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Per raccogliere i frutti dell’alternanza scuola- lavoro occorre tempo

di Gianfranco Fabi

3' di lettura

Egregio Fabi,

i dati sulla disoccupazione giovanile ripropongono drammaticamente l’esigenza di fare tutto il possibile per invertire l’attuale tendenza negativa. Molto spesso si criticano le imprese per non avere il coraggio di investire direttamente sui giovani, di non proporre loro percorsi di apprendimento e conoscenza realmente utili a far apprezzare le reali opportunità professionali esistenti nel mondo della ricerca e della scienza. Non a ca so cito questi due settori in quanto centrali per il futuro professionale di molti nostri giovani.

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Alle imprese si è sempre chiesto di aprire le porte ai giovani per effettuare utilissimi stage di apprendimento e di formazione. Ritiene sufficienti le attuali forme di alternanza scuola-lavoro, forme che pur rinnovate con l’ultima riforma, appaiono ancora limitate nella sperimentazione e deludenti nei risultati? Non sarebbe utile studiare anche altre opportunità, percorsi alternativi, in questa difficile battaglia per rilanciare tra i nostri giovani l’interesse e la conoscenza per il sistema dell’innovazione e della ricerca?

Antonello Negro

Milano

Caro Negro, è certamente prematuro dare un giudizio sull’efficacia dei rinnovati percorsi scuola-lavoro entrati in vigore da poco più di un anno e che vanno quindi considerati ancora in fase complessivamente sperimentale. Tuttavia già in questo primo anno oltre il 90% delle scuole statali e paritarie ha avviato progetti di alternanza: un dato più che raddoppiato rispetto al periodo precedente. Le cosiddette “strutture ospitanti” (non solo imprese, ma anche pubblica amministrazione e non profit) hanno visto in prima fila la Lombardia (22%) e il Veneto (14%) mentre nel Mezzogiorno le scuole hanno fatto molta fatica a trovare collegamenti con il mondo del lavoro.

Ma ci sono moltissime iniziative che, in modi anche diversi, stanno cercando di rendere sempre più stretto l’intreccio tra il momento educativo e quello lavorativo. Si può citare l’evento di orientamento allo studio realizzato a metà novembre dalle piccole e medie imprese che nel “Pmi Day 2016” hanno aperto le porte delle fabbriche e degli uffici a migliaia di studenti delle terze classi delle scuole superiori. Così come non mancano le iniziative di singole imprese. Per esempio in Piemonte DiaSorin, il gruppo italiano della diagnostica in vitro con sede a Saluggia (Vc), ha lanciato il progetto “Mad for science” che premierà i licei scientifici che presenteranno i migliori progetti di sperimentazione scientifica in laboratorio; il premio consisterà nel dotare i laboratori degli strumenti tecnologici e dei materiali necessari agli esperimenti. Un altro esempio è quello degli istituti tecnici e professionali che partecipano al progetto “Traineeship”, promosso da Federmeccanica e ministero dell’Istruzione, proprio per favorire una l’alternanza scuola-lavoro: uno degli ultimi accordi è stato formalizzato nei giorni scorsi a Lodi tra l’Istituto tecnico Volta e l’azienda di software Zucchetti e si concretizzerà in 400 ore di formazione nell’arco di tre anni per gli studenti delle terze classi. Di esempi se ne potrebbero, fortunatamente, fare moltissimi altri in tutte le regioni italiane. Ci vorrà del tempo per vedere i risultati concreti. Ma è un segnale positivo il crescente, e ricambiato, interesse delle imprese verso un mondo giovanile che è un grande patrimonio proprio in termini di capacità di innovazione e di creatività.

g.fabi@ilsole24ore.com

Italia, Europa e l’intera umanità hanno perso un’occasione per progredire moralmente: quella che invece avrebbero colto con la nomina di Recanati a capitale della cultura. Come se lì non fosse nato, vissuto e non si fosse formato con l’animo dalla finezza infinita, Giacomo Leopardi. La poesia “L’infinito” non nacque per caso, non poteva non nascere, perché Leopardi fu un dono dell’Infinito; e a quell’infinito, a lui congeniale, tornò dopo breve, tormentato e soprattutto incompreso passaggio terreno. È leggendo e rileggendo quei versi, è chiudendo gli occhi pensando a quel viaggio fantastico oltre ogni barriera fisica, che possiamo avvicinarci al metafisico, al quale Leopardi può condurci con le sue poesie e con le sue riflessioni. Ma noi preferiamo viaggiare col corpo, non con il pensiero; adoratori di noi stessi, viaggiamo a bordo di mezzi d’ogni specie, forma e materiale, così ignorando i messaggi provenienti dall’infinito. Di continuo aleggiano a Recanati e dintorni, e su quel Colle, i messaggi di Giacomo Leopardi: son lì per esser colti. E con quelli viaggiare.

Lucio Postacchini

Monsampolo del Tronto (AP)

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