emergenza covid

Per le raccomandazioni Ue agli Stati in arrivo un salto di qualità

Finora si sono rivelate uno strumento debole, ma la pandemia ha cambiato tutto: d'ora in poi il loro rispetto sarà uno dei requisiti per ricevere gli aiuti di Next Generation EU

di Antonio Pollio Salimbeni

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Finora si sono rivelate uno strumento debole, ma la pandemia ha cambiato tutto: d'ora in poi il loro rispetto sarà uno dei requisiti per ricevere gli aiuti di Next Generation EU


2' di lettura

Una delle novità della gestione della crisi economica dovuta alla pandemia è che d’ora in poi il parametro per valutare se i governi conducono politiche economiche e di bilancio coerenti con l’appartenenza all’area euro sarà il rispetto delle raccomandazioni che ogni anno la Ue confeziona per ogni Stato.

Proprio le raccomandazioni, infatti, sono il riferimento di base per valutare se i piani nazionali di ripresa economica e di resilienza necessari per ottenere sovvenzioni e prestiti nel quadro di Next Generation EU. Non varranno solo per l’uso di 750 miliardi raccolti sul mercato e successivamente trasferiti e prestati ai governi: lo stesso meccanismo sarà utilizzato sempre di più nella ‘governance’ economica normale.

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Nella riforma del patto di stabilità di cui si parlerà nel 2021 ci sarà anche questo. L’idea di fondo è usare tutti gli strumenti per migliorare la capacità di crescita che poi è la condizione principale per ridurre il debito pubblico ancor più accumulato a causa della pandemia.

Da un'analisi dell'Europarlamento emerge un track record negativo

Portare al centro dell’attenzione le raccomandazioni economiche agli Stati (vanno dal fisco al funzionamento delle amministrazioni pubbliche, dalla riduzione delle sofferenze bancarie al funzionamento della Giustizia) è una specie di rivincita rispetto all’approccio eminentemente punitivo della vigilanza economica Ue.

Il Parlamento ha appena pubblicato un’analisi nella quale il tema viene ampiamente trattato. Una tabella molto interessante mostra che il lato debole delle “raccomandazioni” è che non vengono rispettate. Nei tre anni 2014-2016 gli Stati hanno fatto progressi sostanziali nel rispetto delle indicazioni Ue solo nella misura del 25%; per 50-75% delle raccomandazioni si parla di “alcuni progressi”; nessun progresso 25%.

L’analisi rimanda a quanto rilevato da tempo dalla Commissione: l’attuazione delle raccomandazioni da parte degli Stati è in costante diminuzione dal 2013. Tra il 2013 e il 2018 il progresso è stato inferiore al 50% in tutti i settori ad eccezione dei servizi finanziari, dell'accesso ai finanziamenti e dei regimi di insolvenza. I settori in cui gli sforzi di riforma sono rimasti al di sotto del 30% sono stati l’andamento del debito, l'ampliamento della base imponibile e la concorrenza nei servizi e nelle telecomunicazioni.

Sono risultati sul quale occorrerà meditare: finora le “raccomandazioni” si sono rivelate uno strumento assai debole.




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