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Per le serie tv e il cinema sinergia tra gli artigiani e le Film Commission

Nuove opportunità

di Valeria Zanetti

Lago di Braies. Una scena tratta dalla serie Un passo dal cielo con Terence Hill . (IPP)

3' di lettura

Gli artigiani triveneti tendono la mano alle Film Commission del Nord Est, enti di emanazione regionale che fanno da raccordo fra le produzioni cinematografiche nazionali o internazionali e il territorio, capaci di creare le condizioni per attrarre investimenti da parte dell’industria dell’audiovisivo.

Le tre regioni, ricche di bellezze paesaggistiche e di testimonianze architettoniche, sono da sempre molto attrattive per i set cinematografici. Già nel ’54 Luchino Visconti ambientò le riprese del suo capolavoro, Senso, tra le colline di Custoza, la frazione Valeggiana di Borghetto, nel Veronese, e soprattutto a Venezia, che ogni anno calamita l'interesse di produzioni di tutto il modo e si trasforma in set cinematografico o pubblicitario. Scelta negli ultimi vent'anni per ambientare Pane e Tulipani (2000), Casanova (2005), 007 Casinò Royale (2007), The Tourist (2010), The New Pope (2019), solo per fare alcuni esempi, la città lagunare non è l’unico set amato a Nord Est.

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Di recente si è rivolta alla Film Commission del Friuli Venezia Giulia la produzione della serie Rocco Schiavone. In questi mesi, la fiction di Rai 1 di Lux Vide “Un passo dal cielo” ha permesso a tantissimi telespettatori di conoscere il lago di Braies e la Val Pusteria, in Trentino Alto Adige.

Una sinergia strutturata tra Film Commission locali ed associazioni di categoria, in rappresentanza delle imprese artigiane dell’audiovisivo può mobilitare anche le competenze di moltissimi mestieri del comparto tra acconciatori, truccatori, costumisti, scenografi, arredatori e musicisti. Senza considerare l’indotto da vitto ed alloggio delle troupe.

Per questo Matteo Ribon, Gianni Sarti e Roberto Fabris, segretari rispettivamente di Cna Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia hanno chiamato a rapporto i direttori delle Film Commission locali, evidenziando che «dal cinema dipendono migliaia di attività e maestranze a Nord Est: nel momento della ripartenza chiediamo alle tre organizzazioni di promuovere queste nostre professionalità in modo da garantire servizi di livello alle produzioni ed insieme sostenere le nostre piccole imprese».

In pratica, l’attrattività del territorio può risultare amplificata se qui le produzioni possono trovare oltre ad agevolazioni fiscali o sostegno economico ai rispettivi progetti, anche servizi di qualità. Se poi la sinergia si estende a tutta la macroregione, può avere un effetto moltiplicatore di opportunità. Le occasioni non mancano. «Film Commission e Fondo audiovisivo del Friuli Venezia Giulia esistono dal 2007 e si rapportano con una quarantina di imprese del territorio, oltre che con chi viene da fuori. A febbraio, giugno ed ottobre solitamente arrivano i nostri bandi per permettere alle produzioni di organizzarsi», afferma Paolo Vidali, direttore del Fondo.

«La Film Commission del Veneto è arrivata quasi per ultima in Italia. Come direttore mi sono insediato a febbraio 2020», racconta Jacopo Chessa, ricordando come la Regione abbia sostenuto nel periodo il cinema con due bandi finanziati con fondi Por Fers per oltre 8 milioni di euro generando 38 progetti.

«Tra le strategie che stiamo mettendo a punto, il finanziamento per lo scouting di location in fase di preproduzione, in modo da promuovere anche le ambientazioni meno conosciute e un programma di formazione delle maestranze «molto spesso insufficienti sul territorio o difficilmente rintracciabili«, spiega. Inoltre, per incentivare gli investimenti da parte delle imprese, specializzate anche nei comparti economici più distanti dall’audiovisivo, la settimana scorsa Regione, Film Commission, Unioncamere veneti e Cuoa business school di Altavilla Vicentina hanno promosso il webinar «Cinema e Impresa. Elementi per un incontro virtuoso», nel corso del quale sono state illustrate, tra l’altro, agevolazioni finanziarie e modalità di partecipazione ai costi delle produzioni, da considerare come opportunità di investimento e comunicazione, in particolare sul territorio veneto.

«Si tratta di un appuntamento proposto per la prima volta in questi termini», osserva Chessa. Ai partecipanti è stato evidenziato come il comparto della produzione audiovisiva sia stato in grado, nell’ultimo anno, di resistere alle costrizioni imposte dalla pandemia, facendo fronte a una domanda di contenuti aumentata dalla fruizione unicamente casalinga e dall’esplosione delle piattaforme. Partecipare a vario titolo ad un lavoro di qualità può quindi rappresentare un investimento in comunicazione ed immagine, agevolato anche fiscalmente, che le imprese trivenete possono prendere in seria considerazione.

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