Corte di giustizia ue

Per presunti abusi, gli alberghi possono citare Booking dinanzi ad un giudice nazionale

Secondo la Corte, nella valutazione dell’illecito, si deve far riferimento al le singole leggi del paese in cui l’hotel si trova.

di Annarita D'Ambrosio

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Secondo la Corte, nella valutazione dell’illecito, si deve far riferimento al le singole leggi del paese in cui l’hotel si trova.


2' di lettura

Un albergo che ha stipulato un contratto con la piattaforma Booking.com può, in linea di principio, citare quest'ultima in giudizio dinanzi ad un giudice nazionale per ottenere la cessazione di un eventuale abuso di posizione dominante. Lo ha stabilito la Corte Ue nella sentenza della causa C-59/19, intervenendo sul caso di un albergo tedesco. In contestazione erano le modifiche contrattuali che Booking aveva apportato dopo la stipula del contratto, respinte dalla proprietà dell'hotel che voleva si pronunciasse un tribunale in Germania sull'azione inibitoria proposta per ottenere nei confronti di Booking.com l'ingiunzione di astenersi da tre azioni precise, segno - a suo avviso - di un abuso di posizione dominante.

La richiesta avanzata dall’albergo

Ed ecco i tre tasselli su cui l’albergo ha chiesto l’intervendo del tribunale: 1) l’hotel non voleva fosse apposto al prezzo indicato dall'albergo, senza il suo consenso, la menzione «prezzo più vantaggioso» oppure «prezzo ridotto» sulla piattaforma di prenotazione; 2) non voleva gli fosse impedito l’'accesso ai dati di contatto forniti dalle sue controparti contrattuali (i suoi clienti che avevano acquistato il soggiorno tramite la piattaforma); 3) non voleva che si facesse dipendere il posizionamento dell'albergo da essa gestito, nei risultati delle ricerche effettuate, dal pagamento di una commissione superiore al 15 per cento.

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L’indicazione fornita dalla Corte di giustizia Ue

L'incompetenza rivelata dal Tribunale del land tedesco dove ha sede l'albergo, richiamando anche l'origine olandese di Booking, ha portato la pronuncia fino alla Corte di giustizia Ue, alla quale è stato chiesto di pronunciarsi sulla possibilità di applicazione dell'articolo 7, punto 1, lettera a), del regolamento Ue 1215/2012 concernente la competenza giurisdizionale. Nonostante i comportamenti della piattaforma contestati dall'albergatore si siano verificati nell'ambito di un rapporto contrattuale, precisa la Corte, il ricorso per abuso di posizione dominante inserisce la violazione tra gli illeciti civili dolosi o colposi, e in questo caso le norme europee prevedono che Booking.com possa essere citata in giudizio in Germania.

La palla passa a un giudice tedesco

Nel caso di specie, nell'atto introduttivo del ricorso la società proprietaria dell'hotel deduce una violazione del diritto tedesco in materia di concorrenza, il quale prevede un divieto generale di abuso di posizione dominante, indipendentemente da qualsiasi contratto o altro impegno volontario. Pertanto, la questione di diritto è se Booking.com abbia commesso un abuso di posizione dominante, ai sensi del menzionato diritto della concorrenza. Per accertarlo, sarà un tribunale tedesco a doversi pronunciare.


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