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Per T293 meno fiere e gli artisti al centro dell’attività

La galleria romana già molto attiva sul digitale ha rafforzato il rapporto a “distanza” con i collezionisti e gli artisti pronti a esporre

di Silvia Anna Barrilà

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Marco Altavilla e Paola Guadagnino

La galleria romana già molto attiva sul digitale ha rafforzato il rapporto a “distanza” con i collezionisti e gli artisti pronti a esporre


3' di lettura

La galleria di Roma T293 ha accusato meno il colpo della chiusura delle fiere poiché già da anni aveva tagliato il numero delle partecipazioni, sopperendo con il lavoro in galleria e la comunicazione digitale. Adesso Marco Altavilla e Paola Guadagnino aspettano che riapra lo spazio per proseguire le attività.
Quali sono stati gli effetti del Covid-19 sull'attività?
Gli effetti più immediati sulla nostra attività sono stati l'interruzione della regolare apertura al pubblico dello spazio, la cancellazione di tutti gli opening previsti, la privazione dello spazio, non solo come luogo espositivo, ma anche di incontri e di attività. Nell'ultimo anno e mezzo, infatti, abbiamo ripensato l'identità e la funzione dello spazio espositivo cercando di riattivarne un senso diverso ed una operatività più stratificata e dinamica, ospitando non solo le mostre, ma anche book launch, eventi musicali, progetti speciali, avviando uno showroom e organizzando incontri di gruppo con una serie di collezionisti: lo spazio fisico come luogo reale per l'arte e il suo pubblico per noi è diventato necessario per bilanciare la globalizzazione dell'arte e la standardizzazione di tutto il sistema. In parallelo abbiamo implementato la comunicazione sui canali social coinvolgendo critici e curatori, producendo interviste agli artisti ospiti della galleria e seguendo un progetto visivo e concettuale di Instagram.

Come ha affrontato la crisi la galleria?
Dopo il lockdown e l'esplosione della pandemia, non abbiamo fatto altro che lavorare tutti da casa insieme allo staff, continuando a sviluppare quell'idea di comunicazione già avviata e, avendo più tempo, visto che tutto ciò che era correlato all'attività espositiva è venuto meno. Abbiamo lavorato, quasi come una redazione di una rivista, elaborando nuovi contenuti editoriali e format, e allo stesso tempo abbiamo avuto più tempo per concentrarci sulle vendite online con risultati non affatto trascurabili. Paradossalmente anche il rapporto a “distanza” con i collezionisti è diventato più costante e “intimo” attraverso il telefono e Whatsapp. Instagram è diventato il centro di smistamento dei nostri contenuti (mostre online, interviste dal vivo, viewing room, studi d'artista, archivio video su YouTube), cercando sempre la cura del dettaglio e un contenuto che potesse essere di reale interesse agli appassionati di arte contemporanea. Siamo consapevoli che nei prossimi mesi estivi ed autunnali la vita sociale e lavorativa riprenderanno entro dei limiti molto stringenti, ma riprenderemo sicuramente a far mostre, seppur senza la presenza degli artisti e senza gli opening, per poter partire dalla fisicità del progetto espositivo e diramarlo attraverso la comunicazione digitale.

Trey Abdella, Last Call, 2019, acrilico, vetro, perline, tessuto, colla e glitter su tela, 198 × 173 cm, Courtesy of the artist and t293

A quante fiere avreste dovuto partecipare quest'anno?
Da quattro anni abbiamo smesso di fare tante fiere per dare centralità alla galleria, agli artisti e alle produzioni. Ci siamo chiesti quali fossero i motivi reali di fare le fiere? Il perché dell'insensato sforzo economico e di capitale umano che una galleria doveva investire per poi rischiare di perdere di vista la centralità dello spazio e le risorse economiche ricavate dalle mostre in galleria. Abbiamo sopperito alle fiere con una buona comunicazione. La pandemia ha definitivamente reso evidenti questi nervi scoperti del sistema dell'arte.

Avete dovuto sostenere dei costi nonostante la cancellazione delle fiere?
Quest'anno avevamo deciso di presentare un solo show di Trey Abdella a Frieze New York . La fiera è stata molto tempestiva nel cancellare l'edizione del 2020 e lanciare un app che consentirà agli espositori e ai collezionisti di incontrarsi virtualmente. Il tutto a costo zero. Sono anni che il mercato si è sviluppato online. Noi offriamo agli artisti esperienze uniche in città come Napoli prima e ora Roma e la possibilità di entrare in contatto con le comunità locali di collezionisti e curatori, per poi espandere il mercato a livello digitale. Certo in passato le fiere internazionali sono state fondamentali per farci conoscere e presentarci con progetti ambiziosi ai limiti dell'invendibilità. Ma negli ultimi anni, purtroppo, le fiere hanno perso questa forza.

I collezionisti hanno acquistato o mostrato interesse per l'arte online in questo periodo?
I collezionisti sono abituati da ormai quasi dieci anni a muoversi online attraverso i social, i siti delle gallerie e i forum.

Come vivono i vostri artisti questo momento?
In vari modi. Ognuno ha trovato nello studio una luogo sicuro, dove poter produrre le opere e ripensare i meccanismi che regolano la creazione dell'opera e la sua destinazione. Per la maggior parte di loro la sostenibilità di quello che hanno creato li sta traghettando in salute attraverso la pandemia. Nessuno ha fatto il passo più lungo della gamba, allestendo studi e team di assistenti. Alla lunga il basso profilo paga. Nessuno di loro è talmente didascalico da riferirsi alla situazione attuale nel realizzare le opere. Sono sicuro che si stanno preparando ad esporre con un entusiasmo esplosivo.

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