Falchi & Colombe

Per i parlamentari Ue i voti vengono prima del bene dell’Europa

Il tono dei dialoghi monetari con la Bce dipende dal clima macroeconomico del paese di appartenenza non dall’ideologia

di Donato Masciandaro

(Afp)

3' di lettura

Quale sarà l'atteggiamento dei politici europei nei confronti della Bce nei prossimi mesi? Christine Lagarde ne ha già avuto un assaggio lo scorso lunedì parlando ai parlamentari europei. Non saranno rose e fiori, perché finora i politici hanno mostrato di avere poco a cuore l’Europa e molto invece i desideri dei propri elettori. Non è solo l’idea più diffusa; ora lo dicono i dati.

È quello che si scopre chiedendosi quali sono stati gli argomenti che in questi anni i politici europei hanno affrontato quando hanno proposto interrogazioni ai vari presidenti Bce: Duisenberg, Trichet, Draghi, e ora Lagarde. Una ricerca in corso di pubblicazione ha analizzato tutti gli interventi dei parlamentari europei dal 1999 al 2019 nel corso degli incontri trimestrali con la Bce – i “dialoghi monetari”. Tali incontri sono il momento istituzionale in cui la Bce rende conto del suo operato, e i politici possono far sentire la loro “voce”. Si tratta di 1.911 interventi, formulati da 221 diversi parlamentari. In termini di percentuale sul totale, tenendo conto che solo gli estoni non sono mai intervenuti, i parlamentari più attivi sono stati nell’ordine i tedeschi (19%), i francesi (12%), i britannici (10%), gli spagnoli (8%), i greci (7%), gli olandesi (6%), i portoghesi (5%), e i lituani (5%); poi troviamo gli italiani (4%). Guardando invece all’appartenenza politica, i più attivi sono stati i Cristiano Democratici (34%), i Socialisti (28%), i Liberali (12%), poi i Conservatori (75); minore la “voce” sia della sinistra estrema (5%) che della destra estrema (5%).

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Ma quali sono stati i contenuti che sono stati toccati? Utilizzando gli strumenti più recenti di analisi del linguaggio, è possibile identificare gli argomenti che più frequentemente sono stati oggetto dell’interrogazione dei politici nei confronti della Bce. Poi, tali argomenti possono essere raggruppati in tre categorie, a seconda che riguardino l’obiettivo principale della politica monetaria europea – la stabilità dell’euro – ovvero gli obiettivi complementari – crescita economica e occupazione – oppure infine gli obiettivi esterni, cioè fuori dal mandato della Bce – come le politiche della spesa pubblica e del lavoro. La misurazione del peso di ciascun argomento mostra chiare dinamiche temporali; ad esempio il tema delle politiche monetarie non convenzionali si impenna nel 2015 – è nel 2014 che Draghi avviò quella nuova fase – mentre l’argomento delle politiche sui debiti sovrani è assente fino al 2010 – è del 19 ottobre di quell’anno la oramai famosa passeggiata di Merkel e Sarkozy a Deauville che viene considerata l’innesco della crisi. In generale, l’attenzione ai vari argomenti si correla con il ciclo economico: i riflettori si accentono sulla stabilità monetaria all’inizio della creazione dell’euro, durante la crisi del 2008, e subito dopo il 2015. Ed è quello che verosimilmente sta accadendo oggi, con i timori dei politici legati all’andamento dell’inflazione.

Poi c’è la domanda che tutti hanno in mente: l’attenzione dei politici è correlata alla posizione politica, alla nazione di appartenza, a entrambi i fattori, oppure a nessuno? Ebbene, quello che conta è la nazionalità, non l’ideologia. Per essere più precisi, quello che conta sono le condizioni macroeconomiche esistenti nel Paese del politico. In particolare, al politico interessano più la crescita e l’occupazione, che il controllo dell’inflazione; in più, le due finalità appaiono contrapposte. In altre parole, nella testa del politico c’è ancora quel dilemma tra crescita e inflazione che gli economisti chiamano relazione di Phillips, che non esiste più nei dati. Ma il fatto che qualcosa non esista più nei dati non significa che non sia importante per il politico, se lui pensa che può essere uno strumento per aumentare il suo consenso elettorale. È qualcosa che i cittadini europei dovranno aver presente quando sentiranno i politici parlare,
a favore o contro, dell’azione della Bce prossima ventura.

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