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Per petrolio e Gnl è caos nei mari dopo le sanzioni Usa contro Cosco

I noli delle petroliere hanno raggiunto livelli record e su alcune rotte stanno emergendo difficoltà nel trasporto di greggio e Gnl. Sono questi gli effetti (probabilmente imprevisti) delle sanzioni Usa contro due società cinesi controllate da Cosco Shipping, il più grande armatore del mondo. Un caso che ricorda quello che aveva visto protagonista la russa Rusal e che aveva sconvolto l’intera filiera dell’alluminio

di Sissi Bellomo


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3' di lettura

I trasporti marittimi di petrolio e gas liquefatto sono nel caos dopo le sanzioni comminate dagli Stati Uniti contro due società cinesi controllate da Cosco Shipping, il più grande armatore del mondo. I noli delle petroliere di stazza maggiore sono triplicati nel giro di una settimana. E l’impatto sui costi di approvvigionamento non è l’unica conseguenza della decisione di Washington.

Come nel caso Rusal – il gigante russo dell’alluminio finito a sua volta per dieci mesi nella blacklist degli Usa – l’azione del dipartimento del Tesoro ha messo in moto reazioni a catena che stanno creando difficoltà impreviste a livello globale.

A sorpresa la misura sta mettendo a rischio le forniture di Gnl dalla Russia,proprio alle porte dell’inverno. Teekay Lng, società quotata negli Usa, è finita nella lista nera perché socia di China Lng Shipping (controllata da una delle entità sotto sanzioni) in una joint venture paritaria che possiede metaniere rompighiaccio in servizio a Yamal Lng.

Novatek, che possiede l’impianto, ha subito rassicurato di essere in grado di «garantire le consegne ai clienti entro i termini contrattuali». Ma le navi in questione, che contano per il 40% della capacità di trasporto da Yamal, hanno caratteristiche particolari dovendo operare in condizioni climatiche estreme, sopra il Circolo polare artico, e sono state costruite su misura per la società russa. Di certo non sarà facile sostituirle.

Le sanzioni contro le controllate di Cosco minacciano intanto di ripercuotersi anche contro i petrolieri americani, ostacolandone le esportazioni in un momento già non facile per il settore dello shale oil.

«I noli erano già entrati in tensione per il bombardamento degli impianti petroliferi sauditi, poi sono arrivate a sorpresa le sanzioni di Trump e il rialzo si è accentuato», ricorda Paolo D’Amico, presidente di Intertanko, l’associazione internazionale degli armatori di navi cisterna. Per le Vlcc (Very Large Crude Carriers), super-petroliere capaci di trasportare 2 milioni di barili di greggio, «ormai si superano 70mila dollari al giorno, dai circa 25mila di prima degli attacchi contro Aramco».

Gli Usa si sono limitati a sanzionare due società della galassia Cosco: la Cosco Shipping Tanker (Dalian) e la Cosco Shipping Tanker (Dalian) Seaman & Ship Management, accusate di aver trasportato petrolio iraniano.

Non tutta la flotta dell’armatore cinese, che controlla una fitta rete di società (con legami non sempre trasparenti) è finita nella lista nera. E non c’è alcuna misura punitiva contro la holding Cosco Shipping, ha chiarito l’Ofac (Office of Foreign Assets Control). A differenza che in altri casi, come quello che aveva ingiustamente coinvolto l’armatore italiano Pb Tankers , l’ente responsabile di applicare le sanzioni Usa stavolta non ha però elencato i nomi delle navi finite nella blacklist.

«In questo momento – afferma D’Amico – c’è molta confusione, tutti sono terrorizzati di finire nelle maglie delle sanzioni secondarie. Il risultato è che ci sono una cinquantina di Vlcc considerate intoccabili », in pratica circa il 5% dell’intera flotta mondiale.

Diverse navi riconducibili al gruppo Cosco sono state bloccate nei porti o addirittura in navigazione da noleggiatori preoccupati per le possibili conseguenze. L’affannosa ricerca di petroliere alternative sta spostando le tensioni sui noli dal segmento delle Vlcc alle navi di stazza inferiore, in particolare le Suezmax da 1 milione di barili: chi non trova prontamente una Vlcc in sostituzione di una petroliera targata Cosco, si accontenta di due Suezmax.

La scarsità di navi disponibili è particolarmente acuta sulla rotta transatlantica: il viaggio di una Vlcc dalla US Gulf Coast all’Asia è arrivato a costare ben 10 milioni di dollari secondo Platts, un’impennata che compromette la competitività del greggio americano. «Quando hanno messo le sanzioni non credo che abbiano pensato a cosa avrebbe comportato per le esportazioni Usa e per i produttori Usa», ha commentato Olivier Jakob di Petromatrix.

Per le navi del gruppo Cosco – e a catena per i proprietari dei carichi trasportati – stanno emergendo anche altri problemi, che allungano la lista dei danni collaterali: Lloyd’s List riferisce di difficoltà nei rifornimenti di carburante (di solito si paga in dollari) e soprattutto sul fronte delle polizze, con ricadute su assicuratori e riassicuratori marittimi europei. L’armatore cinese sta infatti abbandonando il Gruppo internazionale dei Club P&I (Protection & Indemnity) per ripiegare sulla China Shipowner’s Mutual Association.

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