i nodi della ripresa

Per la specializzazione degli avvocati traguardo in vista entro fine anno

Le riforme della monocommittenza e dell’equo compenso sono invece legate al calendario parlamentare

di Elena Pasquini

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(AdobeStock)

Le riforme della monocommittenza e dell’equo compenso sono invece legate al calendario parlamentare


3' di lettura

Il condizionale incombe sul cammino delle riforme per la professione legale. La ripresa riporta in calendario quanto sospeso dall’emergenza, con nuove consapevolezze sulle lacune del sistema giustizia. In prima linea la riforma del processo civile e penale, che potrà contare anche sui rilievi evidenziati dallo sportello permanente per il processo telematico, istituito a fine luglio grazie all’intesa tra il ministero della Giustizia e il Consiglio nazionale forense (Cnf). Insieme ai temi delle specializzazioni, della riforma dell’accesso alla professione forense (e le nuove previsioni per l’esame abilitativo), della monocommittenza e dell’equo compenso.

Sui tempi per chiudere le partite pesa l’incertezza del quadro epidemiologico e delle priorità che interesseranno il Parlamento, soprattutto per gli iter più lunghi relativi ai cosiddetti avvocati “dipendenti” e all’introduzione di revisioni nell’attuale normativa sull’equo compenso. Pur riprendendo fin da questo mese il cammino, questi due progetti di riforma difficilmente troveranno una loro forma definitiva prima della seconda metà del 2021.

Compensi e monocommittenza

Nel primo caso, infatti, i circa 30mila avvocati interessati dal fenomeno, dovranno attendere che il mandato affidato all’Organismo congressuale forense (Ocf) al termine dell’ultimo Congresso forense, prenda vita sotto forma di proposta di legge. Poi inizierà il cammino legislativo e gli input degli organismi di categoria potrebbero non essere sufficienti per procedere spediti. Allo stesso modo, per quanto riguarda l’equo compenso, la riforma della norma all’attenzione del legislatore – pur beneficiando della coralità d’intenti con le altre professioni – dovrà sciogliere nodi risalenti nel tempo in un mutevole contesto politico, economico e sociale: la tendenza dei cosiddetti contraenti forti a restringere i campi d’applicazione, l’inclusione delle Pmi, l’assoggettamento esplicito della Pa alla normativa nei principi e nella contrattazione, la rimozione dell’esclusione per gli agenti di riscossione e del dubbio interpretativo rispetto alla vigenza.

A spingere per trovare soluzioni equilibrate contribuiranno anche i numeri e gli organismi dedicati. I cento nuclei di monitoraggio istituiti presso gli Ordini forensi hanno permesso al Cnf di condividere 52 segnalazioni di non corretta applicazione nel tavolo con il ministero della Giustizia a inizio estate. Tavolo che via Arenula ha voluto replicare con un nuovo nucleo di monitoraggio per gli Ordini aderenti alla Rete delle professioni tecniche.

L’accesso alla professione

L’accesso alla professione, al netto delle necessarie interlocuzioni tra le parti interessate, potrebbe essere riformato in breve tempo. L’ultimo atto è stata l’entrata in vigore, lo scorso 11 agosto, del decreto Giustizia 80/2020: l’avvio dei corsi obbligatori per accedere all’esame di abilitazione, da affiancare alla pratica, slitta di due anni, fino al 31 marzo 2022. Nel mentre sono arrivate le correzioni degli ultimi scritti e si immagina come affrontare la nuova sessione nel caso dovesse continuare lo stato di emergenza.

Le specializzazioni

Atteso entro l’anno invece l’inserimento nell’ordinamento italiano delle specializzazioni forensi. Il parere favorevole delle commissioni presso la Camera e il Senato sullo schema di decreto ministeriale che modifica il Dm 144/2015 riporta all’attenzione del ministro il testo, che già aveva avuto il via libera del Consiglio di Stato a inizio 2020. Mancherebbe solo la firma di Bonafede, purché si trovi un bilanciamento tra i rilievi del Parlamento e quanto ritenuto utile per l’applicazione della riforma.

Tra tutti, probabilmente il maggior imbarazzo arriverà nella consultazione con il comitato delle associazioni non specialistiche, a maggior ragione dopo la lettera che Agi , Aiaf, Uncat , Camere civili e Camere penali hanno inviato a via Arenula in risposta alla richiesta di Montecitorio di consentire al Cnf di stipulare convenzioni anche con associazioni rappresentative non specialistiche.

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