Interventi

Per il rilancio post-covid serve una politica industriale per il terziario

di Gaetano Fausto Esposito

3' di lettura

Le più recenti previsioni dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) sugli scambi internazionali sono meno drastiche e pessimistiche di quelle elaborate nei mesi scorsi. Intendiamoci, non c'è per l'anno in corso nessun dato neanche lontanamente positivo, ma la contrazione del 9,2% è comunque inferiore al - 13% stimato ad aprile 2020.
Tuttavia negli ultimi mesi sta emergendo un fenomeno che potrebbe avere risvolti inattesi: quello della scissione tra andamento del commercio internazionale e tasso di crescita del Pil dei diversi paesi.
In genere c'è una forte relazione tra queste grandezze, perché la domanda di esportazioni è strettamente legata all'andamento del reddito dei paesi e quest'ultimo alla dinamica del complesso dei beni e servizi prodotti.
Ciò vale quando le cose seguono un percorso ordinario. Ma oggi stiamo fronteggiando una situazione di straordinarietà: i provvedimenti di sostegno del reddito adottati praticamente da tutti i governi del mondo per ridurre gli effetti della pandemia hanno comportato un certo sollievo dal punto di vista dei consumi supportando in qualche modo la domanda sia interna che internazionale.
Tuttavia le diverse restrizioni imposte alla mobilità delle persone stanno avendo un fortissimo impatto sull'attività produttiva delle imprese, soprattutto in quei settori meno colpiti dalle precedenti crisi economiche.
Così la depressione pandemica, iniziata come crisi contemporanea di domanda e di offerta, ossia di carenza di consumi e di contrazione della produzione, per effetto dei provvedimenti di sostegno al reddito, e quindi ai consumi, sta comportando adesso un particolare impatto negativo per l'attività produttiva.
Certo, nel lungo andare i due effetti si ricompongono e domanda e offerta globale finiscono per ricongiungersi, ma nel frattempo come diceva John Maynard Keynes potremmo essere tutti morti!
In particolare poi la crisi sta colpendo molto duramente il settore dei servizi di mercato (commercio, turismo servizi alla persona, ecc.), tradizionalmente meno esposto alla concorrenza internazionale, che traeva una forte alimentazione – in particolare per Paesi come il nostro – dagli spostamenti delle persone.
Specialmente sotto pressione è il settore integrato della distribuzione, del turismo e di una parte consistente dei servizi alla persona.
La distribuzione commerciale poi è sottoposta alla concorrenza, spesso assolutamente asimmetrica, dell'e-commerce delle grandi piattaforme. Un solo dato riferito ad Amazon per cui si stima nel 2023 un fatturato di 44 miliardi di euro, per avere una idea circa la metà di quanto produceva tutto il comparto turistico italiano in era pre-covid.
Tra l'altro in Italia i servizi vendibili erano stati l'unico settore ad aver superato la fase negativa dovuta alla recessione del 2009, facendone anche un ammortizzatore socio-economico di quanto accadeva nell'industria, con un conseguente aumento del peso sulla produzione complessiva del Paese: unico settore tornato sopra i livelli pre-crisi 2009.
Allora è di stringente necessità rilanciare una politica d'intervento per il settore dei servizi, che non può evidentemente essere limitata ai soli provvedimenti straordinari di alleggerimento fiscale o di sostegno ai redditi, assolutamente indispensabili in questa fase, ma strettamente legati al periodo di emergenza.
L'elaborazione, già avvenuta da parte della Commissione e del Parlamento Europeo, di nuova Strategia industriale (mondiale, green e digitale) per gli anni a venire, va quindi accompagnata anche da una nuova strategia per il terziario, magari in più stretta relazione di filiera con quella dell'industria. E molto probabilmente da una più complessiva attenzione per questo comparto, troppo spesso marginalizzato proprio perché meno inserito nelle dinamiche di sviluppo internazionale, in stridente contrasto con il suo contributo alla crescita economica.
L'economista austriaco Joseph Schumpeter sosteneva che l'innovazione porta a forme di “distruzione creatrice” con aumento di opportunità, ma in assenza di adeguate policy per il terziario questa crisi causerà una forma di distruzione, che però rischia di essere … solo distruttrice per le imprese, l'occupazione e il reddito.

Segretario Generale di Assocamerestero

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