Riaperture mancate

Parchi a tema al Governo: una assurdità riaprire il 1° luglio

Giuseppe Ira (presidente dell’associazione dei Parchi permanenti italiani): «I parchi sono un polo attrattivo turistico, cosi si colpisce tutta la filiera dell’ospitalità, si rischia di perdere l’alta stagione e più della metà degli incassi»

di Enrico Netti

3' di lettura

Una scelta senza logica che scatena la delusione per l’ennesimo rinvio. È questo il pensiero che accomuna tutti i proprietari dei parchi a tema in Italia in particolare quelli faunistici. Per loro attendere il 1° di luglio per riaprire sarà troppo tardi perché così si perderà «gran parte dell’alta stagione e più della metà degli incassi - spiega Giuseppe Ira, presidente dell’associazione dei Parchi permanenti italiani (Ppi) -. È stata già persa la Pasqua e così si perderanno tutte le prossime festività che normalmente portano decine di migliaia di persone nei parchi a tema». Per i 230 parchi sparsi lungo la Penisola sfuma l’agognata riapertura attesa per la fine di aprile. Invece così altri 70 giorni di fermo forzato dopo il blocco della stagione 2020 a ottobre. Di fatto il Covid ha portato alla chiusura delle strutture con una perdita di oltre l’80% del fatturato.

A rendere ancora tutto più inspiegabile il calendario delle riaperture del Governo che fissa al 26 aprile la “prima” per cinema, teatri e spettacoli all’aperto. Una condizione del tutto analoga in cui si svolge la giornata nei parchi a tema. «La disparità di trattamento rispetto ad altre categorie – spiega Giuseppe Ira, presidente Associazione Parchi Permanenti Italiani aderente a Confindustria e del parco tematico Leolandia, nella bergamasca – è configurabile in una vera e propria concorrenza sleale, che genera rabbia e risentimento negli associati. Siamo trattati peggio delle sale giochi e delle altre attività al chiuso, inclusi i ristoranti, nei quali si sosta per ore senza mascherina. Le attività dei nostri parchi si svolgono sempre all’aperto, con ampi spazi a disposizione e sotto il controllo di personale preposto, a differenza di quanto può accadere per strada o nelle aree gioco per bambini dei parchi pubblici, peraltro già aperte, dove manca ogni tipo di monitoraggio del distanziamento e non sono presenti i presidi per la sanificazione delle mani. Contingentiamo gli ingressi per evitare ogni rischio di assembramento e abbiamo predisposto severi protocolli di sicurezza che hanno già ampiamente dimostrato la loro efficacia lo scorso anno. Negli Usa i parchi sono stati aperti in febbraio, non appena è partita la campagna vaccinale, e in Gran Bretagna oil premier Boris Johnson hanno deciso di riaprire subito i pub all’aperto e tutti i parchi di divertimento».

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La data del 1° luglio decisa dal Governo porta a una totale disparità di trattamento rispetto ad altre attività che si svolgono all’aperto. Indirettamente una conferma arriva da Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma che su Facebook ha detto che «i parchi e le aree pubbliche siano rese fruibili ed adeguate ad accogliere palestre all’aperto, cinema, teatri, ristorazione, bar, punti di lettura e per ascolto di musica, concerti - sottolineando che -. ci sono le evidenze scientifiche che ci incoraggiano in questa direzione. Sempre ponendo attenzione alle misure di salvaguardia, sempre in sicurezza, ma sempre più avanti, sempre con maggiori spazi di socialità».

Partendo da questo presupposto suona ancora più incomprensibile la data del 1° luglio parificando ai parchi a tema all’aperto le manifestazioni fieristiche e gli stabilimenti termali che notoriamente sono presidi sanitari rimasti aperti anche durante il lockdown. Per questo l’associazione dei Parchi permanenti italiani (Ppi) si è rivolta al premier Mario Draghi, al ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Maria Stella Gelmini, al ministro del Turismo Massimo Garavaglia, al ministro della Cultura Dario Franceschini per segnalare lo sconcerto e la profonda delusione causata dalla roadmap delle aperture.

Una situazione pirandelliana se si pensa che lo scorso anno i parchi a tema hanno riaperto alla fine di maggio e, quest’anno, dalla riapertura dipende la sopravvivenza di circa 50mila addetti di cui 25mila occupati diretti e i restanti legati all’indotto. Senza contare le ricadute negative per alberghi, B&B, agriturismo, bar e ristoranti sorti in prossimità delle strutture. Altre migliaia di micro attività la cui sopravvivenza è legata a doppio filo con la riapertura in sicurezza dei parchi.

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