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Per una sana alternanza tra scuola e lavoro

Gli infortuni nelle imprese non hanno risparmiato i giovani protagonisti dell'alternanza scuola-lavoro. Gli studenti hanno manifestato affermando che non vogliono trovarsi in piazza perché qualcuno di loro muore mentre si trova in fabbrica

di Piero Formica

(industrieblick - stock.adobe.com)

3' di lettura

Gli infortuni nelle imprese non hanno risparmiato i giovani protagonisti dell'alternanza scuola-lavoro. Gli studenti hanno manifestato affermando che non vogliono trovarsi in piazza perché qualcuno di loro muore mentre si trova in fabbrica. Né essi vogliono che il lavoro svolto sia stupidità e paura tanto da indurli a nascondere la testa sotto la sabbia, come scriveva nel 1928 il filosofo inglese Aldous Huxley nel suo libro “Punto contro Punto”. E per quanto concerne l'istruzione, li arricchisce intellettualmente la scuola che crea tensione tra l'ordine delle cose già inventate e il disordine dell'innovazione che le modifica. L'alternanza è utile non solo se mirata alla loro professionalizzazione, ma anche se contribuisce alla coltivazione dell’intelletto e all’ampliamento della mente, come sosteneva il filosofo John Henry Newman. Lo stage dei giovani allievi in azienda deve essere un’esperienza umana vivibile, cioè collettiva, co-creativa, costruttiva e transdisciplinare. Deve contribuire all'arricchimento della cultura dell’intuizione e dell’immaginazione; dell'empatia verso la società e il nostro Pianeta.

Passi in questa direzione sono possibili nelle imprese che concepiscono modi rivoluzionari di lavorare, di progettare e fornire prodotti e servizi e persino di vedere il mondo. È questa l'imprenditorialità che si connota per la sua attenzione alla qualità della crescita. Essa propone una crescita sana dal momento che affronta problemi socialmente rilevanti quali, per esempio, l'inquinamento ambientale, la salute, la povertà e la fame. Peter Drucker, l'educatore austriaco naturalizzato statunitense che molto ha contribuito a gettare solide fondamenta filosofiche e pratiche sulle quali si regge l'edificio moderno dell’imprenditorialità, distingueva la crescita sana dall'ingrassamento e dal cancro. La crescita sana ha il colore della natura, è verde, essendo marcata dalla riduzione delle emissioni di carbonio. È una crescita realistica, come dimostra il calo costante delle emissioni di CO2 parallelamente alla crescita del PIL in decine di paesi. È questa imprenditorialità a dare valore anzitutto educativo e sociale all'alternanza tra scuola e lavoro.

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C'è di più. L'alternanza va vista alla luce del lavoro creativo che si confronta con la tecnologia. Gli stagisti non sono risorse, ciascuno di loro con una specifica competenza da impiegare a servizio dell'automazione con le sue regole pre-programmate e dell'intelligenza artificiale che simula il pensiero umano. Gli studenti sono persone attratte dall'ideazione, per poi tradurre le idee in azione affrontando, per esempio, le sfide poste dall'Antropocene e dal Novacene. L'Antropocene è l'era geologica presumibilmente incubata dalla prima rivoluzione industriale, con l'azione dell'uomo che esercita un'influenza dominante sul clima e sull’ambiente. Il Novacene si ritiene raffiguri l’età dell'iperintelligenza dall'incontro tra intelligenza umana con la sua condotta saggia ed etica e l'intelligenza artificiale con i suoi algoritmi e modelli. In questo nuovo scenario, l'alternanza dovrà dare un contributo all'innovazione della fabbrica tradizionalmente intensa come luogo dove la specie umana diventa una specie meccanica chiamata ad agire secondo schemi codificati di comportamento che, seppur inintenzionalmente, possono recare danni fisici.

In definitiva, alternarsi tra scuola e lavoro vuol dire esplorare, conversare e condividere trovandosi al crocevia dell'innovazione. Percorrendo la via dell'esplorazione si può scoprire un luogo sconosciuto e apparentemente improbabile che si rivela fonte di intuizioni utili per completare il percorso che dalla scoperta porta all'innovazione e termina con l'applicazione. La conversazione è il ‘luogo' causale dove dibattendo ci si libera dai vecchi schemi e vengono alla luce idee profondamente nuove che si incrociano e si moltiplicano. L'innovazione è uno sport di contatto che porta a dire “io uso la tua idea in un campo diverso dal tuo; puoi fare lo stesso con la mia idea'” Avviene anche che si prenda conoscenza di tecnologie in assenza delle quali l'innovazione non potrebbe tagliare il traguardo. Le idee nuove si condividono mescolandole, fondendole o, ancora, inserendole in cose esistenti. Le combinazioni abbattono l'ostacolo dell'innovazione solitaria e incompleta che ne allunga la gestazione o mai permette di raggiungere il traguardo dell'applicazione.

«La storia umana diventa sempre più una corsa tra l’educazione e la catastrofe», scriveva Herbert George Wells, scrittore britannico famoso soprattutto per la sua fantascienza. L'educazione che coltiva l'immaginazione al posto della conoscenza a priori – come suggeriva il filosofo ed economista inglese John Stuart Mill – ci allontana dalla catastrofe. L'esperienza frutto della sperimentazione e dell'esplorazione è un altro passo contro il disastro. Gli studenti che immaginano, esplorano e sperimentano avranno modo di cogliere in ampiezza e profondità le conquiste della scienza sia come acquisizione di nuova conoscenza sia in termini di nuovi prodotti e servizi utili. Inoltre, essi apprezzeranno la natura sfaccettata della scienza nel contesto dell’ambiente sociale, politico e culturale dell’epoca e dell’ambiente geografico in cui si svolgono le attività di ricerca con le loro ricadute imprenditoriali.

piero.formica@gmail.com

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