le mosse del leader della Lega

Per Salvini ora c’è solo il governissimo

La proposta dei capigruppo di maggioranza di dar vita a un coordinamento permanente con i partiti dell’opposizione per condividere le misure necessarie ad affrontare l’emergenza è solo un primo passo

di Barbara Fiammeri

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Il leader della Lega Matteo Salvini (Ansa)

La proposta dei capigruppo di maggioranza di dar vita a un coordinamento permanente con i partiti dell’opposizione per condividere le misure necessarie ad affrontare l’emergenza è solo un primo passo


3' di lettura

Ormai non c’è altra possibilità. Sembra essersene convinto anche lui. Quando Matteo Salvini parla di “gabinetto di guerra” significa che è pronto a dire sì al governissimo. La proposta dei capigruppo di maggioranza, partita dal presidente dei senatori del Pd Andrea Marcucci, di dar vita a un coordinamento permanente con i partiti dell’opposizione per condividere le misure necessarie ad affrontare l’emergenza è solo un primo passo.

La collaborazione in Parlamento non basta
Anzi, a dirla tutta, Salvini ha acconsentito a dar seguito alla proposta lanciata dai dem per offrire un segnale di buona volonta (“noi siamo sempre disponibili a collaborare”) ma non ci crede. Anche perchè - questo è il ragionamento - non ha nessun interesse a facilitare il percoso all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, in cambio dell’inserimento di questo o quell’emendamento della Lega.

La corresponsabilità delle decisioni si ha solo al Governo
Quello che l’ex ministro dell’Interno vuole è avere riconosciuta la corresponsabilità delle decisioni. Ma questo riconoscimento è implicito solo per chi governa non per chi collabora. L’alternativa sarebbe quella di contrastare il Governo. Insomma, un’opposizione dura. Ma sarebbe oltre che irresponsabile poco remunerativa, come hanno confermato anche i sondaggi dell’ultimo mese. Senza contare che le elezioni politiche a questo punto sono destinate a slittare a dopo le elezione del Capo dello Stato del 2022.

La lezione che arriva da Zaia e Fontana
E poi il primo partito italiano, che guida gran parte delle regioni Nord, ossia quelle maggiormente colpite sia sul fronte sanitario che su quello economico, non può permettersi di stare alla finestra. Altrimenti rischia anche di essere scavalcato da chi oggi tra i suoi sta in prima linea come il governatore del Veneto Luca Zaia e quello lombardo Attilio Fontana. Basti pensare che oggi l’assessore alla Sanità della Lombardia, il forzista Giulio Gallera, sconosciuto fino a un mese fa, oggi è il più accreditato a contendere a Beppe Sala la guida di Milano.

Conte ma anche Meloni gli avversari del governissimo
Ovvio che l’idea del Governissimo non piace a tutti. Certo non a chi pagherebbe il prezzo più alto: il premier Giuseppe Conte. Ma neppure a Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia e il suo partito sono i soli che dalle europee in poi hanno avuto una crescita costante di consensi. Tanto che ormai stanno per agguantare il terzo posto scavalcando anche M5s. Meloni ci è riuscita rivendicando la coerenza di non aver mai fatto inciuci.

Coronavirus causa di forza maggiore
Ma nella Lega sono convinti che la rigidità di Fdi è destinata a infrangersi davanti a cause di forza maggiore. E la ricostruzione post emergenza sanitaria lo è. La leader di Fdi peraltro a tratti si è mostrata assai più collaborativa e anche sensibile ai moniti inviati dal Quirinale nelle ultime settimane e le rimarrebbe difficile sottrasi al richiamo di salvare il Paese.

I tempi e le variabili per il Governissimo
Il D-day è previsto per la fine dell’emergenza sanitaria. Che arriverà presumibilmente non prima di giugno. Prima di allora difficilmente si potrà assistere a un cambio di Governo. A meno che la situazione non precipiti. Ad esempio se l’Europa non mostrasse di volersi assumere la responsabilità di un intervento a sostegno dei Paesi poù colpiti ancorché più indebitati (e quindi esposti ai mercati) come l’Italia.

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