Tassa digitale

Per la nuova Web tax pagamento in base alla dichiarazione Iva

Meccanismo semplificato con l'autoliquidazione per non ripetere il flop del 2018 e blindare 600 milioni di gettito. Ultime limature su aliquota e limite minimo di fatturato in Italia

di G.Tr.


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3' di lettura

Sul nuovo tentativo di Web tax il governo è al lavoro per limare gli ultimi dettagli. Ma la strada pare segnata, ed è quella dell’aggancio pieno al modello francese (come anticipato sul Sole 24 Ore di ieri), il più vicino a quello fin qui abbozzato da noi. In pratica per determinare la tassa digitale si guarda alla dichiarazione Iva, in autoliquidazione, e non ci sarà di conseguenza bisogno della complicata architettura attuativa che ha bloccato quest’anno la norma scritta a fine 2018 nella legge di bilancio. I 150 milioni che sarebbero dovuti arrivare quest’anno sono sfumati definitivamente. Ma la mossa serve a blindare nei saldi i 600 milioni attesi nel 2020, senza il rischio di replicare un’altra volta il flop. In questo modo i primi incassi arriveranno solo nel 2021, perché la dichiarazione annuale Iva va presentata entro il 15 febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento. Ma in termini di competenza riguarderanno il 2020; ed è questo l’aspetto che interessa più da vicino i saldi di finanza pubblica.

Sulle entrate da mettere in conto all’interno della complicata ricerca di coperture per la manovra in realtà si discute ancora. E fra governo e maggioranza c’è chi spinge ad alzare un po’ l’obiettivo, magari intervenendo sull’aliquota. La scelta di seguire fedelmente la strada francese risponde però alla strategia di costruire una posizione comune in sede internazionale: e dovrebbe mantenere l’aliquota al 3%, prevista a Parigi come a Roma nella manovra dello scorso anno.

Un altro correttivo in discussione riguarda la soglia minima di ricavi generati in Italia necessaria a far scattare la tassa. La Digital Tax ipotizzata dal governo Conte-1 chiede il 3% dei ricavi generati nel Paese, al netto dell’Iva, alle imprese che a livello globale fatturano almeno 750 milioni, e che in Italia superano quota 5,5 milioni. Al di là delle Alpi la quota di ricavi prodotti sul territorio sale a 25 milioni, per cui fra le ipotesi c’è un allineamento anche su questo criterio. Ma la mossa potrebbe imporre di rivedere le stime di entrata: al ribasso, cioè nel senso contrario a quello sperato da Via XX Settembre. Anche se va detto che le stime elaborate l’anno scorso per accompagnare il nuovo tentativo di Digital Tax sono piuttosto “flessibili”, quindi il problema non sarebbe insuperabile. Possibile anche l’introduzione della clausola di salvaguardia che ha fermato il conflitto fra l’amministrazione Trump e l’Eliseo: il governo francese ha infatti promesso che se la futuribile Web tax targata Ocse sarà più leggera di quella approvata a Parigi, la differenza sarà restituita.

Il rilancio della Web Tax si inserisce in una offensiva triplice che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sta portando avanti nelle sedi internazionali sul terreno della tassazione delle multinazionali. All’obiettivo antielusione risponde anche la richiesta avanzata da Roma alla commissione Ue per una direttiva sull’aliquota minima per i redditi delle imprese, nel tentativo di fermare la geografia delle sedi societarie che si concentra negli Stati dell’Unione dal fisco così leggero da configurarsi come “paradisiaco”. Mentre procede il lavoro sulla Tobin tax europea, per esportare nell’orizzonte comunitario la tassa italiana sulle transazioni finanziarie che in Italia è in vigore dal 2013.

A rafforzare l’aggancio francese c’è anche il fatto che la versione parigina (e italiana) che riserva la tassa ai giganti sopra i 750 milioni di fatturato è citata anche dalla proposta Ocse posta in consultazione mercoledì scorso, in un lavoro che alla fine della prossima settimana approderà ai tavoli del G20 Finance in programma a Washington. Anche questo aspetto ha avuto un peso nel fra privilegiare la via francese rispetto a quella austriaca, dove l’aliquota in vigore dal prossimo anno sarà del 5% ma sarà limitata ai ricavi pubblicitari prodotti dalle piattaforme web.

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