ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’attuazione della riforma

Per i penalisti prova telematica e nuove misure taglia tempi

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

3' di lettura

Gli avvocati cominciano a prendere le misure con la riforma del processo penale (legge 134/2021) voluta dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. Entro l’anno dovranno entrare in vigore i decreti legislativi di attuazione dei principi indicati dalla legge delega. L’obiettivo è ridurre del 25% la durata dei processi. Dall’ampliamento dei riti alternativi agli interventi sull’udienza preliminare, dal processo telematico al diritto all’oblio, sono molti gli aspetti toccati dalla riforma che interesseranno il lavoro dei penalisti.

Il processo telematico

«La strada è giusta perché il solo fatto di essere sottoposto a un processo è una punizione. La velocizzazione è fondamentale», dice Giuseppe Iannaccone, founder dello studio di Milano Iannaccone e Associati con expertise verticale sul diritto dell’impresa sia civile che penale (finanziario, societario e fallimentare). «L’allargamento dei riti alternativi – continua Iannaccone – è molto positivo perché riduce i tempi senza ledere le garanzie dell’imputato». Discorso diverso per l’impulso al processo telematico. «È un errore – sottolinea – perché l’oralità è l’essenza del processo penale e non va toccata, neanche con il consenso delle parti. «Il processo è una lunga avventura che cambia irrimediabilmente la vita della persone e la riduzione del ruolo orale dell’avvocato indebolisce l’interlocuzione con il giudice: uno scritto non ha le stesse capacità di incidere sulla decisione di un magistrato», conclude Iannaccone.

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«Gli strumenti telematici non funzionano per le udienze penali, perché si perde l’oralità, che è centrale per garantire il contraddittorio», conferma Rinaldo Romanelli, partner dello Studio legale associato Romanelli di Genova e responsabile dell’Osservatorio dell’Unione delle Camere penali sull’ordinamento giudiziario. Ma l’utilizzo della telematica nel processo penale non è da bandire. Anzi, per Romanelli «la digitalizzazione del processo penale è un passaggio inevitabile, che, se gestito correttamente, può agevolare la tutela dei diritti e ridurre i tempi. Le comunicazioni online sono molto utili – prosegue – perché permettono di ricevere gli atti in formato digitale». Quanto agli interventi sul processo previsti dalla riforma, per Romanelli avranno effetti deflattivi del contenzioso l’ampliamento della messa alla prova, l’estinzione per tenuità del fatto e per condotte riparatorie e l’aumento della procedibilità a querela. Mentre «è dubbia – osserva – l’efficacia della modifica dell’udienza preliminare, che a oggi non funziona come filtro».

Le altre novità

L’estensione delle misure che permettono di evitare il processo come la messa alla prova è sottolineato con favore da Giovanni Maria Piscopo fondatore dello Studio legale Piscopo di Bari, che opera sia nel settore civile che penale: «Aiuta l’imputato a maturare la consapevolezza di ciò che ha fatto e ne favorisce il reinserimento. L’effetto educativo è molto forte». Secondo Piscopo la digitalizzazione della trasmissione degli atti è positiva, poiché riduce tempi e costi. «Ed anche alcune udienze tecniche, come la prima udienza, possono essere svolte da remoto, mentre per altre (dibattimento o assunzione dei testimoni) l’oralità è imprescindibile».

L’introduzione del diritto all’oblio è una delle novità più interessanti della riforma secondo Giulia Checcacci, associate di Cleary Gottlieb, studio legale internazionale: «Prevedere che archiviazione, assoluzione e non luogo a procedere permetta di ottenere la deindicizzazione è segno di attenzione ai diritti dell’indagato-imputato». «C’è il processo – spiega Checcacci – ma poi, in rete, permane questo ricordo eterno che fa danni enormi e prescinde dall’esito del procedimento. Non sarà facile da realizzare ma va nella giusta direzione». Giudizio positivo anche sul processo telematico: «La riforma – osserva – ha adottato una soluzione di buon senso poiché lo condiziona al consenso delle parti. Il sistema online non pregiudica di per sé i principi di immediatezza, oralità e concentrazione su cui si basa il processo penale che a volte, a causa della dilatazione dei tempi, non vengono rispettati neanche in aula. Ciò che conta è garantire l’effettiva e consapevole partecipazione».

Si sofferma sulla riforma della prescrizione Andrea Puccio, fondatore di Puccio penalisti associati. La legge dispone che dopo la sentenza di primo grado, la prescrizione cessi, ma tiene a battesimo l’improcedibilità dell’azione penale, che scatta per l’appello dopo due anni (più la proroga di un anno per i giudizi complessi) e in Cassazione dopo un anno (più proroga di sei mesi); sono possibili proroghe per i delitti più gravi (come terrorismo e mafia). Sono «aspetti rilevanti – osserva Puccio – ma questo intervento non credo possa stravolgere l’attività professionale del penalista, in quanto la maggior parte delle prescrizioni si verifica entro la definizione del giudizio di primo grado. Infatti, la riforma intende anche velocizzare indagini preliminari e procedimento. Ma è opportuno attendere l’attuazione delle novità».

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