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Rider, cosa cambia con le nuove tutele e tutti i nodi da risolvere

L’emendamento al decreto legge 101/2019 spinge verso la contrattazione, ma nei mesi scorsi il tavolo ministeriale si è chiuso senza trovare un’intesa a causa della distanza delle posizioni di lavoratori e società

di Matteo Prioschi


Rider, ecco tutte le novità per i ciclofattorini

3' di lettura

L'emendamento al decreto legge 101/2019 su cui il governo ha trovato un accordo spinge il mondo dei rider, fattorini e piattaforme, verso la contrattazione collettiva, ma che la trattativa sia semplice e porti a un risultato è tutt'altro che scontato. Le prime indicazioni in questo senso sono emerse nel corso della giornata conclusiva del Convegno nazionale Agi 2019 degli avvocati giuslavoristi, che si è svolto a Verona.

A chi si applica la novità

Dalla bozza del testo, osserva Aldo Bottini, presidente Agi, «traspare l’intento di allargare il perimetro di applicazione dell’articolo 2 del Jobs act, la platea dei collaboratori etero organizzati a cui si applica la disciplina del lavoro subordinato. Comunque ci sarà l’intervento dei giudici per stabilire chi è e chi non è etero organizzato. Quanto ai rider in senso stretto, c’è un periodo di sei mesi per fare un contratto collettivo che consenta di individuare le modalità di pagamento. In assenza di tale accordo probabilmente ci saranno cause per rientrare nell’applicazione dell’articolo 2 e non si potrà pagare a consegna», ma su base oraria con retribuzione parametrata ai minimi tabellari di contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti.

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I possibili problemi

Una previsione critica per un settore che applica per lo più la retribuzione a cottimo, sulla base del numero di consegne effettuate. Previsione che però può essere “disinnescata” tramite un contratto collettivo ad hoc, sottoscritto dai soggetti, sindacali e datoriali, più rappresentativi. Il tentativo di trovare un accordo tra le parti in questo settore, tramite il tavolo convocato dal ministero del lavoro, è già fallito nel recente passato.

I dubbi della Cgil

E di fronte a questa nuova strada da percorrere, Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil, intervenendo al Convegno Agi, si è chiesta perché, a fronte della possibile applicazione dell’articolo 2 del Dlgs 81/2015, fare un accordo per diminuire tali tutele?

Peraltro, secondo Scacchetti, sarebbe stato meglio se il legislatore avesse specificato quali sono le tutele del lavoro subordinato che si devono riconoscere per effetto dell’articolo 2, magari anche quelle in caso di recesso dal rapporto di lavoro da parte del committente.

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Le diverse posizioni

Il tavolo ministeriale non ha raggiunto un risultato proprio per la profonda differenza di posizioni tra aziende e lavoratori, ha ricordato l’avvocato Silvia Tozzoli, che ha assistito una piattaforma. «Le imprese vedevano con favore l'introduzione dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, invece di affidarsi ad assicurazioni private sostitutive di quella pubblica» (cosa effettivamente avvenuta con il Dl 101/2019 ndr) ma «l’ingresso in blocco delle tutele del lavoro subordinato sarebbe insostenibile per le piattaforme, non solo dal punto di vista economico ma anche organizzativo».

Quale ulteriore variabile ci sono alcuni rappresentanti dei rider che nei giorni scorsi hanno contestato il passaggio dalla retribuzione a risultato a quella oraria, ritenuta meno premiante per chi è in grado di effettuare molte consegne in un arco di tempo limitato.

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Il caso inglese

Peraltro il confronto tra lavoratori della Gig economy e piattaforme è difficile anche in altri Paesi europei. In Inghilterra, come hanno testimoniato Jason Moyer-Lee, segretario generale del sindacato indipendente Iwgb, e Sheryn Omeri, avvocato che ha assistito driver di Uber, i giudici tendono a riconoscere le richieste dei lavoratori quando si va in causa, ma il governo non agisce a sufficienza per l’applicazione delle norme esistenti.

Nel paese anglosassone c’è una categoria intermedia di lavoratori, che si collocano tra i subordinati e gli autonomi, con relativa applicazione di alcune protezioni tra cui il salario minimo e le ferie pagate. Agli autisti assistiti da Omeri è stato riconosciuto questo inquadramento.

Cosa succede in Spagna

In Spagna ci sono state pronunce giurisprudenziali di orientamento differente, con in alcuni casi la qualificazione dell'attività come lavoro subordinato. Ma per l’avvocato Roman Gil, che ha assistito Deliveroo, non si può parlare di subordinazione perché i fattorini hanno autonomia nelle decisioni, tra cui quella se lavorare o meno, rifiutare le chiamate senza penalizzazioni, lavorare per più piattaforme, cosa impossibile con per i subordinati.

Secondo Gil questi lavoratori rientrano nella categoria, prevista dalle norme spagnole, dei lavoratori autonomi economicamente dipendenti e un applicazione integrale delle regole del lavoro subordinato rischia di non essere compatibile con le modalità di business delle piattaforme che non possono essere organizzate in modo tradizionale.

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