TELECOMUNICAZIONI

Per Tim l’obbligo di un comitato di sicurezza

di Celestina Dominelli e Carmine Fotina

(ANSA)

3' di lettura

Gli obblighi del «golden power» su Vivendi riguarderanno anche Tim oltre a Telecom Sparkle e Telsy, come anticipato dal Sole 24 Ore del 14 ottobre. Lo ha deciso ieri il consiglio dei ministri. Dovrà essere previsto un componente di gradimento dell’esecutivo da nominare nei cda di Tim e delle controllate Sparkle (cavi sottomarini internazionali) e Telsy (apparati e terminali di sicurezza Ict). E, per la prima, si prevede anche l’obbligo di un’«Organizzazione di sicurezza» che dovrà essere coinvolta in tutti i processi decisionali riguardanti «le attività strategiche e la rete» e che dovrà, tra l’altro, supervisionare tutte le attività «svolte nei diversi ambiti aziendali e attinenti alla gestione degli asset rilevanti ai fini della difesa e della sicurezza nazionale. Sono questi i passaggi più significativi del Dpcm (decreto della presidenza del Consiglio) con cui il governo ha esercitato il «golden power» e che è in corso di trasmissione alle Camere (si veda anche l’art. a pag. 20).

Palazzo Chigi, però, ha messo in pista ieri anche un’altra mossa. Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, in seguito alla notifica depositata da Tim nei giorni scorsi, il governo ha formalizzato alla società l’avvio di un procedimento, sotto l’egida del ministero dello Sviluppo Economico, che prelude al possibile esercizio del golden power anche nei confronti di quest’ultima facendo in sostanza valere, in questo caso, l’articolo 2 del decreto del 2012 che disciplina gli asset giudicati strategici per le telecomunicazioni. Il Mise, si specifica, è «l’amministrazione responsabile dell’istruttoria e della proposta per l’esercizio dei poteri speciali». Una decisione, quest’ultima, che arriva alla vigilia dell’incontro, in programma per giovedì, proprio tra il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e l’ad di Tim, Amos Genish. Sul tavolo la possibile societarizzazione sul modello inglese Openreach, che potrebbe aprire una strada per un eventuale approdo in Borsa con ingresso della Cdp.

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Tornando, invece, alla decisione adottata ieri, in base allo schema approntato a valle dell’istruttoria a cui ha lavorato il gruppo di coordinamento, che affianca la presidenza del Consiglio in questo dossier, e di cui il Sole 24 Ore è venuto in possesso, i nuovi membri del board dovranno possedere il Nos (vale a dire, l’abilitazione alla gestione di informazioni per la sicurezza nazionale). Quanto a Telecom Italia, il Dpcm dispone, come detto, la costituzione di un comitato di sicurezza che dovrà essere pienamente autonomo sia sotto il profilo economico-finanziario che di gestione del personale. A capo di questa nuova unità, dovrà essere poi designato un funzionario da individuare in una terna di candidature formulate dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. All’unità saranno attribuiti poteri incisivi e dovrà dettagliare lo stato di conformità alle prescrizioni e condizioni imposte dall’esecutivo, su cui vigilerà un comitato di monitoraggio appositamente costituito presso Palazzo Chigi. Tim dovrà poi approvare un piano di security che includa una ricognizione degli asset e delle attività di carattere strategico, la programmazione annuale sulle criticità «anche solo potenziali», nonché gli obiettivi di sviluppo manutenzione e gestione delle attività strategiche e le risorse destinate. Telecom deve poi mantenere «stabilmente» nella penisola «le funzioni di gestione e sicurezza delle reti e dei servizi e delle forniture che supportano le attività strategiche e strategiche chiave».

La società dovrà poi «fornire preventiva informazione» su tutte le decisioni che possano «ridurre, anche solo temporaneamente, o cedere capacità tecnologiche, operative, industriali nelle attività strategiche» e sarà altresì chiamata a garantire «la continuità e il mantenimento in Italia» di tutte le attività attinenti la difesa e la sicurezza nazionale forniti dalle società alle forze armate, alle forze di polizia e alle altre amministrazioni dello stato, che dovranno essere “blindate” anche per quanto attiene i diritti di proprietà industriale e il know how. Per Sparkle, poi, arriva la richiesta di «un adeguato piano di investimento e sviluppo» per reti, sistemi, nonché per prodotti e soluzioni crittografiche, con l’ulteriore obbligo di comunicare quanto deciso al comitato di monitoraggio e al gruppo di coordinamento che dovranno essere investiti anche di qualsiasi «variazione e riorganizzazione degli assetti societari», come pure di «qualsiasi piano di cessione o alienazione», al fine di valutarne l’impatto sulla sicurezza nazionale». Mentre Telsy dovrà proteggere ancora di più le informazioni sensibili detenute.

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