LA SAGA DEI NOBILI ROMANI

Per i Torlonia un sequestro di 40 milioni dal Tribunale

Irragionevole per i giudici la vendita «senza garanzie» della Banca del Fucino a Igea

di Gerardo Graziola


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Villa Albani una delle proprietà di maggior pregio a Roma della famiglia Torlonia

3' di lettura

La scelta della famiglia Torlonia di vendere Banca del Fucino, di proprietà della famiglia da tre generazioni, a Igea Banca «senza alcuna garanzia concreta» di poter rientrare nell’azionariato in futuro, nonostante un patto che obbliga l’azionista storico a sottoscrivere almeno 14 milioni di aumento di capitale entro due anni, è irragionevole. Per questo il rampollo della famiglia, Alexander Poma Murialdo, è responsabile, in quanto amministratore, di un danno cagionato alla holding di famiglia, la Torlonia Partecipazioni spa, e il danno procurato giustifica un sequestro conservativo dei suoi beni per poco meno di 40 milioni.

Questa la convinzione del giudice del Tribunale di Roma, Cecilia Bernardo, fatta sulla base della «sommaria cognizione» dei fatti riportati nella citazione per danni, ai fini di un sequestro cautelare, presentata dallo zio di Poma Murialdo, Carlo Torlonia, primogenito del defunto principe Alessandro Torlonia. Carlo Torlonia, assistito dall’avvocato Adriana Boscagli, ha chiesto di sequestrare 120milioni per la tutela dei suoi interessi, richiesta accolta parzialmente per un importo di 40 milioni. Il giudice romano definisce «irragionevole e priva di giustificazione» la modalità di dismissione della Fucino, decisa da Poma Murialdo in quanto amministratore della holding che deteneva, fino a novembre scorso, la totalità del capitale della piccola banca radicata nella Capitale, scrigno di molte fortune delle famiglie della nobiltà romana. La Banca, emerge dalla sentenza, in cinque anni, in conseguenza di una cattiva gestione, ha “bruciato” 120 milioni di patrimonio, compresi i 30milioni della vendita dell’immobile dove ha sede la banca, in via Tomacelli. In particolare la lente del giudice ha ingrandito i termini dell’accordo quadro tra Torlonia Partecipazioni e Igea Banca, documento celato per mesi alla vista di Carlo Torlonia che ha dovuto penare a lungo, con l’aiuto del Tribunale, per ottenerne visione. Igea Banca ha rilevato Banca del Fucino con una prima iniezione di capitale di una cinquantina di milioni dopo che i Torlonia hanno accettato l’obbligo di partecipare al ripianamento delle perdite e all’azzeramento del capitale senza mantenere il diritto di opzione e perdendo quindi la qualità di soci. Una scelta, quella firmata da Poma Murialdo, ritenuta dal magistrato nella sentenza appunto irragionevole e priva di giustificazione. Il danno alla Torlonia Partecipazioni, secondo il giudice, Poma Murialdo lo ha fatto anche firmando il patto parasociale con Igea Banca per il rientro nell’azionariato entro la fine del 2021 tramite una futura emissione di warrant riservati ai vecchi soci. L’impegno di Igea, è l’interpretazione del magistrato, non garantisce i Torlonia in quanto i patti parasociali hanno efficacia meramente obbligatoria tra le parti come singoli e non quali soci, non impedendo quindi a Igea di determinarsi autonomamente al momento del voto in assemblea. Torlonia Partecipazioni ha fatto anche un altro errore: non ha pattuito alcun divieto per Igea al trasferimento del capitale di Banca del Fucino a terzi. L’accordo, anzi, prevede l’ingresso di altri soci nella compagine della banca. Ultimo ma non meno importante fattore che convince il giudice a riconoscere un danno nei confronti di Carlo Torlonia, socio di Torlonia Partecipazioni in rotta con gli altri tre fratelli e il nipote per la vasta eredità del padre, il principe Alessandro morto a fine 2017, è il fatto che, in base all’accordo quadro, quand’anche venisse deliberato l’aumento di capitale riservato a Torlonia Partecipazioni, che si è obbligata a sottoscriverlo come detto per almeno 14 milioni, non vi è alcuna indicazione sulla quota di capitale corrispondente che andrebbe ai soci storici e, quindi, «senza nessuna indicazione e garanzia in ordine ai futuri assetti proprietari ed alla percentuale di partecipazione all’interno della compagine sociale» di Banca del Fucino.

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