In primo piano

«Per noi la rete è in fibra, ma siamo disposti a discutere di tutto con Telecom»

di Antonella Olivieri


default onloading pic
(13705)

5' di lettura

Da un paio di settimane infuria la polemica tra Telecom e la compagine pubblica sui bandi Infratel per la rete ultraveloce nelle aree a fallimento di mercato. In qualche modo è coinvolta Open Fiber, joint Cdp-Enel, che si è aggiudicata il primo bando e è in attesa dell’aggiudicazione definitiva del secondo.

Finora Open Fiber è rimasta defilata: quale è la vostra posizione a riguardo?

«Sempre la stessa - risponde l’ad Tommaso Pompei - Noi abbiamo risposto a un bando che era il punto culminante di una procedura complessa. A seguito di tre diverse richieste fatte agli operatori dal ministero dello Sviluppo economico, sono state individuate le aree “bianche” dove i privati non si erano detti interessati a investire, è stato quindi avviato un confronto con la direzione concorrenza della Ue e sono stati decisi gli interventi diretti. Noi, appunto, non abbiamo fatto altro che rispondere. La gara prevedeva che gli operatori di tlc non fossero interessati a investire, perlomeno nel medio periodo. Se alla fine le cose sono cambiate, è una questione che riguarda il Governo e i suoi interlocutori, non Open Fiber».

In audizione al Senato avete detto che se le condizioni cambiano, allora va rivisto il piano economico-finanziario. Può spiegare cosa significa esattamente?

Abbiamo fatto un'ipotesi di ritorno economico sulla base delle condizioni prospettate dal bando, ma esiste sempre una clausola di “forza maggiore”. Se si ritiene che le condizioni iniziali sono cambiate, allora ci si risiede a un tavolo e si rinegozia il tutto.

Dei 6,5 miliardi di investimenti preventivati nel vostro piano, 4 sono nelle aree concorrenziali A e B. Significa che il piano per funzionare ha bisogno delle aree concorrenziali per compensare le altre?

La missione di Open Fiber è realizzare la rete a banda ultralarga su tutto il territorio nazionale. E i livelli di redditività si equivalgono nelle aree A/B e nelle aree sussidiate C/D.

Avete prospettato una redditività nell'ordine dell'80%. In che anno sarà a regime e quando è previsto invece il pareggio operativo?

Stimiamo che occorrano 5-6 anni per costruire la rete, quindi dopo il 2022 avremo un margine Ebitda del 78%-80% su oltre un miliardo di ricavi. Ma il pareggio operativo è previsto già a fine 2018.

Mi spiega come funzionano gli accordi che avete stipulato con gli Olo, gli operatori alternativi?

C'è l'impegno ad attivare clienti in banda ultralarga in esclusiva sulla nostra rete Ftth (Fiber to the home).

C’è un “minimo garantito” ?

No, se il cliente vuole restare sul rame non lo si può costringere a migrare sulla fibra.

Se Telecom arriva prima con l'Fttc (Fiber to the cabinet) o con l'Ftth, significa che gli Olo che hanno fatto accordi non voi non possono allacciarsi?

Gli Olo devono comunque servire i loro clienti, ma quando arriva Open Fiber si pone il problema di migrare sulla fibra. Mi lasci dire comunque che è difficile batterci come prezzi sul mercato.

Prezzo libero o regolamentato?

Nelle aree a fallimento di mercato il nostro prezzo è regolamentato, nelle aree concorrenziali invece no.

Si era parlato di posare la fibra in occasione della sostituzione dei contatori dell’Enel. Poi abbiamo sentito che le cose sono cambiate.

Era un’idea iniziale. Ma poi, soprattutto per questioni regolamentari, si è deciso che sostituzione dei contatori e costruzione della rete siano due programmi totalmente separati e indipendenti.

Vuol dire rinunciare alle sinergie di costo, che inizialmente si stimavano del 30%?

Noi tendiamo a scavare il meno possibile e a utilizzare quindi tutte le strutture esistenti: reti elettriche (aeree e interrate), del gas, teleriscaldamento e quant’altro. Con le sue strutture Enel garantisce a qualsiasi operatore dei risparmi.

