatto su tre stagioni, crediamo in quelle successive».

Andrea Miranda, ad di Kokka ricorda: «Ci siamo dotati di esperti per ridurre l’impatto della crisi sanitaria sui nostri conti e per individuare le strade della ripresa . Improvvisamente si sono bloccati i flussi finanziari in entrata. Abbiamo attivato gli strumenti disponibili. Ci siamo preoccupati per non aver prima sviluppato l’e-commerce. Oggi stiamo accelerando su questo fronte».

Le prossime tappe della Road map

ll ciclo “The Italian Way” di UniCredit prevede altri incontri virtuali: il 17 da Roma sul cinema, il 9 Luglio da Palermo si parlerà dell'Agrifood italiano; il 13 Luglio da Verona si affronterà il tema del sostegno al settore dell’arredo e del design; il 14 luglio da Torino si analizzerà il settore del vino, mentre il 21 Luglio da Bologna, si parlerà di meccanica strumentale e sostenibilità . Per concludere, il 23 Luglio da Milano si esamineranno le dinamiche del settore Pharma & Healthcare.

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