analisi

Per salvare le automobili bisogna prima salvare l’azienda

di Gian Primo Quagliano

(© Willy Matheisl)

2' di lettura

Il 2020 è cominciato come da copione anche per l’auto aziendale. Mercato fiacco, ma nei primi due mesi vi è stato un forte interesse in tutta Europa ed anche in Italia per l’auto elettrica.

Con il coronavirus lo scenario è radicalmente cambiato ed ora si deve pensare a come ripartire quando l’emergenza sarà finita.

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In questa ottica, la prima considerazione da fare, anche se scontata, è che dietro ad ogni acquisto di un’auto aziendale vi è sempre un’azienda. La parola d’ordine, anche per il mondo delle flotte, è dunque: salvare le aziende. Nessuna deve fallire, nessuno deve perdere il posto di lavoro, costi quello che costi in termini di debito pubblico con buona pace dell’Unione Europea. Poi occorrono misure specifiche anche per l’auto aziendale. Dice Massimiliano Archiapatti, presidente dell’associazione delle imprese di noleggio (Aniasa): «Il Governo ci deve ascoltare». Non è dunque il momento delle pregiudiziali ideologiche. Bisogna sentire chi vive i problemi sulla sua pelle. E aggiunge Giovanni Tortorici, presidente di Aiaga, l’associazione dei fleet manager: «Questa è la crisi peggiore possibile per l’impatto sul settore dell’auto. Il coronavirus colpisce tutta la filiera: dai produttori a tutto a quello che c’è a monte e a valle della produzione». Occorrono quindi misure specifiche anche per l’auto aziendale.

Tutto quello che ha dato buona prova in passato va riproposto a cominciare dai super ammortamenti anche per le auto, che vanno a vantaggio soprattutto delle società di noleggio, che possono però trasferire questo vantaggio ai loro clienti con canoni più bassi. Un’altra direttrice di marcia è salvaguardare il valore dell’auto usata, che è un capitale importante per tutti i privati e le aziende che possiedono auto. Questo significa che i furori ecologisti vanno rimandati a tempi migliori. Questo non significa invece che si deve interrompere il cammino verso l’auto elettrica. Può piacere o non piacere, ma la scelta è stata fatta e non si può tornare indietro. Occorre quindi renderla, nel contesto concreto in cui si vive, sempre più praticabile e questo vuol dire anche smetterla con la demonizzazione del diesel che distrugge valore anche per coloro che vogliono investire risorse nell’auto verde. E occorre quindi anche varare incentivi, non solo per l’auto elettrica, ma anche per la sostituzione di usato con usato più recente a beneficio dell’ambiente, della sicurezza e del patrimonio dei privati e delle imprese.

E ancora per l’auto aziendale, come dice Pietro Teofilatto, direttore dell’area fisco ed economia di Aniasa, deve finire l’assurda e iniqua penalizzazione fiscale che colpisce le imprese italiane e le mette in condizioni di inferiorità nella competizione internazionale. L’Italia vuole diventare un Paese normale anche da questo punto di vista. Perché questo succeda occorre anche semplificare fortemente i processi ed evitare, ad esempio, di scaricare sulle aziende conflitti di interesse tra articolazioni dello Stato per la riscossione del bollo.

Trasformare la grave crisi che ci è capitata in un’opportunità per migliorare il sistema sembra una missione impossibile, ma tutti abbiamo il dovere di provarci, dal comandante in capo all’ultimo soldato. Questa è una guerra che non possiamo perdere per noi, per i nostri figli, per i nostri nipoti.

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