Sale in zucca

Per il Quirinale ci vorrebbe un nuovo Einaudi

È partita la corsa per l’elezione del Capo dello Stato. Molte le ipotesi in campo ma ancora i nodi sono tutti da sciogliere

di Giancarlo Mazzuca

Quirinale, Berlusconi: "Finche' c'e' Mattarella non ne voglio parlare"

2' di lettura

Si intensificano le grandi manovre per la scalata al Quirinale che avverrà all'inizio del nuovo anno: chi prenderà il posto di Sergio Mattarella? Proprio in questi giorni, infatti, con l'avvio del count-down finale, si moltiplicano i papabili. Tra i nomi che si fanno, c'è anche quello di Romano Prodi: l'ho interpellato ma lui si è giustamente chiamato “fuori” dalla corsa presidenziale anche perché, nelle elezioni del 2015, era stato impallinato in modo poco elegante dai franchi tiratori.

Il Professore mi ha confermato di non avere i numeri sufficienti per tentare la scalata, ma, con una battuta simpatica, ha aggiunto che, a differenza del passato, la mortadella, come lui era stato ribattezzato, va oggi molto di moda. Circolano anche le candidature di Silvio Berlusconi e, soprattutto, di Pierferdinando Casini ma in molti accarezzano pure l'idea di una presidente-donna: sarebbe la prima volta.

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Le mosse dei partiti

Resta il fatto che, con il trascorrere dei giorni, oltre alla “soluzione-Napolitano” (cioè la riconferma di Mattarella, una specie di prorogatio), prende sempre più piede l'ipotesi di dirottare il premier Draghi da Palazzo Chigi al Colle. Sul suo nome sembrano d'accordo anche diversi esponenti del centro-destra, a cominciare da Giancarlo Giorgetti. Anche se si è appena allineato alle posizioni del segretario del Carroccio Matteo Salvini, che sull'ipotesi Supermario non si è ancora pronunciato chiaramente, il ministro leghista appare molto determinato sulla scelta di Draghi tanto che, per convincere quei parlamentari che paventano in tal caso la possibilità di elezioni politiche anticipate, ha escluso a priori una simile ipotesi.

Effetto pandemia

Oggi più che mai abbiamo, in effetti, bisogno di una forte stabilità politica perché il terremoto pandemico non è purtroppo terminato e sono quindi indispensabili un presidente della Repubblica di prestigio ed un governo forte in grado di pilotare la nave tricolore fuori dalla tempesta. Se vogliamo fare un confronto con il passato, la situazione attuale assomiglia a quella degli anni del dopoguerra quando l'Italia era stata capace di risollevarsi dalle macerie di un conflitto mondiale. In particolare, a molti è tornata in mente la figura di Luigi Einaudi che è scomparso sessant'anni fa.

Draghi come Einaudi?

Fu proprio il grande liberale a pilotare l'Italia, dall'alto del Colle, verso la stagione del boom economico. Un curriculum, quello dello statista piemontese, che assomiglia molto al pedigree di Draghi: anche Einaudi era stato, in precedenza, governatore della Banca d'Italia e presidente del Consiglio. Ed ebbe pure una visione europea: la Bce, la banca centrale di Francoforte, non esisteva ancora, ma fu comunque proprio lui ad ispirare il famoso manifesto di Ventotene che aprì le porte alla Ue. Oggi ci vorrebbe davvero un Einaudi-bis: sarà la volta buona?

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