aziende in crisi

Per risolvere il nodo liquidità, fondo di solidarietà tra imprese in Irpinia

Modello innovativo nella zona rossa di Ariano Irpino: le aziende che continuano a lavorare mettono a disposizione fondi per chi ne ha bisogno

di Micaela Cappellini

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Modello innovativo nella zona rossa di Ariano Irpino: le aziende che continuano a lavorare mettono a disposizione fondi per chi ne ha bisogno


2' di lettura

«Io oggi sono un imprenditore che incassa e guadagna, ma non mi salvo da solo. Non voglio vivere in un paese dove le piccole imprese rischiano di non alzare più la saracinesca, dove il mio barista rischia di chiudere». L’imprenditore è Antonio Lo Conte, amministratore dell’omonimo gruppo che produce farine coi i marchi Molino Vigevano e Le Farine Magiche. E il paese di cui parla è Ariano Irpino, 22mila abitanti sulle pendici dei monti.

Il secondo comune più popoloso della provincia di Avellino dopo il capoluogo. «Le difficoltà qui ci sono da dieci anni - racconta Lo Conte - le vedevo prima, le vedo ora». Ad Ariano poi il virus ha colpito duro, il paese è Zona rossa nella zona rossa.

Se vado in banca, davvero me li danno subito i soldi? La risposta è no, il meccanismo è farraginoso. Anche quello per gli ammortizzatori sociali. Così, Antonio Lo Conte ha deciso di imboccare un’altra via e si è fatto capofila di un’alleanza tra le aziende attive del territorio per aiutare economicamente le attività che invece si sono fermate per colpa del coronavirus. Ne è nato un fondo di solidarietà per le imprese commerciali e artigianali della Zona rossa di Ariano Irpino, la cui gestione è stata affidata alla locale Confcommmercio e all’Andicom: le aziende che stanno continuando a lavorare mettono a disposizione i soldi, quelle che hanno

bisogno di liquidità chiedono un prestito. «Chi potrà lo restituirà - dice Lo Conte - l’importante è sostenere il tessuto economico e sociale del territorio».

Il fondo è già attivo e ci sono già imprenditori che hanno dato il loro contributo, compresa una banca. «Di questo meccanismo - racconta Lo Conte - mi piace che nessuno possa sapere quali aziende hanno contribuito, per quale importo e a chi è andato il denaro. L’obiettivo non è la pubblicità, ma il supporto concreto alla comunità». Nelle intenzioni dei promotori, i destinatari sono soprattutto i piccoli imprenditori con due o tre dipendenti, «quelli che non hanno garanzie da dare in banca - ricorda Lo Conte - ma che quando sono aperti svolgono anche un servizio sociale, perché mantengono vivo il nostro paese. Noi che continuiamo a lavorare anche in queste difficili condizioni dobbiamo ritenerci fortunati e abbiamo il dovere morale di agire a sostegno di chi, invece, in questo momento è impotente e rischia di vedere vanificati i sacrifici di tutta una vita».

Alle farine Lo Conte, gli affari dunque vanno bene? «Sarà anche vero che tutti sono in casa a fare pizza e dolci e che gli acquisti di farina al supermercato sono aumentati - dice l’ad - ma noi abbiamo perso tutto quello che vendevamo alle pizzerie e questo rappresentava la maggior parte dei nostri introiti. Perdiamo il 25% del nostro fatturato, e l’aumento del prezzo del grano non ci sta aiutando, ma noi abbiamo deciso di non scaricare questo extra-costo sui consumatori e teniamo invariati i prezzi. Facciamo fatica a trovare la materia prima, di 300 tipi di farine speciali che facevamo, oggi siamo in grado di produrne solo cinque. Ma almeno ecco, noi continuiamo a lavorare».

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