A qualsiasi operatore, nel senso, cioè, che c’è una specie di servitù di passaggio a favore di tutti. Nella telefonia fissa i clienti sono soprattutto di Telecom, con la quale non avete accordi. Questo non è un problema per voi e i finanziatori?

Né per noi, né per le banche. Il nostro piano tiene conto solo dell’attuale quota di mercato nel fisso degli Olo, non della possibile migrazione di clienti da Telecom. È un’ipotesi molto cautelativa. Sa a Milano, dove la rete è già attiva da tempo, quale è la quota di mercato di Telecom nell’Ftth? Minoritaria. Quanto più cresce l’infrastruttura, tanto più le quote di mercato tendono a spalmarsi secondo il numero di operatori presenti. E Milano è la prova lampante.

Telecom ha accelerato sulla copertura in fibra, sia Fttc che Ftth. Non è qualcosa che può interferire nella vostra ricerca di finanziamenti?

I 6,5 miliardi sono al lordo dell’intervento pubblico. Al netto, restano più di 4,5 miliardi (di cui il 70% da finanziare a debito) che sono il fabbisogno necessario per sostenere gli investimenti sia nelle aree A e B, sia nelle aree C e D del primo e secondo bando. Si tratta di un projet financing complesso che stiamo strutturando in modo modulare e a tranche, che poi attiveremo man mano che avanzano i lavori. Anzitutto c’è il finanziamento Bei (piano Juncker) da 500 milioni, che dovrebbe completare la due diligence entro fine mese, con l’erogazione a settembre-ottobre. La Bei definirà il terreno di gioco, ma ci sono tre banche - UniCredit, Bnp e SocGen - che hanno dichiarato la disponibilità a erogare in anticipo altri 500 milioni.

Quello delle tre banche non è il rifinanziamento del prestito soci?

No, il prestito soci resterà in essere.

Quindi entro l’autunno avrete 1 miliardo di finanziamenti, utili per coprire le esigenze del primo bando Infratel?

Per coprire il primo bando, attivare il secondo e avviare i lavori nelle aree concorrenziali. Il finanziamento per noi, checché se ne dica, non è un tema. Noi iniziamo i lavori 35 giorni dopo aver firmato la concessione. Adesso partono i lavori nei primi 50 comuni, dieci per ciascuno dei cinque lotti del primo bando: Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia- Romagna e Abruzzo-Molise. Ma nel frattempo stiamo lavorando in 13 città concorrenziali e dal 1° luglio abbiamo iniziato in altri 81 comuni: in tutto nelle aree A e B copriremo 271 città.

F2i, ex socio di maggioranza di Metroweb, aveva un’opzione per entrare in Open Fiber scaduta a fine gennaio, prima che fosse disponibile il piano. È possibile un “ripescaggio”?

Nei primi mesi dell’anno prossimo pensiamo di aprire un possibile round di verifica, perché abbiamo riscontrato molto interesse, in particolare da fondi infrastrutturali esteri.

Significa che Enel e Cdp potrebbero uscire?

No, Enel e Cdp resteranno soci paritetici nel lungo termine. Non abbiamo ancora deciso comunque se proporre un aumento di capitale o fare entrare nuovi soci con la cessione di quote.

Ma la domanda è: ha senso una concorrenza infrastrutturale tra due reti?

Nelle aree concorrenziali, lo si è visto all’estero, è “normale” che ci siano più reti, nelle aree bianche c’è l’intervento dello Stato. Nelle aree grigie vediamo cosa succede. Noi comunque non vendiamo al cliente finale, offriamo solo l’infrastruttura. Ogni azienda fa i suoi conti, poi però decide il mercato.

Telecom sta cercando un partner per le aree a fallimento di mercato. Non sarebbe il caso di unire gli sforzi?

Nelle aree a fallimento di mercato Open Fiber non ha la necessità di avere un partner. Dovendo partire da zero è chiaro che, per definizione, sviluppiamo la rete in fibra. Ma se qualcuno ha un’altra idea, siamo disponibili a valutare tutto. Basta una telefonata.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...