prezzo record

Per il rame un rally stile anni ’80 (quando Mr Copper manipolava il mercato)

di Sissi Bellomo

3' di lettura

Il rame sta chiudendo il 2017 da protagonista, con prezzi ai massimi da 4 anni e una serie di rialzi così lunga che per trovarne una uguale bisogna risalire agli anni ’80, periodo in cui era all’opera Yasuo Hamanaka, il trader giapponese protagonista di uno più celebri casi di manipolazione dei mercati: lo scandalo Sumitomo.

Soprannominato «Mister Copper», ma anche «Mister 5%», poiché si dice che fosse arrivato a controllare il 5% dell’offerta globale del metallo, Hamanaka venne scoperto nel 1995, dopo dieci anni di operazioni illecite che avevano creato un “buco” di 2,8 miliardi di dollari.

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Non è chiaro se oggi il mercato sia manovrato da uno o più emuli di Mr Copper. Di certo ci sono speculazioni aggressive ad alimentare il rally che ieri ha portato il rame a quota 7.312,50 $/tonnellata al London Metal Exchange (Lme), un record da gennaio 2014.

Il metallo è in rialzo del 30% da inizio anno, la migliore performance dal 2010 e una delle migliori in assoluto sui mercati nel 2017, anche allargando l’orizzonte al di là delle materie prime.Ma ad impressionare sono soprattutto i movimenti di prezzo più recenti: i grafici evidenziano una salita ininterrotta per 10 sedute a Londra e ben 15 al Comex di New York, un fenomeno che non si verificava rispettivamente dal 1989 e dal 1984.

Nei mesi scorsi c’erano già state diverse fasi di tensione sul mercato, giustificate dall’entusiasmo per il piano sulle infrastrutture di Donald Trump, da scioperi in grandi miniere (prima Escondida, poi Grasberg) e dai piani anti-inquinamento in Cina.

Con gli analisti che si aspettano un deficit di rame, forse già dal prossimo anno, anche l’«effetto Tesla» ha fatto la sua parte, gonfiando le attese sui consumi: in ogni auto elettrica ci sono 60-90 kg di rame, contro i 23 kg di quelle a benzina.

Non è comunque facile identificare che cosa abbia innescato – e continui ad alimentare con tanta forza – il rally di questi giorni. In un periodo di festività ci si sarebbe aspettati una serie di sedute sonnacchiose, invece a dicembre il rame ha guadagnato oltre il 10%.

Gli acquisti spesso partono dalla Cina. Venerdì scorso ad esempio, nell’ultima seduta prima di Natale, a Shanghai ci sono stati scambi che l’agenzia Bloomberg definisce «misteriosi»: in 15 minuti, dopo le 21 ora cinese, sono passati di mano 22mila contratti sul rame. L’impennata – dei volumi e anche del prezzo – ha avuto ripercussioni a Londra e a New York, dove il metallo ha virato al rialzo.

Pretesti per acquistare rame non sono comunque mancati. Un fattore rialzista importante, ad esempio, è stato la voce che il maggior produttore cinese del metallo, Jiangxi Copper, a Natale avesse ricevuto l’ordine di chiudere per una settimana le fabbriche nell’omonima provincia per motivi ambientali. La società ha smentito, ma senza convincere, perché pochi giorni prima il suo maggiore concorrente, Tongling Nonferrous Metals, aveva avuto prescrizioni simili.

A sostegno del rame c’è anche l’entrata in vigore, dal 15 dicembre, di limiti molto rigidi alle importazioni di rottame in Cina: il provvedimento (di cui si parlava da mesi) restringe gli acquisti ai soli utilizzatori finali. L’import di metallo raffinato dovrebbe salire. E in effetti a novembre c’è stato un balzo del 19% ( a 329.168 tonn): un dato pubblicato mercoledì, che ha dato un’ulteriore spinta ai prezzi del metallo.

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