POLITICA ANTI DAZI

Per tutelare il vino Ue da Bruxelles flessibilità sui limiti promozionali

L’Unione Europea stanzia 300 milioni all’anno per promuovere il vino. Un terzo del budget viene investito dall’Italia. Ora a causa dei dazi Usa che colpiscono Francia e Spagna il Comitato di gestione ha introdotto nuove misure favorevoli per tutti e cancellati alcuni vincoli penalizzanti

di Giorgio dell'Orefice

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Tutela per il vino Ue

L’Unione Europea stanzia 300 milioni all’anno per promuovere il vino. Un terzo del budget viene investito dall’Italia. Ora a causa dei dazi Usa che colpiscono Francia e Spagna il Comitato di gestione ha introdotto nuove misure favorevoli per tutti e cancellati alcuni vincoli penalizzanti


3' di lettura

Bruxelles definisce una prima rete di protezione anti dazi per il vino europeo. E lo fa senza un budget aggiuntivo ma con una robusta iniezione di flessibilità nelle regole sulla promozione.

Il vino europeo forte dei propri numeri di fatturato e di export, vanta da anni un proprio specifico budget dedicato alla promozione. Una dotazione che per l’intera Ue si aggira attorno ai 300 milioni l’anno con l’Italia a fare la parte del leone con un terzo del budget complessivo: circa 102 milioni (cofinanziamenti che finora potevano arrivare fino al 50% dell'investimento complessivo). Gli altri due player più importanti sono Spagna e Francia. I due paesi che, in particolare sul vino, sono più penalizzati dai dazi Usa. Le tariffe decise dall’amministrazione Trump infatti hanno colpito i vini spagnoli e francesi, ma per il momento sono stati risparmiati spumanti e Champagne e – soprattutto – è stata risparmiata l’Italia.

Le nuove misure Ue quindi sono state richieste a gran voce proprio da Parigi e Madrid, ma ne beneficerà anche Roma. L’ok del Comitato di gestione vini a Bruxelles ha introdotto due importanti novità: da un lato sarà possibile elevare il tetto del cofinanziamento Ue fino al 60% degli investimenti previsti in promozione (Francia e Spagna chiedevano fino al 100%). Ma soprattutto sarà eliminato il vincolo dei 5 anni, vincolo che fu definito con una nota interpretativa della stessa Commissione Ue del gennaio 2018. Un documento col quale veniva chiarito che era possibile investire in promozione su un singolo mercato fino a un massimo di 5 anni dopodiché era obbligatorio modificare il paese target pena la perdita dei fondi Ue.

Tolto il vincolo dei 5 anni ora investimenti a lungo termine
Un passaggio che è anche culturale perché entra nei regolamenti Ue il concetto di “consolidamento dei mercati” mentre in passato l’imperativo era quello della differenziazione degli sbocchi. «Siamo molto soddisfatti – ha commentato il presidente della sezione vino di Alleanza delle cooperative italiane, Luca Rigotti – anche perché ci siamo molto battuti per la cancellazione del vincolo dei 5 anni. L’esperienza infatti ci ha insegnato che per ottenere risultati tangibili con le iniziative di promozione occorrono investimenti più a lungo termine. Ma siamo soddisfatti anche della maggiore flessibilità sul tetto di cofinanziamento e sulle modifiche in corso d’opera dei progetti che sono state semplificate mentre in passato prevedevano un complesso iter burocratico. Ma, soprattutto, di fronte all’offensiva dei dazi siamo il primo settore ad avere già ottenuto da Bruxelles una risposta».

Formaggi e liquori made in Italy ancora penalizzati
E tra i comparti che invece sono in attesa di una risposta c’è quello dei formaggi italiani, settore più esposto (insieme ai liquori made in Italy) e assoggettato a un dazio del 25% sul valore della merce. «Al momento tutto tace, nel senso che non abbiamo segni di risposta da parte Ue – spiegano ad Assolatte - eppure noi siamo il comparto del made in Italy alimentare più esposto e che già sta pagando sulla propria pelle lo scotto dei dazi Usa. Una misura che rischia di penalizzare imprese che negli anni hanno investito risorse in promozione e logistica per presidiare e far crescere il mercato statunitense e che oggi si vedono penalizzate nell’ambito di un dossier, quello Boeing-Airbus nel quale non abbiamo avuto alcun ruolo. A Bruxelles chiediamo l’immediata apertura di un dialogo con la controparte americana e un aiuto per diversificare i mercati di sbocco e rafforzare l’efficienza di filiera. Misure per rafforzare la nostra competitività nel momento in cui subiamo la penalizzazione tariffaria statunitense».

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