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Così per le Pmi la via dell’export passa dall’e-commerce

Una indagine Ups evidenzia come le vendite online siano la principale area di crescita per il prossimo biennio per raggiungere i mercati internazionali

di Enrico Netti

(Afp)

3' di lettura

Pmi alla sfida dell’e-commerce per esportare di più. Questa la priorità per le imprese che vendono online e la principale area di crescita su cui puntare per i prossimi due anni. Così il numero di Pmi che vende online è aumentato dall’inizio del Covid-19, passando da circa il 47% nel 2021 al 57% nel 2022: di queste, il 63% sono a conduzione femminile mentre il 55% sono guidate da uomini. La crisi pandemica e le vicende di attualità pongono i piccoli imprenditori davanti a nuovi scenari: le interruzioni della catena di approvvigionamento rappresentano un problema per circa il 46% di loro.

Il 55% delle imprese intervistate ha riscontrato una diminuzione del flusso di cassa dovuto alla pandemia e il 53% afferma di avere incontrato difficoltà con la conformità ai requisiti imposti dal Covid-19, mentre circa un quarto delle PMI ha chiuso definitivamente i punti vendita fisici. È quanto rivela una indagine di Ups svolta in collaborazione con Nathan Associates, Confartigianato Imprese, Federvini, Unioncamere e Pin, Polo Universitario Città di Prato dell’Università di Firenze.

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L’Italia si trova alla ventesima posizione nella classifica dell’e-Trade Alliance dei migliori paesi al mondo per le piccole e medie imprese per l’e-commerce: infatti, il contributo elevato della categoria alle esportazioni del Paese (53% in Italia rispetto alla media Ue del 25%) indica il forte potenziale delle Pmi. Tuttavia, queste si trovano a colmare dei gap che le ostacola nel cogliere le opportunità del mercato, tra cui la lentezza nell’adottare la digitalizzazione rispetto alla media europea.

Entrando nel merito del commercio digitale, tra le sfide maggiori emergono gli aspetti che riguardano la cybersecurity e la sicurezza online, il recupero dei costi connessi all’e-commerce (47%) e le spese legate al marketing e branding online (43%). ll 41% delle Pmi pone l’accento sull’accesso ai finanziamenti per il potenziamento dell’e-commerce, particolarmente determinante per il 60% delle imprese a conduzione femminile contro il 27% di quelle a conduzione maschile. Circa un terzo delle Pmi intervistate punta all’export e metà delle Pmi ha dichiarato che esportare è diventato più facile dall’inizio della pandemia, mentre il 40% ha affermato il contrario.

Tra le principali insidie che le Pmi italiane sono chiamate ad affrontare sull’export online, per il 60% risulta impegnativo l’accesso alle informazioni sui mercati internazionali, sulla conformità con le regolamentazioni commerciali e sui requisiti doganali; per il 57% la gestione delle tasse e dei dazi; per il 50% il supporto alle spedizioni e alla logistica. «La pandemia ha accelerato il trend degli acquisti online come mai prima, ma molte aziende non hanno ancora colto i vantaggi dell’e-commerce per entrare e crescere in nuovi mercati internazionali. Nell’ultimo anno abbiamo registrato un aumento del 10% delle Pmi italiane che vendono attraverso il web, ma c’è un enorme potenziale non ancora valorizzato. Poiché il livello di competitività per le attività di e-commerce è sempre più alto, dobbiamo lavorare insieme ad aziende e istituzioni per offrire le misure in grado di agevolare il più possibile le esportazioni e la presenza online delle Pmi. Il supporto arriva dalle nuove tecnologie, ma anche da iniziative come il nostro Women Exporters Program, che sostiene le imprese guidate da donne affinché possano acquisire l’expertise necessaria per avere successo oltre confine» spiega Britta Weber, Country Manager di Ups Italia.

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